Punkadeka festival 2026- MXPX

AUREVOIR SÒFIA: da Cinisello allo Sziget, raccontiamo l’hardcore di “SCUOLA SÒFIA”

Oggi su Punkadeka ci spostiamo alle porte di Milano Nord per conoscere più da vicino gli Aurevoir Sòfia, una delle realtà sicuramente tra le più interessanti emerse dalla scena underground degli ultimi anni, soprattutto se vogliamo parlare di “nuovo” hardcore e sperimentazione.

Attivi dal 2018, i Sòfia hanno saputo costruirsi un’identità e un sound personale e riconoscibile, muovendosi tra hardcore, emo e punk e un’attitudine da underdogs che ha molto più da raccontare di quello che potreste pensare. Carattere e performance live devastanti gli hanno permesso di crescere molto sul palco, e dopo festival come Low-L Fest o opening per gruppi come Angel Du$t, sono arrivati fino al palco dello Sziget Festival (grazie al contest vinto su Rockit, di cui potete leggere qui), togliendosi nel frattempo diverse altre soddisfazioni.

Foto di Andrea Rivadossi

Il loro ultimo album SCUOLA SÒFIA è uscito il 21 novembre 2025, con 9 tracce prodotte da Kick & Snare, ricordando che “non c’è crescita senza rischio” e mettendo in campo la voglia sia di sperimentare che consolidare la loro presenza nella scena. Su SCUOLA SÒFIA:

“Spesso ci si dimentica che il punk hardcore nasce come un genere di rottura per uscire fuori dagli schemi, anche se poi purtroppo finisce sempre ad essere codificato e soggetto a gatekeeping e chi osa sperimentare si ritrova a dover passare attraverso il tritacarne del mondo dei social. Per fortuna c’è ancora gente che fa spallucce e continua ad osare andando avanti senza guardare in faccia a nessuno. Aurevoir Sofia con il loro secondo lavoro prendono la materia iniziale emo post hardcore del loro esordio e la lavorano a loro piacimento, mescolando l’urgenza del punk hardcore ad una sperimentazione sonora e soprattutto lirica, con l’uso di tre lingue che si mischiano senza una logica apparente ma che hanno un senso quando applicate alle trame sonore di questo album. C’è rabbia, c’è urgenza, c’è vulnerabilità, c’è malinconia, c’è voglia di mettersi in gioco fregandosene delle regole imposte dal genere. Un coraggio che può sembrare un azzardo ma che infine premia e lascia porte aperte a future evoluzioni sonore.”

– A cura di Michael I8theocean

Arriviamo ora a fare quattro chiacchiere direttamente con loro.

Ciao ragazzi! Finalmente il giusto spazio-tempo anche qui su Punkadeka. Personalmente vi seguo da anni e sono felice di farmi questa chiacchierata con voi.
Per chi vi scopre oggi, chi sono gli Aurevoir Sòfia e quando nascono? Ma soprattutto, le informazioni importanti prima di tutto: da dove vengono?!

I Sòfia sono Luca Monna Robi Fede e Michi, nascono nell’anno perfetto per iniziare a fare musica live ovvero il 2019, pre-pandemia. Diciamo che veniamo da Cinisello ma la realtà è un po’ più complicata di così. Veniamo comunque dalla provincia all’ombra di Milano dove sembra che nulla possa accadere.

Il vostro sound, così come la vostra identità, mi è sempre sembrato piuttosto maturo e consapevole. Siete un mix di tante cose: alternative (qualsiasi cosa significhi), hardcore, punk, pop – di certo non è facile mettervi un’etichetta e francamente non penso nemmeno serva. Come nasce il vostro sound e come si è definito nel tempo? Particolari influenze?

Ci abbiamo sbattuto la testa più volte sulla questione del nostro suono, non è stato facile orientarsi per cercare di fare qualcosa di veramente nostro, senza riferimenti chiari. L’unica cosa che ci interessava era continuare a sperimentare, fare ciò che ci piace e seguire il suono così come esce quando ci troviamo in sala. Abbiamo avuto tutti influenze e background diverse e quello che esce alla fine è un mix di punk, emo e hardcore, ma sempre contaminato.

