The Butchers punkrock come back to Italy

The Butchers punkrock come back to Italy
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Decollati da Milano, direzione New York, la band varesotta si è esibita per una decina di giorni in un tour internazionale, che li ha visti esportare la scena underground italiana niente di meno che nella culla del punkrock, suonando la loro musica nei locali statunitensi più disparati! Di sicuro una gran bella esperienza da ripetere (ci assicurano), ma riviviamo, con questo vero e proprio diario di bordo (scritto direttamente da uno degli interpreti di questa entusiasmante tournee, Ruggero Delcuratolo della Professional Punkers), ciò che i 4 punk rockers hanno vissuto di persona in quel di New York.
Giorno 1
Si parte da Milano a New York con alla batteria Alberto Lazzarotto (prima batteria dei Butchers) perche’ sfortunatamente il nostro batterista attuale Victor Vujovic, non riesce ad avere il passaporto. Si arriva a JFK a New York alle 20:00 e dopo 3 ore di fila per il controllo passaporto i Butchers mettono il loro primo piede sul suolo americano. Arrivati all’appartamento iniziano le prime bestemmie, in quanto l’agenzia che ci aveva procurato l’appartamento aveva omesso i dettagli su come accedere all’appartamento. Su 16 appartamenti dovevamo scoprire quale era il nostro e come fare per entrare visto che il codice d’ingresso dato non funzionava. Beh era solo la una di notte e pioveva ed eravamo in viaggio da parecchie ore, un’ottimo modo per iniziare un tour che si è poi dimostrato essere spettacolare. Si fa un giro di appartamenti con il timore di prendersi una mitragliata dagli occupanti e se ne trova uno aperto, entriamo e scopriamo che c’era un tizio che ci dormiva gia’ dentro. Verso la 1.45 di notte riusciamo a contattare qualcuno che ci dice di andare all’appartamento C3 e che la porta era gia’ aperta. Un appartamento per 5 persone dove a stento entravano le valigie, ma a noi sta piu’ che bene pur di avere un tetto per la notte.
P.S non avevamo le chiavi per chiuderci dentro. Si lasciano le valigie ma la voglia di scoprire New York è tanta, quindi io (Ruggero), Buccia e Eddy decidiamo di fare una prima passeggiata per New York e si arriva a piedi fino all’Empire State Building, schivando gruppi di topi modificati geneticamente stile Tartarughe Ninja, si scopre che l’Empire aveva chiuso le visite da pochi minuti erano le 2.20 circa. Torniamo in albergo e si dorme fin quando si puo’.
Giorno 2
Il giorno dopo si passa la giornata a scoprire New York e i vari Hot Dogghini di cui Eddy va pazzo. Si passa dal Guitar Center di Union Square per indagare su come noleggiare gli strumenti musicali, ci si fa un’idea del prezzo e si rimanda la questione strumenti. Contattiamo il nostro amico Spike Polite dei Sewage che guarda caso la sera faceva da DJ Punk Oi al Clockwork Orange di China Town e si arriva al club. Ci accoglie con tanto amore, come un amico che non vedi da tempo e finalmente arriva l’ora di ricongiungersi. Si mettono su dei pezzi di storia del punk rock dalla console, e si trasmette il video di “Io E Te” dei Butchers sugli schermi del Clockwork Orange dove ha collaborato anche Spike. Conosciamo velocemente John Gabriele il nuovo bassista di Spike, che poi diventera’ successivamente un punto di riferimento per i ButchersJohn Gabriele porta Buccia e Eddy a casa di un suo amico che vive nella zona Punk di New York che ribattezzeranno Pinguino e diventera’ un punto di riferimento per il Buccia e Eddy. Piu’ tardi arriva anche la moglie di Spike, Annette che sfoggia in tutto il suo splendore punk rock una mantella nera con tanto di cappuccio, si passa la serata tra amici e Spike ci comunica che purtroppo il Festival di Halloween a Long Island era stato interamente cancellato dall’organizzatore. Beh poco male visto che con un paio di telefonate si riesce ad avere una data al Tompkins Square Park all’aperto dove si commemorano gli scontri tra squatters e polizia. Quindi la domenica ci si prospetta una doppia data, pomeriggio al Tompkins Square Park e sera all’Otto’s Shrunken HeadAnnette ci porta a casa in macchina, grazie Annette!
Giorno 3
Giorno di prove per i Butchers e Spike Polite, si noleggia uno studio a Long Island City, The Astoria Soundworks.
Si prova per circa 1 ora e tutto va liscio nonostante Alberto non suonasse la batteria con i Butchers da parecchi anni.
