Punkadeka 20 anni di DIY ...il libro

Bay Fest…. Dalla A alla Z e i video!

A come AFFLUENZA : E’ sicuramente uno dei dati più rilevanti che registriamo nella quinta edizione del Bay Fest. Se il sold out nella giornata con gli Offspring headliner era abbastanza prevedibile, una notevole affluenza la si registra anche nei due giorni precedenti. D’altra parte Nofx e Ska-p sono seguitissimi in Italia, e l’intero cast del festival non era da meno, e quindi anche se non abbiamo cifre esatte alla mano, a occhio possiamo dire che si è quasi sfiorato il sold out anche nelle giornate del 12 e 13. Ma, quello che ci piace sottolineare ed evidenziare di questa tre giorni è stata la partecipazione già molto nutrita fin dal primo pomeriggio: se il primo giorno infatti, in tanti erano giunti presto per lo show dei Masked Intruder, il secondo è stato Joey Cape con il suo show in acustico a radunare una gran folla sotto il palco in spiaggia già alle 4 del pomeriggio nonostante il sole cocente. Un risultato più che eccellente.

B come BENVENUTO: Siamo in Romagna, terra che ha fatto dell’accoglienza il suo punto di forza. Siamo ad Agosto, e quella del 12 è la giornata più calda di tutta l’estate, ma il benvenuto che ricevono i Punkers accorsi dall’Italia e dall’estero non è poi così caloroso come ci si potrebbe aspettare. L’atmosfera alle 3 del pomeriggio sotto il palco del Beky Bay è fredda e distaccata, mancano le attività di beerpong, twister e via dicendo che lo scorso anno avevano regalato divertimento e socializzazione. Ad attenderci, invece, troviamo una fila lunghissima causata dal poco personale disposto per le operazioni di ingresso (assegnazione braccialetti e controllo zaini). Ma poco importa… Il ricco cast di band basterà e avanzerà per farci dimenticare tutto ciò…  O forse no???

C come CIBO : Per molti è stato uno dei punti deboli di questo festival, e non gli si può dare torto: prezzi alti, qualità molto discutibile (la pizza era congelata e le patatine sapevano di cipolla) e soprattutto poca varietà (peccato non essersi affidati agli innumerevoli food truck che imperversano per la penisola). A questo va aggiunto, poi, l’assurdo divieto di poter introdurre cibo dall’esterno, e se comprendiamo il divieto a introdurre bottiglie di vetro, se abbiamo imparato a dire no ai tappi per le bottigliette di plastica, davvero resta incomprensibile il divieto e soprattutto i controlli esasperati per evitare di far entrare panini e merendine dall’esterno. Divieto che diventa ancor più assurdo quando non riesce a fermarsi nemmeno davanti ad intolleranze e allergie.

D come DAVE HAUSE : A lui e Mike Noegraf il compito di fare da uscieri a questa edizione del Bay Fest. Perso il cantautore francese per motivi di lavoro, sarà proprio la voce di Dave (leader dei ormai defunti Loved Ones) ad accoglierci al festival. Fresco di pubblicazione del suo quarto album (Kick), Dave miscela il punk rock del suo passato con un pizzico di country rock, riuscendo a farci emozionare ancora una volta sulle note di “Jane”.

E come ECOLOGIA : Negli ultimi tempi l’attenzione per l’ambiente si è fatto sempre maggiore: riduzione dei prodotti monouso come la plastica e raccolta differenzia dovrebbero essere tra i punti principali da mettere a programma nella realizzazione di un festival, ma purtroppo non è così. A dimostrarlo le scene che ci lasciamo dietro con bidoni straripanti già al pomeriggio e un manto di plastica a coprire tavoli e gran parte del parco. Se da un lato van fatti i complimenti agli operatori ecologici che nel giro di una notte hanno completamente ripulito l’intera area di ogni genere di rifiuto, siamo a chiederci se e quando saranno adottate politiche per sensibilizzare il pubblico a una maggiore attenzione allo spreco, dando possibilità di partecipare in prima persona con la semplice operazione del bicchiere reso, ma soprattutto fornendo eco-bicchieri (riutilizzabili e riciclabili) come già si inizia a intravedere in giro per l’Europa. Che dire, noi ci crediamo, in un approccio più eco-friendly per la prossima edizione.

F come FRANK TURNER & THE SLEEPING SOULS : Si presentano sul palco in camicia bianca e pantaloni neri e subito viene da chiedersi cosa c’entrino in un contesto di un festival punk rock in riva al mare. In realtà Frank Turner e soci con i loro testi di chiara matrice sociale potrebbero essere i più punk di tutta la giornata, se non fosse per le melodie un po’ troppo pop-folk. Personalmente dopo il terzo pezzo non ne potevo più, e al quarto ero già in fondo al mixer a bere e chiacchierare, ma son gusti, perché li sotto il palco sono stati davvero in tanti ad apprezzare il cantautorato della band inglese molto seguita in particolar modo dal pubblico femminile.

G come GOOD RIDDANECE : Insieme ai Nofx salgono sul gradino più alto del podio come miglior band del festival. Forti di un nuovo album uscito qualche settimana fa (Thoughts and Prayers), i Good Riddance ritornano sul palco della riviera portando quell’entusiasmo e quell’adrenalina che si respirava negli anni 90’. Li trovo addirittura più carichi e più in forma rispetto allo show di una settimana prima al PRH. Con una scaletta mozzafiato che parte forte con “Last Believer” e “Letters Home”, ma che va a pescare anche pezzi freschi come “Our Great divide” e “Darkest Days”. Un mix con in mezzo “Edmund Pettus Bridge”, “Think of Me”, “Salt”, “Boxing day” e tante altre songs danno vita sotto la pioggia a un pogo continuo alternato da circle pit senza sosta, nel quale per chissà quale assurda avventura ci finisce anche lo stand della Monster alla faccia di tutti i controlli per la sicurezza a proibire selfie stick e aste varie. Top Top Top la chiusura con “Yesterday’s Headlines” e “Weight of the World”.

