S-CONTRO

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Gli S-contro sono una oi!-core band torinese attiva dal 2001, da pochi mesi è uscito il loro secondo album “Kings of fools” …
…prodotto da Anfibio Records, Il Complotto Autoproduzioni e Malafamilia già recensito su questo sito dalla Zora.

 Dopo tre anni ho deciso di ridare nuovamente un piccolo spazio a questa band perché scrivono bei pezzi, i testi parlano di cose “reali” e vissute in “prima persona” e poi perché io personalmente vedo in loro e poche altre band in Italia quel tipo di attitudine che io ho sempre accostato alla musica punk-hardcore. Buona lettura

 

Torino in questi ultimi anni ha dimezzato la band valide. Voi siete rimasti, perché? Cosa avete da esprimere?

Siamo rimasti perché crediamo ancora in quello per cui suoniamo, abbiamo avuto problemi come tanti altri; però è rimasto vivo in noi lo spirito del divertirsi insieme e di non dire “che se c’è un problema ci sciogliamo”; la presa bene c’è e ci sarà sempre. Credo che i gruppi arrivino a sciogliersi perché raggiungono il limite, perché ognuno ha la sua vita, i suoi cazzi, la famiglia. E lì magari ti fermi, dimenticando forse il motivo per cui hai fatto un gruppo. È successo anche quando è arrivato Fede, io (Steo) sono arrivato ad un punto di stallo nello scrivere canzoni, perché comunque anche se con il resto della band siamo amici e li difenderò per tutta la vita, non rispecchiavano il motivo per cui avevamo messo su un gruppo. Quando è arrivato Fede, anche se non ci conoscevamo, ci siamo incontrati su questioni diciamo politiche e mi ha dato altre energie per portare avanti quello che era il progetto degli Scontro e questo è il motivo per cui andiamo avanti.

 

Sento spesso dire che il punk-hardcore punta più sui contenuti che non nell’apparire. E per questo che prima di fare demo o cd molti gruppi iniziano a produrre una collezione infinita di magliette e altra robetta?

Questi non sono gruppi che noi potremmo rispettare, a codesti gruppi preferisco le band  che puntano a fare per due anni la cover band perché si sente di vivere così il punk, suonando i Ramones, i Damned o i Nabat, e lo fa perché si piglia bene. Il fatto che uno non è nulla e già promuove quello che è il suo logo, vuol dire che con noi non ha nulla a che fare. La sostanza dov’è? Fammi vedere prima quello che sei, e poi fai la maglietta che ti serve anche come ricavo delle spese che fai. Visto che gruppi come noi suonano e vanno in giro per tutta l’Europa per benzina e autostrada. Non stiamo facendo i professionisti, portiamo avanti una passione, tante volte ci andiamo sotto, sicuramente ci farebbe piacere tante volte anche essere trattati un po’ meglio, non che vogliamo dei soldi, ma starci dentro nelle spese, però mai ci sogneremo di vendere una cosa per potere stare meglio nella nostra vita privata. Tante volte il merchandising compensa quello che sono deficit economici visto che nell’ambiente punk la gente non compra più i dischi. Facciamo dischi a 8 euro e la gente non li compra, non siamo così ricchi e quindi a volte il merchandising ti aiuta, però non è quello che ti fa muovere il gruppo, è solo un aiuto.

 

Giorni fa ho avuto uno scambio di opinione con il vicepresidente dell’associazione culturale “Fanzine italiane”. Secondo lui non serve più dividere il materiale cartaceo in Fanzine e Punkzine visto che il movimento contro culturale punk è morto. Siete d’accordo con lui?

No. Il signore non so chi sia, ma non mi interessa quello che ha detto, lo si può dire in mille salse che il punk può essere morto come movimento di tante persone, però se c’è anche una sola persona che ci crede e lo fa con spirito e con cuore nulla è finito. Il punk è morto come concetto di massa, però è vivo nelle persone che tutt’ora in Italia dopo 30 anni vanno in giro a suonare, a rischiare i loro soldi per portare avanti un concetto.

 

 

Spesso le tematiche usate sono sempre le stesse, persino il modo di esporle sembra clonato. Spesso noto una bassa trasparenza e sincerità nei pezzi, senza parlare poi che la coerenza non è mai di serie. Si riferisce anche a questo il testo “Amicizia e Lealtà”?