Arriva il momento delle prove di Spike e arriva il leggendario Billy Tello (nuovo batterista di Spike). Entra Billy Tello in sala, non guarda in faccia a nessuno, si siede alla batteria e la guarda come se avesse intenzione di distruggerla insieme a tutti i presenti nella stanza. Un mito… si siede, si fa prestare le nostre bacchette, che noi gli cediamo senza indugio ahahah, altrimenti mazzate! Dice, dai cazzo suoniamo, e partono le prove. Spike in forma come sempre, Billy Tello una sorpresa, è una macchina da guerra alla batteria, in fatti nel giro di 15 minuti spacca le bacchette, due piatti e un rullo. Ci chiede se gli prestiamo un’altro paio di bacchette, e come dire di no a Billy Tello!!?? John non suonava il basso dal 1985 e comunque riusciva a tener testa. Spike si prende una pausa, Billy Tello mi chiama con l’unica parola italiana che conosceva, “Hey Vafangulo, vieni qua”, mi mostra la sua carta di identita’ per dimostrare le sue origini italiane. Da oggi ogni singolo componente dei Butchers verra’ chiamato “Vafangulo” da BillyTello: “Hey Vafangulo come here, Hey vafangulo I need a new plate, hey vafangulo I need drumsticks” ahahha. A fine prove si salta sulla macchina di Spike, si lascia Billy Tello stremato dal sonno in un parcheggio di Taxi, dove normalmente dorme, e si prosegue verso Manhattan. Da oggi Billy Tello diventa ufficialmente l’idolo dei Butchers, John Gabriele un punto di riferimento e Annette e Spike un pezzo di cuore. Si passa a prendere Jodie, la ragazza di John, e si prosegue verso una Steak House di Chelsea nel Meat Packing District, dove ci si ferma a mangiare con John, Jodie e i Butchers. Io ho la febbre e vengo ribattezzato Tutankhamon o anche dispensore di malaria e germi.
Giorno 4
Secondo giorno di prove per i Butchers e Spike, si affitta una sala prova a Times Square “Funkhadelic” e si prova fino allo sfinimento. Billy Tello rompe un altro paio di cose e a fine prove ci si incontra con John Gabriele che ci invita a bere in un bar di Times Square, il Rudy. Da Rudy ci si mangia un paio di Hot Dogghini e si bevono un paio di caraffe di birre e John ci racconta brevemente le sue esperienze passate da cameramen per alcune produzioni importanti tra cui: Indipendence Day, Man in Black e vari video musicali. Ci mostra alcuni dei suoi lavori su PC e si parla di progetti futuri molto interessanti che per ora teniamo top secret. Si va a casa, si mettono su dei pezzi di Jena Favero, che si cantera’ per tutto il viaggio fino allo sfinimento, e ci si chiede come avrebbe reagito il popolo americano se Jena avesse cantato “Blowjob“. Beh sicuramente bomba!! Ma non dimentichiamoci che oggi e’ Halloween e che siamo a New York, ricordo solo che siamo andati alla sfilata c’era musica tunz tunz e mostri per tutte le strade di New York, tutto il resto, boh avro’ dimenticato. Ci vedevo doppio dalla febbre.
Giorno 5
Finalmente si suona, siamo carichi!! per evitare problemi di backline, Spike ci presta le sue chitarre Jacksons edizione Randy Rhoads, John ci presta il suo basso e ci si procura un set di piatti e rullo in prestito da Guitar Center a Times Square. Voliamo verso il Tompkins Square Park dove troviamo John Gabriele alle prese con il montaggio del palco (eh si, John fa anche questo!!) Ci facciamo un giro del parco e troviamo gruppi di punk rockers degli anni 70, squatters e senza tetto che dormivano intorno all’area dove veniva allestito il palco. Tompkins Square Park si congiunge a St Mark Pl la via del Punk Rock New Yorkese, qui è dove si svolsero i Riot tra squatters e polizia.
