SICK OF IT ALL: Ancora pochi giorni per vincere i biglietti!

SICK OF IT ALL: Ancora pochi giorni per vincere i biglietti!
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SICK OF IT ALL: Ancora pochi giorni per vincere i biglietti!

Punkadeka.it in collaborazione con Hub music factory mette in palio i biglietti per assistere gratuitamente ai live dei SICK OF IT ALL, il 7 Marzo al Legend di Milano, l’8 al The Cage theatre di Livorno, clicca su http://www.punkadeka.it/sick-of-it-all-vinci-biglietti-le-due-date-italiane/ per partecipare!

I Sick Of It All sono una vera e propria istituzione, oltre che una delle delle band più longeve a portare orgogliosamente avanti la bandiera del New York Hardcore.
Duro lavoro, cuore e dedizione caratterizzano la filosofia del gruppo: per loro l’hardcore non è semplice musica o immagine ma un vero e proprio modo di vivere.

I Sick Of It All non hanno certo bisogno di presentazioni: sono i maggiori rappresentanti nel mondo di quel genere che i più conoscono come New York Hardcore. La band comincia la propria carriera nel 1985 suonando la domenica pomeriggio al CBGB, storico locale della città, condividendo il palco con band di ogni tipo e diventando da subito un punto di riferimento per la scena hardcore di New York. Nonostante l’epoca portasse al successo brani più commerciali e di facile ascolto, come Offspring e Rancid, i Sick Of It All riescono a catturare le attenzioni della major EastWest Records, insieme alla quale pubblicano “Scratch The Surface”, album ancora oggi seminale per la scena hardcore mondiale.

Il successo dei Sick Of It All è dovuto alla semplicità dei messaggi contenuti nei propri testi, dove sincerità è parola d’ordine e gli ideali trasmessi sono insegnamenti nei quali i fan provenienti da ogni parte del globo si identificano:
“Ci sono sempre state band che scrivono consapevolmente testi vuoti e insignificanti che riescono a conquistare persone stupide e superficiali o testi divertenti che piacciono agli ignoranti ” – dice Armand Majidi provocatoriamente. “Se sembra che siamo uno dei pochi gruppi che continuano a scrivere brani impegnati e ad indignarsi contro la deprimente “big picture” mondiale, vuol dire che la musica che ci circonda ha smesso da tempo di essere rivoluzionaria”


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