VIRUS: CONTAMIN-AZIONE PUNK A MILANO Anni 70: La crisi Italiana

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Dopo l’introduzione e il primo capitolo sulle origini del punk Inglese, proseguiamo con la prima parte della ricostruzione della situazione sociale e politica in Italia alla fine degli anni ’70, la cui conoscenza è essenziale per capire le trasformazioni e la peculiarità del punk italiano rispetto a quello inglese, nato appunto in quel particolare contesto storico.

Capitolo Secondo (Parte prima)

Le elezioni italiane del giugno del 1976 riconfermarono la Democrazia Cristiana come primo partito del paese, deludendo così il “popolo della sinistra”, che si aspettava un crollo della DC, travolta dalle lotte sociali e dagli scandali.

L’unica forza rilevante della sinistra si rivela il Partito Comunista, mentre le altre formazioni più estremiste (DP e Radicali) ottengono un risultato negativo anche in questo turno elettorale.

Questo aprì la strada ad una difficile crisi politica che prevedeva, come unica soluzione, la collaborazione tra la DC e il PCI che insieme avevano raccolto più del 70% dei voti.

Il risultato finale sarà un governo monocolore democristiano guidato da Andreotti, l’uomo del centro-destra, sorretto dall’astensione di tutti gli altri partiti (tra cui il PCI).

Il voto sembra quindi premiare la soluzione del “compromesso storico” portata avanti da Berlinguer dal 1973, riprendendo il disegno politico di Togliatti.

Questa strategia politica presupponeva l’impossibilità per il PCI di formare un governo di sinistra senza suscitare spinte golpiste e vedeva come unica possibilità di governare il paese, quella di una collaborazione con il partito dei cattolici al governo.

 Questa scelta del partito e la conseguente svolta verso un riformismo sempre più blando, provocò un enorme trauma nella sinistra, soprattutto nella nuova generazione.

I giovani che si riconoscevano nell’ideologia comunista o che comunque si definivano “di sinistra”, si sentirono traditi dal partito che abbandonava la linea di lotta e opposizione al potere e, se non appoggiava, almeno accettava l’ennesimo governo democristiano.

L’esito deludente delle elezioni accelera il processo di crisi già in atto nei gruppi e nelle varie organizzazioni della sinistra extraparlamentare.

Queste erano nate dopo l’insurrezione del ’68, vista la necessità di organizzare le varie correnti della nuova sinistra intorno a programmi e azioni concrete, per cercare di stabilire un po’ di ordine nel caos delle diverse idee e tendenze dell’universo comunista.

Lotta continua, nata dall’incontro dei vari spezzoni del movimento studentesco del ’68, attraversa una profonda crisi dovuta alle lacerazioni interne tra i gruppi delle femministe e quelli degli operai.

Anche il PDUP e AO (Avanguardia operaia) attraversano un periodo di fratture e scissioni che porteranno ad una nuova formazione politica, Democrazia proletaria (DP).

Di fronte al fallimento dell’ipotesi sia parlamentare che extraparlamentare, l’esplosione di soggettività nei vari movimenti produrrà un corto circuito che porterà alla crisi irreversibile della figura del “militante rivoluzionario” e dei “partitini” cui faceva riferimento.

Contemporaneamente si attuerà una profonda spaccatura tra il PCI e i giovani militanti nella sinistra e nelle varie organizzazioni extraparlamentari, fino alla totale rottura nel ’77.

Il ’77 fu un anno chiave nella storia italiana.

E’ l’anno del movimento, delle occupazioni delle università, della morte delle organizzazioni extraparlamentari, degli scontri in piazza, dell’aumento delle misure repressive. 

E’ un anno tragico e comunque fondamentale per comprendere la nascita delle culture giovanili che seguiranno e si svilupperanno in Italia negli anni ’80.

E’ proprio in quell’anno che la profonda crisi d’identità politica dei giovani di sinistra, sommata al drammatico peggioramento delle condizioni di vita e all’aumento della disoccupazione soprattutto giovanile, provocherà un’ondata di contestazione violenta nelle principali città italiane.


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