Come da racconto di Annette Moccaldi che ha vissuto quegli anni, era possibile avere un posto per dormire con un dollaro e i punk rockers e senza tetto potevano vivere insieme in armonia fin quando non decisero di costruire un negozio di abiti GAP, e da li’ partirono gli scontri. Poco dopo Giuliani ripuli’ la citta’ nel bene e nel male. Un po’ riduttivo come sommario, ma rende l’idea. Arriva il momento di salire sul palco, noi siamo in apertura e dopo di noi suonano gli Undead la band di Bobby Steele dei Misfits, c’e’ molta gente intorno al palco, di tutte le etnie e ceti sociali. John Gabriele ci fa un’introduzione sul palco e a sorpresa di tutti, i Butchers partono con un punk rock cantato in lingua italiana, che cosa bizzarra da fare a New York e pure la novita’ viene presa molto bene. Si parte con la canzone “Da Che Parte” e gia’ dai primi accordi vediamo ammassi di gente dirigersi verso il centro di Tompkins Square Park per curiosita’ o semplicemente per vedere una cosa per loro nuova. In un attimo il fronte palco è pieno di squatters, senza tetto e punk rockers che pogano fronte palco, piu’ due o tre fotografi e reporter che si mostravano molto interessati. I Butchers spaccano per l’intero set e la genta è presa molto bene. Si fa l’ultimo pezzo “Io e Te” con Spike Polite come guest alla voce e finisce il primo live dei Butchers a New York. Scendiamo dal palco e vediamo gente venire verso di noi per chiederci chi siamo, come si chiama la band, dove suoneremo e farci i complimenti.
Tra quelli c’erano senza tetto e old punk rockers, una ragazza che da lontano stava dando da mangiare a dei senza tetto, viene da noi per dirci che ci sentiva da lontano e che non sentiva del punk rock cosi’ da molti anni. Passiamo la giornata nel parco in attesa del prossimo live che si terra’ a pochi metri da Tompkins Square. Sulle panchine si conosce parecchia gente di tutte le etnie e ceti sociali, da notare il senza tetto che si tira giu’ i pantaloni e ci fa vedere come si fa l’elicottero con il pisello. Poco dopo lo speaker narra la storia del Tompkins Square Park, dicendo “Siamo al Tompkins Square Park dove… ” viene interrotto da un senza tetto che urla “No man, we are in Italy motherfucker!! We have the Butchers”. Conosciamo Jesse Camp, una star di MTV degli anni 90, di cui Spike fu il chitarrista.
A fine concerto partiamo a piedi con la backline e Spike verso l’Otto’s Shrunken Head, locale a dir poco accogliente e spettacolare. E’ un Tiki bar in stile Hawaiano dove si suona rock’n’roll e punk rock. Ad accoglierci c’e’ Frank Wood il nostro padrino italiano di New York che ci ha procurato due date del tour, con un giornale dove ci mostra subito un’articolo che annuncia le date dei Butchers a New York. Cosa dire di Frak Wood, è un mito! Stare con lui sembra essere all’interno di un film con Al Pacino e Robert De Niro, ci racconta la storia della sua vita e della sua famiglia italiana. Non vorremmo mai smettere di assimilare e imparare piu’ cose possibili da quello che aveva da raccontare, una miniera di esperienze di vita. Ci sentiamo subito a casa, una grande famiglia italiana a New York. Con nostra grande sorpresa notiamo che la gente che ci aveva visto al Tompkins Square Park, era in parte venuta a vederci anche all’Otto’s Shrunken Head. Accade una cosa surreale, si appostano davanti al locale gruppi di senza tetto venuti a posta a vedere i Butchers ai quali viene negato l’ingresso nel locale. Non tanto per i soldi ma per evitare casini, cosa che ben presto accade all’esterno del locale. Il buttafuori del locale trattiene all’esterno i senza tetto venuti per i Butchers, nonstante Bucciarelli Luca fa il possibile per convincere il tipo a farli entrare nel locale. Ma non c’e’ verso! Dopo un po’ vanno via e dimenticano parte delle loro buste vicino all’ingresso del locale. Chi è riuscito ad entrare potra’ rivedere i Butchers dal vivo. Frank Wood ci chiede i nomi dei componenti della band, perche’ a differenza nostra loro hanno l’usanza di presentare la band prima del live. Frank parla del programma della giornata e delle giornate successive e presenta i Butchers, terminando il suo discorso con “… in Hell!!!!” con una voce da oltretomba. Parte il live, la gente è presa bene come al parco, si poga, si balla, John ci da una mano con le riprese e Spike sale sul palco a fine live per “Io e Te“.
Giorno 6
Ci si becca con delle tipe Russe che ci han conosciuto al live del parco, sono a New York in vacanza per visitare locali e luoghi punk rock, mi stupisce che sappiano piu’ loro del punk rock di tanti organizzatori di eventi punk in Italia.
