SUN EATS HOURS: The last ones

SUN EATS HOURS: The last ones
A cura di   |     |  
 Scrivi un commento!
SUN EATS HOURS: The last ones

I Sun eats hours, non mi stancherò mai di dirlo, sono una delle migliori realtà della scena Punk italiana. Si sono guadagnati il loro posto al sole grazie a una grande passione e tanta fatica. Il successo che li vede protagonisti è pienamente meritato e noi di Punkadeka.it siamo orgogliosi di aver sempre creduto in questi ragazzi che dalla sperduta provincia vicentina sono ora pronti a conquistare il mondo intero con la loro musica e sincerità.

“The Last Ones” è il titolo della loro ultima fatica discografica. I Suneatshours per incidere questo album si sono presi il tempo che gli serviva fregandosene di leggi di mercato che impongono l’onnipresenza sulla scena e un disco bello pronto sugli scaffali ogni due anni. La sincerità e onestà con i loro fan è secondo me la loro miglior caratteristica, oltre ovviamente a saperci dannatamente fare con gli strumenti in mano.

Per registrare quest’album i Suneatshours sono andati, come spesso gli capita di fare, controcorrente. In Italia ormai è invalso l’uso di andare a registrare sempre nello stesso studio (West Link) che seppur sia ottimo sforna prodotti che suonano sempre allo stesso modo. L’omologazione e il conformarsi a dei cliché, proprio le cose per cui il Punk è nato e ed ha sempre combattuto contro, sono diventati oggigiorno dei modelli. E’ triste dirlo ma è cosi.

I Suneathours hanno sempre creduto nel “Do It Yourself” e anche questa volta hanno fatto tutto per conto loro affidandosi a persone di fiducia che credevano in loro senza andare a scomodare celebri produttori, ingegnieri del suono o mandare il disco a mixare in America come succede sempre più spesso. Non hanno voluto che qualcuno trasformasse il proprio lavoro in qualcosa che non gli apparteneva e di questo gliene va dato merito.

Ormai non sono più i ragazzi di provincia che con appeso il poster di “Smash” in camera provavano in un garage sognando un giorno di suonare in giro per il mondo. Ora questi sogni sono diventati realtà ma non per questo hanno perso la loro umiltà e passione. Quando erano agli inizi della loro, seppur ancora giovane, carriera tutti gli accusavano di essere la versione italiana degli Offspring. Questo è ormai un mero ricordo.

“The Last Ones” è un album che dimostra tutta la maturità artistica dei Suneatshours, maturità conquistata con sudore e fatica sul “campo di battaglia”, il palco. A loro non è mai importato di suonare davanti 10 mila o semplicemente 10 persone, quando salivano sul palco sapevano che in qualsiasi caso dovevano dare il massimo e cosi facendo hanno imparato dai loro sacrifici che nulla in vita è gratis e che se volevano la stima e l’affetto del pubblico dovevano guadagnarsela. E ci sono riusciti.

Questo album racchiude in se anni di sforzi, di gioie, di viaggi in furgone, di cocenti delusioni, di notti sul pavimento di casa di qualcuno solo perché suonare è qualcosa più grande di loro che gli spingeva ad andare avanti e a non mollare il loro sogno.

Nel recensire questo album mi trovo per certi versi in imbarazzo. I latini dicevano “De gustibus non disputandum est” e, loro che sicuramente erano più saggi del sottoscritto, probabilmente avevano ragione. Questa volta però ci troviamo davanti ad un prodotto artistico di cosi elevata qualità che possiamo parlare di un qualcosa di veramente oggettivo. Qui non centrano gusti o preferenze musicali, potete dire o criticare quello che volete qui sotto (come d’altronde so che farete) ma so che sapete in cuor vostro che questo album è quanto di meglio sia stato prodotto dalla scena punk italiana negli ultimi 10 anni.

Potenza, melodia, energia, passione, umiltà e sincerità: questo è quanto troverete in “The Last Ones”. Sia da un punto di vista musicale che da quello dei testi la band è cresciuta. Il songwriting ha visto un netto miglioramento che non vede i testi scadere nei 3/4 temi soliti che popolano i testi della maggior parte delle band. Vi sono canzoni come “My prayer” o “Letters to Lucilio” che ognuno può sentire sue nel profondo del cuore. Prendiamo una canzone come “Sucker” con ironia riescono a parlare di problemi seri della nostra società che pone tutto sull’immagine e mai sulla sostanza. Con introspezione e sincerità scavano nei loro cuori e ci regalano quattordici pezzi che non trovo miglior definizione di “Punk”.

Menzione a parte va fatta per “Endless desire” primo singolo estratto da “The Last Ones” un pezzo con un ritmo e una melodia travolgenti che sono sicuro diventerà presto una grande hit.

Come diceva il grande semiotico Algirdas Greimas “senso e valori si generano dagli opposti”. Vediamo come la traccia numero 12 “Cracked circle” sia la canzone più potente e tecnica della storia dei Seh seguita alla numero 13 dalla toccante “My prayer” la canzone più melodica e profonda di tutti i loro album.

Si dice solitamente che le “B-sides”, definizione originariamente nata per definire le canzoni che si trovavano sul lato B delle musicassette, siano il più delle volte qualitativamente inferiori. I Suneathours smentiscono decisamente questa teoria. Nel lato “B” del cd propongono canzoni come “Letters to Lucilio”, “Dull Minds” o la già citata “Cracked Circle” che non hanno nulla da invidiare alle canzoni che le hanno succedute, anzi. Se tutto ciò non bastasse come conclusione all’album mettono “The day I die” che a mio modesto parere è la migliore canzone mai scritta dai Suneatshours.

Magari in questo album ci si poteva aspettare un pizzico di sano melodic hc in più ma questo significherebbe proprio andare a cercare il pelo nell’uovo. Un ottimo album in cui i Suneatshours dimostrano tutta la loro personalità, distaccandosi dai cliché che vanno tanto di moda oggi andandosi ad imporre come una delle migliori band della scena internazionale. Purtroppo sappiamo tutti che se sulla copertina vi fosse il logo Epitaph o Fat Wreck la gente griderebbe al capolavoro e gli verrebbero tributati i giusti meriti ma so che questo non scoraggerà questi ragazzi ma che invece gli darà uno stimolo ancora più forte ad andare avanti per la loro strada.

Voto: 9 – (E’ proprio vero: Italians do it better!)
Tracklist:
1 – Now, again2 – Prophet3 – The Last ones4 – The level5 – July 27th6 – 2047 – Endless Desir8 – Dull minds9 – Letters to lucilio10 – Enigma11 – Cracked circle12 – My prayr13 – The day I die


Cosa ne pensi?   ...Scrivi il tuo commento!

Per scrivere un commento puoi:
effettuare il Login o registrarti
 
o compila i seguenti campi: