WHALES’ ISLAND: Not a dream but never the end

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WHALES’ ISLAND: Not a dream but never the end
Che bella sorpresa questi WHALES’ ISLAND…sì davvero una bella sorpresa…
Può darsi che non abbiate mai nemmeno sentito parlare di questa giovane band palermitana ma è arrivato il momento di annotarsi questo nome. Spero ne sentirete parlare ancora per molto.
Per ora ringraziate Indelirium Records che gli ha dato fiducia…
Attitudine hardcore (che non guasta mai), sfumature indie, ondate rock alla Foo FIghters (con le giuste e debite proporzioni).
Ottima musica in definitiva, scritta e suonata con il cuore.
La band a cui più mi viene facile accostarli sono i Polar Bear Club, proprio per quel modo “diverso” di ri-interpretare un genere (emo-core anni 90? post-punk?) battuto ormai da tempo e per la voce di Turi che alterna parti più pulite a passaggi ruvidi e graffianti.
“We are alone” è un brano riuscito. Un giusto apripista. Tumultuoso nel suo crescere.
“I can walk again” è californiana al punto giusto, chitarre in primo piano (e tutt’altro che scontate), melodia accademicamente strutturata (doppie voci incluse).Uno dei migliori epidosi dell’intero disco. 
“Identity” è un brano vero, da playlist. Inizio con basso pulsante, un bel break melodico e poi via senza troppi fronzoli. “Didication! Civilization! Humanity!”…
In “Time Flies” emerge il background hardcore della band, chitarre elettrizzanti, cori corposi in sottofondo.
Il piglio è quello giusto (come mostra anche la personale ed efficace “Values”), manca giusto qualche ritornello più incisivo, di quelli che ti rimangono in testa e che ti fanno ricordare una band più di un’altra. Si può fare anche senza essere forzatamente radiofonici…presente gli Smoke or Fire…più o meno quella la direzione…
Insieme ai milanesi Detroit ed ai vicentini Argetti (che me li ricordano un pochino nel brano “Grate and intense year”) mostrano la parte più moderna e progressista di una scena punk-rock (quella italiana) spesso troppa legata a canoni prestabiliti.
Voto: 7/10


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