ANTI-FLAG: 20/20 Vision

La “solita” band, il “solito” disco. E va benissimo così!

Il 17 gennaio, per chi se lo fosse perso, è uscito il dodicesimo album in studio degli Anti-Flag: “20/20 Vision”, a poco più di due anni dal precedente “American Fall”.  

Undici pezzi, durata complessiva di una mezz’oretta, testi politicamente espliciti, come da sempre ci hanno abituato i quattro di Pittsburgh (in questo caso il bersaglio principale è Trump, se non si fosse capito dalla copertina). Ritmiche classiche del punk che tanto ci piace, riff orecchiabili e d’impatto, melodie accattivanti e tutte da urlare, che potremmo definire ormai un vero e proprio marchio di fabbrica della band.

Il disco mi è piaciuto molto, lo dico subito. Certo non aspettatevi di sentire qualcosa come “Die for your government”: le ritmiche più “hardcore” (passatemi il termine, amanti dell’hardcore) sono quasi completamente abbandonate, ma credo che sia frutto di un processo di crescita costante ascoltabile album dopo album e mi sembra sia una bella evoluzione compositiva e di sound che ha dato loro un’ identità precisa.

Ma torniamo a 20/20 Vision. Il disco si apre alla grande con “Hate conquers all”, decisamente la mia preferita dell’album, che chiarisce subito le intenzioni della band: brano diretto e coinvolgente, che mette addosso una gran voglia di urlare a squarciagola sin dalla prima nota. Si procede con It Went Off Like A Bomb”, che ha il compito arduo di mantenere alta l’intensità dopo un inizio pazzesco e che centra in pieno il suo obiettivo. Si passa poi a “20/20 Vision”, title track più sbarazzina e dalle sonorità decisamente più pop-punk, ma che mantiene nella lirica e nella voce di Chris#2 l’anima dei pezzi precedenti. Si prosegue con un quartetto di canzoni che ci portano nel vivo del disco: “Christian Nationalist” (brano che anticipò l’album a novembre), “Don’t Let The Bastards Get You Down”, “Unbreakable” e “The Disease”, pezzi forti, diretti e rabbiosi, ma allo stesso tempo caratterizzati anche da melodie e ritornelli orecchiabili. Non a caso tre di queste quattro sono state scelte come singoli. Siamo arrivati alla traccia n°8 i seguenti due brani sembrano capitare veramente a fagiuolo: “A Nation Sleeps”, la canzone che più riporta alle ritmiche dei primi album (ve l’avevo detto che non era sparito del tutto) e “You Make Me Sick”, pezzo dalla forte anima punk, di protesta e sfogo senza filtri (indovinate verso chi). Questo è l’ultimo botto prima di un finale che abbassa decisamente la “dinamica” dell’album, come a informarci che la tempesta e il fragore dei brani precedenti si stanno quietando (a livello di sound, non certo di temi). Ci spostiamo quindi in altri “lidi”, con il pezzo acustico di rigetto del sogno americano, “Un-American” e il brano “Resistance Frequencies”, dal sound vagamente Ska (o non lo so, comunque ci sono le trombe), che ci accompagna molto gradevolmente verso l’uscita. Il finale punta quasi il dito verso l’ascoltatore, invitandolo a riflettere e agire: “Who’s gonna stop the bomb?/ Are you gonna watch it fall?/ Or are you gonna heed the call?/  Carried out on resistance frequencies”.

In generale, “20/20 Vision” è proprio un bell’album, con rabbia ed energia da vendere e temi attuali e forti, espressi con sound e melodie ben studiate e che funzionano. 

Certo, c’è chi potrebbe additarlo come “il solito disco politico” della “solita band punk”. Parere rispettabile ovviamente, ma ho sempre apprezzato questa accoppiata, dove il potere della musica si unisce a tematiche importanti, e senz’altro gli Anti-Flag sono uno dei migliori esempi di entrambe le espressioni. Più di venti anni di carriera, un album nuovo quasi ogni due anni, mesi e mesi di tour mondiali, passando dai club (vedasi live spettacolare all’ HT Factory del 14/1) ai grandi palchi dei festival più prestigiosi. Senza “peli sulla lingua”, attivi e palesemente schierati politicamente e ideologicamente, hanno sempre trasmesso queste idee nelle loro canzoni; credono veramente in quello che dicono e nella musica che usano per dirlo e questo si sente nei dischi e si tocca con mano ai concerti. 

Insomma, da loro ci si aspetta questo e lo sanno fare molto, molto bene, come pochi altri!

Scritto da: Jack (welcome on board!)

Tracklist:

  1. Hate Conquers All
    2. It Went Off Like A Bomb
    3. 20/20 Vision
    4. Christian Nationalist
    5. Don’t Let The Bastards Get You Down
    6. Unbreakable
    7. The Disease
    8. A Nation Sleeps
    9. You Make Me Sick
    10. Un-American
    11. Resistance Frequencies
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