Dopo lunghe camminate, ci perdiamo in giro per New York, cosa molto difficile se non impossibile e si scorge un bar di periferia dove siamo diretti perche’ disidratati e assetati di birra. Non appena si arriva di fronte alla vetrina, si scopre che c’e’ un quadro di Patti Smith in vetrina disegnato da Jesse Mosher, sara’ coincidenza che colui che ha fatto 3 tour in europa con noi, poi lo ritroviamo in un bar di periferia di New York? Sara’ il destino che ci accomuna. Pensiamo che se ci fosse stato Jesse con noi, sarebbe molto piu’ bello, peccato che sia in Francia ad operarsi. Si salutano le russe che vanno a mangiare sushi e noi si va a mangiare un hamburger, si va a casa a recuperare una chitarra da portare a Spike a Washington Heights e ci si da appuntamento con le tipe per dopo. Si va al Manitoba, il bar di Manitoba dei The Dictators nella zona punk e poi a casa.
Giorno 7 (Martedì)
Giorno di pausa da tutto – Paura e Delirio a New York – Forse siamo andati a quel che resta del CBGB e fatto qualche foto con il murales di Joey Ramone.
Giorno 8 
Giorno di pausa da tutto – Paura e Delirio a New York
Giorno 9 
Si passa la giornata in ansia, perche’ mancano due ampli chitarra e un ampli basso, si fa un giro di telefonate e come sempre il nostro John Gabriele forse riesce ad aiutarci e a trovare un ampli per il basso. Spike invece portera’ un ampli chitarra e la band Rouge Didis probabilmente portera’ un combo, ci sentiamo risollevati per un attimo ma sempre con il dubbio che potrebbe mancare qualcosa. Si passa la giornata a Chinatown con Eddy e Buccia, e si va a trovare un’amica italiana in un negozio di tatuaggi dove Eddy si procura un paio di magliette, la giornata passa in fretta, si va alla ricerca disperata di due cavi chitarra da 18 piedi e ci si imbatte in un negozio di chitarre disegnate dal proprietario e da Mark Knopfeller , wow che belle, ma che prezzi ehehhe!!! La giornata vola, si torna a casa per un piatto di farfalle al sugo e si vola diretti a Brooklyn per l’ultimo live dei The Butchers a NY. All’insegna del cardiopalma, Spike arriva circa 10 minuti prima del live dei Butchers e ci porta l’ampli chitarra e una seconda chitarra di cui avevamo bisogno per suonare. Wow, siamo risollevati… anche perche le Primadonna Reeds ci presteranno l’ampli basso. Arriva anche John Gabriele e il nostro amico di avventure Pablo Diaz, che fu il bassista di Spike nel loro tour Italiano. Si buttan giu’ un paio di Whiskey con Pablo che ci mostra la sua ultima Harley Davidson e si salta sul palco. Come sempre ad attenderci il mitico Frank Wood che introduce i Butchers in gran stile, del tipo che stareste ad ascoltarlo per ore senza nemmeno sentire il bisogno di vedere il concerto. Anche questa volta la risposta del pubblico è ottima, Pablo Diaz sale sul palco per fare i cori di “Pupi”, Spike presta la voce in “Io e Te” e un paio di tizi saltano sul palco in un tentativo di stage diving che finisce perennemente con la faccia a terra. Un tizio Ispanico che ci vede per la prima volta ci dice di non sapere che avevamo gia’ fatto altri due live, altrimenti sarebbe venuto a vederli tutti. Soddisfatti e stupiti del risultato è il momento di Spike. Si cede il palco al mio idolo di sempre del Punk Rock New Yorkese che apre le danze con “Punk Rock Party” a mia sorpresa, visto che non era prevista ed è la mia canzone preferita di Spike. Si va avanti con la serata, ci ricordiamo un po’ tutti poco di come è finita, ricordo che Annette non sopportava molto bene il fatto che la scena punk rock si stesse dissolvendo in favore degli hipsters. A detta di Annette, gli abbiamo ricordato i bei tempi in cui il punk rock era di casa, e quindi tanta nostalgia!
Si saluta Spike, che ci porta in auto fin sotto casa.
Giorno 10 (Ultimo giorno)
E’ tempo di riconsegnare gli strumenti che avevamo noleggiato al Guitar Center di Times Square, avevamo il timore di distruggere e dover pagare qualcosa, e tutto sommato è andata bene su quel fronte. I piatti e il rullo erano ancora riconsegnabili. Valigie alla mano, si lascia l’appartamento di Chelsea e si vola in metro verso l’aereoporto sicuri che New York e i nostri amici rimarranno sempre nel cuore.
Link Video Live at Grand Victory Brooklyn: https://youtu.be/A6RhUjRLE-I
Pics By Ruggero Delcuratolo – www.professionalpunkers.com


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