“…Dentro di me penso subito “deridevo tanto questa free-press e invece parlano di una delle mie band preferite, complimenti”. Questo pensiero sarà durato l’arco di un nano, o forse micro, secondo. Alzo gli occhi e leggo il titolo “Le calde notti dell’Isola 46” e l’occhiello “Bande di rumorosi ragazzi tengono svegli i residenti…”

Al centro della pagina in bella vista vi è una foto di una band che adoro: gli AFI.
Dentro di me penso subito “deridevo tanto questa free-press e invece parlano di una delle mie band preferite, complimenti”. Questo pensiero sarà durato l’arco di un nano, o forse micro, secondo. Alzo gli occhi e leggo il titolo “Le calde notti dell’Isola 46” e l’occhiello “Bande di rumorosi ragazzi tengono svegli i residenti”. Beh, mi dico, forse la foto sarà dell’articolo accanto e quindi leggo il titolo “Piccoli teppisti crescono nell’indifferenza a Ostia”. O mio Dio, non mi sono sbagliato: hanno preso gli AFI proprio per dei teppisti! Leggo rapidamente gli articoli e non si fa altro che parlare di ragazzi rumorosi, simil-delinquenti e pure vandali (che non guasta mai). Capisco bene che se una giornalista scrive su giornali come “La Bacheca” molto probabilmente è perché non ha trovato un posto in un giornale che si meriti questo titolo, però santo cielo ci ritroviamo sempre alla solita fiera dei luoghi comuni.
Ho avuto il piacere 5 o 6 anni fa di parlare con gli AFI poco prima del concerto degli Offspring a Roma e devo dire che ho trovato dei ragazzi squisiti, molto alla mano e disponibili, sicuramente non dei teppisti come dovrebbero essere per questo articolo. E’ pratica consueta per le testate giornalistiche prendere foto di repertorio per i propri articoli ma sinceramente dubito che gli AFI in persona siano venuti a Casal Palocco (per intenderci è il quartiere di Roma dove vivono tutti i Vip) o ad Ostia per fare la loro photo-session. Trovo terribilmente fastidioso come ogni volta che si voglia rappresentare il giovane delinquente di turno si usi sempre una foto di un “punk” o di quello che la gente pensa tale. Convivo con questo pregiudizio da anni ma non per questo la cosa mi rende meno irritato/irritabile a riguardo.
Ovviamente noi di Punkadeka.it siamo pronti a ricevere e pubblicare qualsiasi comunicazione da parte della suddetta testata qualora volesse illuminarci e darci delucidazioni su questi splendidi articoli che vedono i nostri beniamini in primo piano.

Le origini degli AFI (acronimo di A Fire Inside) risalgono ai tempi del liceo, quando nei primi anni 90 a Ukiah, California Davey Havok (cantante) e Carson (batterista) decidono di fondare un gruppo e dedicare la propria vita alla musica. Il loro primo disco Very Proud of Ya esce nel 1996 su Nitro Records: il pathos e l’aggressività della musica diventa presto la matrice riconoscibile del grande successo che la band ha tra i teenager. Totalmente devota alla vita on the road la band intraprende lunghi tour mondiali (ben 7 anni ininterrotti). In 10 anni di scorribande lo stile degli AFI si è evoluto in un hardcore più melodico, che presta più attenzione a ritornelli accattivanti e che si lascia influenzare da atmosfere malinconiche. La DreamWorks Records li ha voluti nella sua scuderia e quest’anno è uscito l’album di debutto su major: Sing the Sorrow. Prodotto da Butch Vig (batterista dei Garbage e già produttore di Smashing Pumpkins e Nirvana) Sing the Sorrow è il coronamento di un’esperienza discografica articolata e complessa. E’ il loro quinto LP ed è il culmine dell’evoluzione musicale della band americana che ha arricchito, con questo lavoro, il suo suono con elementi di ambient ed elettronica.