Amicizia e lealtà è stata influenzata da persone che mi stavano vicine, che dicevano determinate cose, poi però quando le cose sono davvero quelle vere, che è più che la passione che stai vivendo nel concerto del sabato sera, si arriva come concetto dei massimi sistemi che non c’è. E’ lo stesso motivo per cui critico lo skin che fa l’antifascista però poi il suo modo di muoversi è da fascista, se hai un problema lo affronti, se sei in situazioni in cui ti relazioni con dei compagni non ti comporti da squadrista , cambiando solo la bandiera di appartenenza. E dobbiamo dire che poi ci sono tante persone che affermano che i gruppi oi! fanno la solita canzone contro i fascisti, per esempio:  “bisogna andare avanti, siamo nel 2007 e non nell’80 o nel 90” ; chiaro, belle parole, però i fascisti ci sono ancora, gli agguati anche, quindi chi dice andiamo avanti forse è perché ha amici fascisti di vecchia data e vuol far finta che il problema non esista. C’è chi dice che non esiste il problema e chi lo affronta , tutto qua.

 

Oggi siete qui a suonare alla festa di Radio Black out. Cosa rappresenta questa radio?

L’espressione massima di libertà. Io (Fede) sono più giovane, e devo dire che ho conosciuto un sacco di tematiche interessanti con la radio. Crediamo che questa radio negli ultimi anni sia riuscita ad amplificare il concetto di come viviamo la politica noi, dell’antimilitarismo, del non essere commerciali, del viverti la vita con una passione,  esprime i tuoi concetti e la radio su questo è stata vicina a tutti i movimenti.

 

Voi in “Hardcore Punk” parlate di minaccia sociale. Lo pensate veramente? Non trovate che tutto il significato che c’era dietro a questa musica sta lasciando sempre e solo più spazio al fattore musicale?

Ti capisco, penso anch’io che si stia dando troppo spazio solo alla musica, però non è quello che vivo. Infatti quando abbiamo scritto questa canzone abbiamo pensato a quei gruppi che al di là “dell’aspetto del merchandising” , cantano certe cose e le applicano sulla propria pelle. L’ha scritta Fede e so anche il motivo per cui lo ha fatto e devo dire che la canzone sottolinea una situazione che ci porta ad avere rabbia, questo perché è una critica come la maggior parte delle nostre canzoni. E’ una critica a quello che viviamo, nel bene o nel male, critichiamo quello che ci circonda e ti assicuro che scrivere canzoni così vicine a noi è dura perché è facile criticare il sistema, ma criticare persone che dovrebbero essere affini a te è già un po’ più complicato. La cosa che ti lascia spiazzato è che persone che vendono un testo, una parola riscontrano più consensi di chi davvero la vive. Tutto questo non è riferito a noi come gruppo, ma amplificato a livello mondiale.

 

Nel cd da poco uscito c’è anche un live dell’ultimo concerto della Banda Del Rione in terra torinese, più precisamente alla Reggia. Chi ha avuto l’idea di inserirlo?

L’abbiamo fatto sapendo che era l’ultimo concerto della Banda Del Rione, era una questione affettiva visto che io (Steo) all’epoca occupavo e vivevo alla Reggia Occupata ed è stata la prima volta che l’ambiente skin moderno post anni ‘90 scendeva in piazza, nel senso di occupare una casa. Mi sono messo in prima persona, abbiamo occupato; loro han deciso di sciogliersi e mi sembrava figo inserirlo nel cd visto che c’era una scena che gli voleva bene. Per noi sono amici e siccome non  abbiamo nulla da perderci e nulla da guadagnarci abbiamo detto buttiamo dentro la cosa con la speranza di far propagare il loro ultimo live.

 

Parlando del cd, perché un ragazzo dovrebbe spendere 8 euri per comprarlo, quando può scaricare gratis un mp3 che tre giorni dopo dimenticherà di avere?

Perché se vuole leggere i testi e vedere le nostre facce da cazzo compra il cd, anche se a dir la verità queste cose poi le può trovare sempre su internet, ormai ci si può trovare tutto. Il motivo vero è che lo dovrebbe comprare per sostenere la scena, noi una settimana dopo l’uscita del disco lo facciamo già mettere in rete, lo puoi scaricare senza problemi. Però è come uno che non si vuole schierare, davvero ci tieni a questa scena? Allora compralo. Otto euri, se ci pensi bene tre pacchi di sigarette sono più di otto euri

 

In questi giorni non si fa che parlare della reunion dei Sex Pistols e dei biglietti in vendita su e-bay a cifre folli. Tutte queste reunion non stanno togliendo quel poco di credibilità che il punk-hardcore aveva ancora?

Si decisamente. Anche se qualche eccezione qua e là forse c’è.

