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STRUNG OUT: Exile in Oblivion

STRUNG OUT: Exile in Oblivion
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STRUNG OUT: Exile in Oblivion

Ecco ritornare sulla scena una delle miglior band del panorama punk mondiale. A circa due anni di distanza da “American Paradox”, che aveva riscattato la poco convincente prova di “The element of sonic defiance”, e ad un anno dallo spettacolare “Live in a dive” che ci aveva lasciato una band in ottima forma eccoli regalarci un ennesimo capitolo di ottimo hardcore / punk con questo “Exile in oblivion”.

Non nascondo la mia grande stima per questa band che si è sempre contraddistinta per un sound personale e all’epoca “originale”. Da un pò di tempo a questa parte circola negli ambienti musicali con più insistenza la parola “metalcore”, usata spesso anche in modo improprio, per parlare di un filone musicale che vede in nomi come Thrice, Boysetsfire o Death By Stereo i portavoce principali. Premesso che codesta definizione a me poco piace perchè dice tutto e niente allo stesso tempo, se proprio vogliamo vedere dei capostipiti di questo genere io metterei proprio gli Strung Out che per primi unirono un sound prettamente punk / hardcore a potenti chitarre metal progressive nello splendido “Twisted by design” in cui crearono il manifesto della propria musica.

Questo album nonostante sia l’ideale prosecuzione di “American Paradox” si contraddistingue per vari motivi dai precedenti album. Dal punto di vista musicale il sound rimane sempre fedele alla linea però ad esempio il batterista (Jordan Burns insieme a Josh Freeze secondo me è uno dei migliori batteristi della scena) offre soluzioni differenti e tendenti verso una linea più melodica e ricercata rispetto alal furia diretta ed incontrollata dei tempi di “Suburban teenage wasteland blues” o “Another day in paradise”.

Gli Strung Out hanno sempre avuto una certa predilezione per testi sociali e “politici” affrontando queste tematiche però sempre senza scendere in attacchi diretti ma lasciando che sia l’ascoltatore a leggere tra le righe e capire i destinatari dei loro attacchi. In questo album però vediamo all’opera una band più cupa e tetra. I testi sono più introspettivi e sembra che siano contraddistinti da un male di vivere che affligge Jason e questo si riflette anche nella musica in cui sembra sempre che ci sia qualcosa che frena la loro furia. Si nota una componente dark e oscura che percorre tutte le quattordici canzoni, un malessere esistenziale che si fonda ad una musica che varia dalla irruenza inarrestabile ad uno stato di ipnosi mistica in un vortice di magia nera che avvolge il nostro mondo e si impossessa del suo respiro vitale.

Voto : 8 + ( …e non sapete ancora cosa vi aspetta dal vivo! Un must per gli amanti del live. )

Tracklist
01.Analog 02.Blueprint Of The Fall 03.Katatonia 04.Her Name In Blood 05.Angeldust 06.Lucifermotorcade 07.Vampires 08.No Voice Of Mine 09.Anna Lee 10.Never Speak Again 11.Skeletondanse 12.Scarlet 13.Swan Dive 14.The Misanthropic Principle


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