Dalla cura che traspare da elementi come la comunicazione sui social e le copertine degli album, con anche le opere del vostro bassista Michele Strammiello, mi sembra che esista un filo conduttore che unisce la vostra musica e la componente artistica. È così? Quanto conta per voi costruire anche un’identità visiva che vi rispecchi come band e quanto, in generale, pensate sia importante oggi?

Se me l’avessi chiesto qualche anno fa ti avrei detto che la musica ormai è più immagine che suono: cover canvas reel ecc delle varie piattaforme non accompagnano solo le canzoni ma spesso arrivano prima e ti invitano o ti allontanano dall’ascolto. Oggi penso che siamo talmente tanto sommersi da musica a ripetizione e dai relativi visual (circa 100k canzoni caricate al giorno sulle piattaforme) che forse il lato visivo è ormai talmente effimero che quello che conta sono solo gli hook, cercare di attirare l’attenzione in ogni modo possibile.

Per quanto riguarda noi, cerchiamo solo di essere il più coerente possibile con noi stessi e di fare, come sempre, qualcosa di davvero nostro. Per questo non ci abbiamo pensato due volte a chiedere a Michi di lavorare alle cover e lui ci ha messo il suo stile, così come ognuno di noi porta il suo stile nei sòfia senza compromessi. Con la cover dell’album abbiamo scelto di fare qualcosa che fosse totalmente diverso da quello che si vede oggi: nessuna foto, nessun volto, niente di digitale, solo un vero e proprio quadro realizzato da Michi. È qualcosa che a primo impatto destabilizza perché non ti permette di orientare lo sguardo e forse in questo senso ci rappresenta.

Cover dei tre singoli “Cadillac 2”, “Anything” e “Comunque lo stesso” di Michele Strammiello 

A proposito di non volervi inquadrare, vi riferite spesso a un rapporto, diciamo, ambivalente con quella che chiamiamo “scena”. La percezione è che siate un po’ cani sciolti, voi contro il mondo, come se ci fossero delle dinamiche (e relative contraddizioni) da cui volete prendere le distanze. Senza lamentarsi troppo, ma senza tirarsi mai indietro dall’esprimere il proprio pensiero, trasformate questo sentimento in una forza positiva all’interno della vostra musica. Ho visto bene? Cosa ne pensate e come vi collocate in questo universo di band so called punk?

Si forse è proprio così, siamo grati a tutte le persone che contribuiscono alla musica underground locale, e tutti noi che continuiamo a farlo lo facciamo perché crediamo in questa cultura. Per anni abbiamo organizzato concerti punk rock tra mille sbatti chiamando non solo nostri amici ma anche band di cui apprezzavamo le idee e il coraggio.

Più che prendere le distanze, quello che cerchiamo di fare è solo “allargare” il concetto di scena, per non tenerla ancorata a canoni stilistici/musicali immobili nel tempo. Noi cerchiamo di assorbire tutte le contaminazioni possibili e da un lato ci piace provare a dimostrare alla “nostra scena” cosa si può fare di diverso o di nuovo, dall’altro cerchiamo di aprirci a contesti distanti da noi per portare il concetto di hardcore in luoghi dove sembriamo fuori posto.

L’anno che è passato è stato sicuramente pieno di soddisfazioni, rispecchia anche ciò che siete riusciti a costruire negli anni, indubbiamente grazie alle vostre prestazioni mostruose live. Avete vinto il contest di Rockit, suonato in festival importanti come lo Sziget e molto altro. Onestamente, com’è andata e cosa vi siete portati a casa in questo ultimo anno?

Onestamente, non andremo mai più fino in Ungheria in furgone – quella è stata una scelta molto sbagliata, anche se ha contribuito a rendere l’esperienza indimenticabile.