 

Considerate questa musica un vero mezzo di comunicazione o credete che si limiti ad essere la colonna sonora per quei pochissimi ragazzi che già la pensano come voi? Non vi sembra un circolo chiuso, cantare pezzi impegnati per le solite 20-50 persone (se va bene)

Lo faccio per quelle 50 persone, anche se non credo siano così poche le persone, solo che sono impaurite, scoraggiate e prese male. In realtà la gente che potrebbe dire di identificarsi in testi qualunque di qualche gruppo che ha un po’ di “sostanza” ce n’è. Non è che dobbiamo essere tutti per forza antifascisti però…… Io ho scritto la canzone “Ma che cosa resta” come una cosa davvero personale e gente che era all’inizio limitrofa a noi mi ha fatto capire che c’è più gente che ci ascolta di quanto crediamo.

 

 Il vostro ultimo cd è uscito per Anfibio Records/Il Complotto Autoproduzioni e Malafamilia. Come sono nate queste collaborazioni? E’ il secondo cd su Anfibio, vi trovate molte bene direi…

Cristian dell’Anfibio è di sicuro un amico e poi si è dimostrato interessato al cd. Cristian ci aveva già prodotto un altro disco (America Assassina) e a dirla tutta ci eravamo trovati bene anche per la distribuzione. Poi si son fatti avanti Complotto e Malafamilia, diciamo che tutto è nato dall’amicizia verso questi ragazzi.

 

Sulla enciclopedia Wikipedia c’è scritto che siete pronti a ri-conquistare la scena italiana ed a conquistare quella europea. L’avete scritto voi? Pensate di promuovere molto la vostra band all’estero?

Ho cercato di capire chi era stato a scrivere questa cosa, ma ancora adesso non so bene chi sia stato, so solo che è un ragazzo di Torino , forse autore del Vignettificio, e lo ringraziamo comunque. Però noi non ci poniamo di conquistare nessuno, vogliamo solo gente che si diverte ai concerti e speriamo di farne tanti. Non siamo arroganti, ma sappiamo che ci sono tante persone che apprezzano il nostro modo di fare. Che sia tu, che sia mio fratello o un ragazzo in Ungheria non importa, noi ci troviamo bene e loro si trovano bene con noi. Per concludere direi che tutti i rapporti sono basati sull’amicizia. Non c’è il concetto che vogliamo fare il salto per diventare famosi, i nostri pezzi rimarranno sempre in italiano per farvi capire bene cosa diciamo. Se vogliamo andare in America ci sciogliamo e creiamo un altro gruppo, o magari ci andiamo con gli S-contro, ma cantando sempre in italiano.

 

Siamo verso la fine. Il progetto S-contro è al suo sesto anno. Qual è il ricordo, l’esperienza più positiva e qual è quella più negativa che avete incontrato in quest’avventura.

La cosa più positiva e che siamo ancora qua. Abbiamo avuto molti problemi, alcuni dei quali difficili, ma non ci siamo sciolti perché volevamo andare oltre, siamo ancora in questo posto e vogliamo spaccare il culo. Solo la gente che si vuole mettere in dubbio, che crea un gruppo può capire i problemi che si possono avere e vivere, è come una coppia. Ti fidanzi, vai d’accordo 2-3 mesi però poi le differenze salgono e per noi è stato uguale. Però la nostra voglia è che gli S-contro continuino e in questi 6 anni credo che la band ha lasciato il segno. Crediamo che siamo un gruppo che le persone vogliono sentire perché abbiamo qualcosa da dire.

 

Siamo veramente alle fine adesso. Lancia un messaggio ai lettori e ringrazia chi vuoi.

Grazie al cazzo. A tutti quelli che se la vivono come la viviamo noi e soprattutto a quelli che sostengono la scena e non suonano in un gruppo. Io sinceramente non so se non suonassi in una band se seguirei tutti i concerti che seguo, poi magari si, però sinceramente non lo so. Chi supporta al di là di suonare in un gruppo è quello che porta avanti tutto,  dico che c’è tanta gente che lo fa, penso a uno come Mastello per esempio, non suona più, ma continua ad esserci, te non suoni e tanti altri. A tutti quelli che sono affezionati, a quello che è la scena e a quello che può offrire. Invece chi suona e si fa vedere proprio solo quando suona e poi dice “voglio la gente ai miei concerti” e quando ci sono i concerti degli altri, che siano amici o no, non si fa mai vedere e afferma che la scena è morta” se ne deve andare affanculo e sono in tanti anche qui a Torino.

 


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