SICK OF IT ALL: Life on the Ropes

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SICK OF IT ALL: Life on the Ropes

Diciamoci la verità: come si fa a voler male ai Sick of It All? Quando hannoiniziato ad incendiare i palchi molti di noi erano ancora alle elementari,hanno tirato su una scena hardcore che ancora oggi detta legge ed anchenella loro fase sotto major non hanno mai tradito la causa che hannosposato, logico quindi che accostarsi a questo nome incuta se non timorequantomeno rispetto.

Anche oggi, accasati felicemente presso la Fat Wreck,la band dei fratelli (terribili) Koeller non ha perso lo smalto che licaratterizza, e con questo “Life on the Ropes” lo dimostra appieno.
Gliingredienti sono sempre quelli: un hardcore robusto ma con un’improntamelodica, una voce potente con liriche incazzate ed intelligenti unita aduna chitarra tagliente più che mai, una serie di inni da cantare asquarciagola e brani come cazzotti in pieno volto, insomma quello che li haresi quella macchina da guerra che potete ammirare ad ogni loro concerto.

Registrato “in casa” -a Brooklyn- in compagnia di Dean Baltolonis il discosuona bene e di impatto, con l’ospite John Joseph (ex frontman dei Cro-Mags)che rende “Paper Tiger (fakin’ the punk)” uno dei pezzi migliori dell’albumassieme a quella “For Now” che scommettiamo non mancherà in ogni futurolive, e con la sorpresa del potente strumentale “Shit Sandwich” che ricordavagamente il chitarrismo di Tom Morello. Una ricetta ben cucinata, a cuiaggiungerei le belle illustrazioni di Michael Pappa, che non è certo nuovama che sa comunque prendere alla gola.
C’era forse da dubitarne?


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