SEX PISTOLS

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La domanda cruciale è sempre quella: cosa è punk e cosa non lo è? Io però ancora non l’ho capito…

SEX PISTOLS – Carling Brixton Academy Londra 9 novembre 2007

 

…e speravo che coloro i quali hanno messo su tutto il baraccone, ovvero i Sex Pistols, sapessero la risposta.
Si, ma come chiederglielo? Semplice, ad un loro concerto! Già… ma i nostri non ne fanno uno dal 2002. Ma una bella giornata di settembre scopro che Guitar Hero III arriva provvidenzialmente a “costringere” la band ad intraprendere delle brevi “Holidays in the Sun”, cinque date a Londra alla Brixton Academy e poi singoli appuntamenti a Manchester e Glasgow. Decido allora che, se il destino vorrà che riesca ad accaparrarmi due biglietti, andrò alla ricerca della Verità. Il destino è stato benevolo per cui mi trovo venerdì 9 novembre al di fuori della Brixton Academy per avere le mie risposte.


Iniziamo col dire che per un appassionato di musica un posto così è il Paradiso: concerti di ogni genere ogni sera, un’organizzazione impeccabile ed una location perfetta, con un impianto audio devastante e la possibilità di vedere bene ovunque ci si trovi. Io personalmente sono in galleria, in mezzo a quelli che dovrebbero essere i meno esagitati tra i presenti. Mi accomodo sulle poltrone -si, poltrone, con tanto di velluto- e mi gusto una birra e i The Thirst, un quartetto di Brixton che sembra una copia sotto anfetamina dei Bloc Party, e potrà pure suonar male ma la loro discreta figura se la sono fatta.


Ora, secondo voi è “punk” chiamare per un intermezzo, durato poi quasi un’oretta, tra due gruppi decisamente rock un dj -membro del collettivo “Scratch Perverts”- che mischia jungle, techno, elettronica e metal? Beh, a giudicare dal fastidio provocato nella gente decisamente si. Non volano oggetti solo perché siamo in terra d’Albione e la security è vagamente minacciosa, ma il mio vicino di posto -un irreprensibile dipendente di banca con moglie al seguito- avrebbe volentieri gettato un lampione sul palco. Io invece, in preda ad una strana euforia, un po’ mi faccio contagiare dal rumore… e quasi non mi accorgo del tempo che passa.
Poi, tutto d’un tratto, il dj si defila ed inizia “There’s Always Been an England”, la gente inizia ad alzarsi in piedi e vediamo che li sotto il pogo si prepara… lo sfondo si apre ed arrivano quattro tizi sulla cinquantina, il più schizzato dei quali prende in mano il microfono e ci da il benvenuto alla sua maniera, iniziando con “Pretty Vacant”. D’ora in avanti si dovrebbe dividere la recensione in due, quella oggettiva e quella “col cuore”, io le metto di seguito, ognuno scelga quella che preferisce:
OGGETTIVA: non male la botta! Il volume è assurdo ma la band sul palco suona, eccome. Forse come mai ha fatto, ne nella brevissima carriera “ufficiale” ne nella reunion di vent’anni dopo. Perché se su Matlock, pecora bianca del gruppo, c’era ben poco da temere, ben altri pensieri potevano dare Jones e Cook. Precisi, seguono quel gigione di Rotten senza problemi e si gettano a rotta di collo su ogni singolo brano. Brani che, guarda un po’, non sono altro che tutto il loro unico “vero” album e le cover “di rito”. Certo è che il Marcio, anche se con cinquant’anni e una discreta pancetta, è un frontman come pochi. Salta, si dimena, distrugge gli stracci con cui è fasciato e, essendo di buon umore, infila offese e sagacità tra un pezzo e l’altro. Un’ora e dieci minuti, con due bis, ed il sipario cala. A chi non c’era può sembrare poco, ai presenti è sembrata un’estasi lunghissima.


COL CUORE: non capisco più niente, ho i Pistols a quindici metri da me che suonano!!! Mi sgolo ad intonare i brani che tutti conosciamo, e per poco quasi non mi commuovo. Mi trattengo solo perché, cazzo, ai Pistols non ci si può commuovere! E poi cazzo come tirano questi Pistols, il concerto sarebbe stato bello a prescindere, ma vederli in forma e contenti di star su quel palco fa davvero piacere. Ogni brano, riconosciuto com’è ovvio fin dal riff iniziale, è un tuffo al cuore, e faccio fatica a reggere soprattutto “Holidays in the Sun, “EMI” e “Anarchy in the UK”. Proprio con questa penso che il tutto sia concluso, ed invece i quattro escono e mi tirano a mo di calcio in bocca una “Bodies” devastante, quasi per far capire che sarà stata anche una truffa la loro, ma era davvero ben congegnata.


A concerto finito io, che ormai volteggio inebetito a pochi centimetri da terra, ho solo il tempo di notare la celerità del guardaroba (in 30 secondi netti ho zaino e giacca… provateci voi in Italie!) e la rapidità col quale si svuota la Academy. Poi tutti quanti a scambiarsi le impressioni sul concerto direttamente nella metro -che qui è aperta anche di notte- e ho giusto una mezz’oretta per assaporare il lato positivo del vivere in una metropoli globale com’è Londra prima che lo shuttle mi porti all’aeroporto, perché che viaggio punk sarebbe se non passassi almeno quattro ore a dormire su una panchina?
Ma, per tornare all’inizio, che cosa è cambiato? Non ho spille nelle guance, i capelli son sempre quei pochi che erano prima e nemmeno il colore è cambiato. Mi ascolto almeno una volta al giorno “There’s Always Be an England”, che è una canzone abbastanza destrorsa, e i dubbi sono rimasti quelli di prima. Nemmeno loro sono riusciti a spiegarmi cosa è punk e cosa no. Non ho proprio imparato niente… ma che concerto!

PS il sito di John (ora di nuovo Lydon) ieri recitava uno speranzoso “arrivederci all’anno prossimo”… e se non ci andate non avete proprio scuse!

 


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