Vedersi riconoscere tutti questi anni di sacrifici è stato emozionante e il tour ci ha fatto capire molte dinamiche dei contesti musicali professionali a cui non ci eravamo mai avvicinati. La cosa belle sono state tante: prima di tutto, nessuna situazione ci ha spaventato. Anche i palchi più mostruosi come a Macerata o Cagliari li abbiamo affrontati restando sempre noi stessi, che poi è la nostra idea di fare musica: dare sempre tutto noi stessi davanti a 5 persone o a 5000. Spesso diciamo che un live deve essere come una rapina: veloce, e devi pensare che potrebbe essere l’ultimo. E poi tutte le relazioni che abbiamo stretto con le persone – quello è stato il vero valore aggiunto di tutta questa esperienza. Sziget poi è un mondo a parte. Mai avrei pensato che saremmo finiti a suonare al festival più importante d’Europa e tantomeno che sotto al palco ci sarebbero state persone ad ascoltarci.

Credits: Simo Cabrio

Cosa dobbiamo aspettarci a breve dai Sòfia?
Il 2025 è stato un anno di fuoco, tra tour, uscita del disco e promo. Quest’anno vogliamo solo suonare Scuola Sòfia ovunque il più possibile. Non ci piace l’idea della musica usa e getta per gli algoritmi, anche se continuiamo a scrivere perché è parte del nostro modo di suonare e stare insieme, quest’anno penso sia giusto dedicarlo solo al disco e a modi per dargli luce. E per questo ti ringrazio anche per questa intervista.

2 domande lampo per chiudere:

Nei testi spesso alternate frasi in italiano, inglese, francese. Perché questo trilinguismo nei pezzi? Personalmente, apprezzo tantissimo il risultato.

Risposta breve: perché non lo fa nessuno. Risposta lunga: è complicato ma fa sempre parte del modo di portare tutto noi stessi e di sperimentare. Io sono cresciuto con mia nonna che è in parte francese quindi il francese ha sempre fatto parte della mia infanzia, mentre l’inglese è la lingua che pensavamo fosse l’unica strada per fare questo tipo di musica. Col tempo abbiamo sempre più smesso di imitare e siamo diventati sempre più noi stessi. Questo è il risultato.

Tirare sempre in mezzo Cinisello: identità o gag?

Onestamente: entrambe. Quando suoniamo spesso abbiamo 30 minuti per cercare di entrare nella testa di chi ci ascolta e ripetere chi siamo e da dove veniamo è un modo per farci ricordare. Ma in realtà ostentare che veniamo da Cinisello per noi significa tanto, e Cinisello rappresenta in realtà qualunque realtà di provincia. Vuol dire non arrendersi alle grandi città che divorano le province, dove sembra che nulla possa accadere ma dove in realtà si coltiva un senso di rivalsa che è benzina per un progetto come il nostro. è dire che tutto ciò che facciamo ce lo siamo guadagnato senza sconti. Ed è sottolineare la nostra scelta di fare punk nella patria della trap, che la voglia di rivalsa non è solo rap e culto della microcriminalità, ma è anche passione e sacrifici per guardarsi indietro tra qualche anno e dire che, nonostante tutto, quello che ci rimane è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Chiudiamo con le prossime date dei Sòfia: potete trovarli già questo weekend al MAD ONE SPRING BREAK, domenica 7 giugno al birrificio Mad One di Casalmaggiore (CR), via beduschi 45.
In apertura anche a 21 PILOTS e WET LEG il 28 giugno a La Prima Estate Festival a Parco BussolaDomani – Lido di Camaiore (LU).

SCUOLA SOFIA è FUORI ORA! Segui su InstagramSpotify Bandcamp e tutte le principali piattaforme.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Rimani aggiornato con tutte le news direttamente nella tua inbox!

Iscriviti alla newsletter, inserisci la tua email:

Iscrivendoti accetti il trattamento dei dati (D.L.196/03) NO SPAM! Potrai disiscriverti in qualisasi momento.

Previous Article

Power Pop x Hardcore Made in Italy, il ritorno dei FELDSPAR: guarda il video di ‘Good Kids’

Next Article

SPECTRE: Twisted Views

Spotify Playlist
Potrebbe interessarti..
I PROSSIMI CONCERTI
Total
0
Share

Cosa aspetti?

Rimani aggiornato con tutte le news di Punkadeka.it direttamente nella tua inbox!

Inserisci la tua email


Iscrivendoti accetti il trattamento dei dati (D.L.196/03)
NO SPAM!
Potrai disiscriverti in qualisasi momento.