ROCK IN IDRO 2006 – Seconda Giornata

ROCK IN IDRO 2006 – Seconda Giornata
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5 ore di sonno mi sono bastate per riprendermi, e la sicurezza di non aver niente da fare in casa mi ha catapultato in macchina alla volta dell’Idroscalo per la seconda giornata di Rock in Idro…morale della favola: alle 10.30 sono già fuori dai cancelli a reintegrare zuccheri e liquidi con una Pepsi, chiedendomi che cazzo ci faccio a quell’ora a gironzolare come un idiota, quando so benissimo che i cancelli aprono ben più tardi e la cassa accrediti addirittura 3 ore dopo.

 

Grazie a dio dopo nemmeno un’ora arriva il Grande Capo Deka, entriamo, sistemiamo il banchetto, e la giornata può iniziare.
Rivedere i vicini banchettisti della Rude Records è sempre un piacere (ciao a Walter e Ilich), piano piano arrivano le facce brutte e morte di sonno dei vari collaboratori/amici di Punkadeka e ora delle 14.35 in punto gli FFDpartono col loro set sul Rocksound stage, breve ma intenso. Partono con un pezzo nuovo, molto pop-punk, stupendo a mio avviso anche se la strofa è un plagio evidente di Roots radicals; davanti a loro c’è già un sacco di gente, e appena attaccano la hit Ragazza dei quartieri alti il pogo esplode inevitabile…grande partecipazione, ragazzine in prima fila in delirio, cori a squarciagola e il tutto si chiude ovviamente con Bivacco. Ottimo inizio di giornata.

Dopo il concerto il Mono inizia a imperversare per tutta l’arena, Devil arriva al banchetto e dopo qualche birretta rinfrescante e il concerto dei A wilhelm scream seguito dal banchetto (il loro hardcore non miattira particolarmente) è tempo di andarsi a vedere Pipi y The Locos: vedere Pipi, dopo l’esperienza negli Ska-P come corista/ballerino, impegnato come cantante principale mi fa molto effetto…sembra strano…invece si dimostra un ottimo cantante con un’ottima presenza scenica.

 Lo ska-core della band non è particolarmente innovativo, ma risulta assai godibile, il pogo nelle prime file è d’obbligo. Sono pronto a scommettere che tutti nel pubblico speravano in qualche cover degli Ska-P, ma dopo una quarantina di minuti Pipi saluta e se ne va, concerto molto divertente comunque.

Intanto al banchetto di Punkadeka, il nostro porto in questo mare in tempesta, inizia il degenero tanto per cambiare…il rum scorre abbondante, adesivi e spillette vengono prelevati a piene mani, sparisce anche qualche cd che non dovrebbe sparire, ma va tutto bene…è tutto nel nome dell’anarchia più totale, tanto fra poco iniziano i Gogol Bordello. Avendo appreso che i Mad Sin non suoneranno non mi si pone più il problema di chi andare a vedere tra le due bands, quindi eccomi pronto sotto il palco dei Gogol. Abbandono le vesti di “giornalista”, entro in quelle di “fan” e come tutti tra le prime file inizio a ballare con Immigrant punk e fino all’ultimo pezzo (una medley al cui interno c’è anche la loro Indestructible) non riesco a stare fermo.

 Eugene Hutz, cantante e chitarrista della band ha un carisma devastante, e la ritmica forsennata dei pezzi non permette di stare fermi; chi conosce le canzoni salta, balla, poga, urla e anche se a metà concerto è fisicamente devastata dalla stanchezza, non riesce proprio a stare ferma. Sally, Start wearing purple, It’s not a crime, Baro foro, Santa Marinella sono la colonna sonora di questo macello pomeridiano sotto il sole rovente, e in mezzo alla polvere dell’Idroscalo si celebra ancora un’altra vittoria di questi nuovi eroi gypsy-punk…appuntamento il 16 novembre per l’Eastpack Antidote Tour in compagnia di Danko Jones.


Data la mia età, dopo aver tanto ballato e saltato, mi merito un po’ di riposo, e se mi devo perdere Toasters e Boysetsfire, peccato…ma ho bisogno di cibo e alcool. I Toasters in realtà li ho seguiti per qualche minuto: poca gente sotto il palco e non grandissima partecipazione…peccato; i Boysetsfire mi dicono che abbiano spaccato, ma mi devo affidare a un giudizio altrui, io me li sono persi, impegnato com’ero a mangiarmi un arancino di riso, unico cibo solido della giornata.

 

 

Dato che tra le altre cose mi salta anche l’intervista con Fletcher dei Pennywise, mi fiondo sul palco principale per seguire i Punkreas mentre scende la sera, e mentre suonano un pensiero mi attraversa la mente: i giovani d’oggi non hanno più voglia di pogare. Solo qualche anno fa un concerto dei Punkreas in una situazione così avrebbe tirato su il finimondo, invece oggi c’è un piccolo accenno di pogo ogni tanto, tanto entusiasmo, per carità, ma poco crowd surfing, poca gente che balla…non so, la band è sempre a pieni giri e per Il vicino e Aca Toro sono raggiunti onstage dai Gogol Bordello, ma il pubblico (come anche in altri concerti sia ieri che oggi) sembra non aver voglia di pogare. Forse che i giovani d’oggi non riescano a farsi trasportare come facevamo noi alla loro età? Indagherò.

Mentre i Punkreas chiudono il loro seto con Canapa, nel retropalco Eugene Hutz porta l’anarchia, e ubriachissimo inizia a farsi frustare dalle Sick Girls (aridatece le Suicide!)…alla fine il dramma esplode: la concomitanza tra Pennywise e Bouncing souls, l’alcool che prende il sopravvento e la stanchezza, mi vedo solo tre pezzi dei Bouncing: Better things, private radio, gone e questo basta per farmi scendere una lacrimuccia di commozione e di tristezza per non essere riuascito ad essere in prima fila ad urlare a squarciagola.

Dopo questo il mio corpo si porta verso il main stage giusto per seguire qualche pezzo dei Pennywise che si producono in un buon numero di cover: la solita Blitzkrieg bop, poi Nervous Breakdown dei Black Flag e Minor Threat…ovvia la chiusura con l’antemica Bro-hymn cantata a pieni polmoni da tutto il pubblico, degna conclusione di due giorni di festival assolutamente fuori di testa.

E così anche per quest’anno l’estate è finita…una volta c’era l’Indipendent Days a suggellare la fine della stagione festivaliera, quest’anno è toccato al Rock in Idro (e vedendo le ultime edizioni dell’Indipendent forse è stato meglio così), che pur con tutti i problemi di cui ho parlato ad inizio recensione, resta comunque una due giorni ormai imperdibile pertutti gli amanti del punk.

Ci vediamo l’anno prossimo. Di sicuro.

Punkadeka.it ringrazia e saluta di cuore tutti coloro che sono venuti a trovarci allo stand!


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