H come HEADLINERS & COHEADLINERS : Nofx, Ska-p, Offspring, tutti insieme all’interno di un unico festival non si vedono facilmente. Una line up composta da tre grandi nomi, e accompagnati da altrettanti coheadliner di spicco come Pennywise, Good Riddance, Less Than Jake, Sick of it all, Dead Kennedy, in grado di far impallidire i festival Europei più grandi. Per chi giunge da più lontano, più che mai, un’occasione per non mancare. E qui non possiamo che fare i complimenti agli organizzatori. Tuttavia il festival ha lasciato davvero poco spazio alle novità e alle esclusive (Pup e Masked Intruder a parte), riproponendo i soliti grandi dinosauri, che in molti di noi han visto e rivisto, e quasi snobbando band più ricercate come come  Cigar, Pulley, Much the same, Not on tour, Blowfuse, Propagnadhi, Toy Dolls, Descendents in giro negli stessi giorni e che di certo non avrebbero sfigurato all’interno del festival.

J come JOEY CAPE :  Non ha certo bisogno di presentazioni. Attivo da trent’anni come frontman dei Lagwagon, da diversi anni Joey porta avanti il suo progetto acustico. Da solo o accompagnato, nel piccolo club o sul grande palco è sempre un piacere rivedere l’amico Joey, e a pensarlo non sono il solo visto la gran gente che si raduna sotto il palco per il suo show, nonostante l’ora inconsueta. Da “Heart Attack” fresca dell’ultimo album solista a “Errands” del 2008, passando poi ai classici dei Lagwagon come Violins, May 16, Making Friends fino alla recentissima Bubble riproposte tutte in versione esclusivamente acustica lo show si chiude con un immancabile dedica al compianto Tony Sly sulle note di “International You Day”, prima di concedersi un bis con “Wind in Your Sails”.  Joey Cape è la ciliegina sulla torta di questa giornata.

K come KENNEDY, o meglio DEAD KENNEDY : Ho poco da dire sulla band Californiana, anche perché non sono riuscito a vederli, e quando ho chiesto a qualcuno di parlami del loro show mi hanno semplicemente detto  che i Dead Kennedy senza Jello Biafra sono semplicemente i Dead Kennedy senza Jello Biafra. Altro da aggiungere? Molto probabilmente no, ma la chiusura con “Nazi Punks fuck off” e California über Alles” non deve essere stata assolutamente male.

I come IDEE : Nel corso degli anni il Bay Fest è cresciuto sempre di più, arricchendosi di idee e novità ad ogni edizione, portandolo nel tempo a superare il semplice concetto di festival, fino renderlo un vero e proprio punto di aggregazione, un appuntamento a cui non poter mancare e in grado di andare anche oltre la musica. Purtroppo sarà l’uscita di LP Rocks, ma quest’anno invece sembra esserci stato un stop, anzi un passo indietro visto le tante attività che sono scomparse e che tanto avevano coinvolto i punkers durante la tre giorni delle scorse edizioni. In qualche modo hanno retto le attività di “band hero” allo stand Monster e il Karaoke allo stand di American Socks, ma forse ci si aspettava qualcosa di più. La stessa rampa skate posizionata ai margini dell’area festival sembra morire, mentre sarebbe bella poterla vedere come parte attiva e integrante del futuro Bay Fest.

L come LESS THAN JAKE : Due anni fa li avevamo visti su questo stesso palco, e diciamocelo: se pur coinvolgenti, non avevano lasciato proprio un buon ricordo. Ma qualcosa è cambiato: lo storico batterista (Vinnie Fiorello) autore proprio nel 2017 di una pessima prestazione davanti al pubblico italiano è stato sostituito lo scorso autunno da Matt Yonker, e la band sembra aver riacquistato nuova linfa. A conferma arrivano anche le voci di chi li ha visti al Punk Rock Holiday e li ha citati come una delle migliori band del festival sloveno. Non stupitevi allora se anche noi portiamo i Less Than Jake sul podio, collocandoli ben sul secondo gradino. Sotto le calde temperature, rese ancora più alte dal calore del pubblico, Chris, Roger e company ritrovano il clima rovente della loro Florida ed è subito casa, punk e ska-core :   “Plastic Cup Politics”, “Magnetic North”, “Gainesville Rock City”, “Look what happened”, “All My Best Friends Are Metalheads” sono solo alcuni degli assi calati dalla band punk ska-core sul calare del sole. Avrebbero meritato sicuramente più tempo, ma in questo caso la qualità ha nettamente prevaricato sulla quantità, e ci va bene cosi!

M come MASKED INTRUDER: La lunghissima fila creatasi all’ingresso porta in molti a perdere lo show della band statunitense. Anch’io mi ritrovo a mio malgrado a dover ascoltarli mentre sono in fila, arrivando sotto al palco che il concerto è oramai agli sgoccioli. L’Ufficiale Bradford ha già dato il meglio di se tra palco e pit, mentre i quattro incappucciati, Blue, Red e Green, privi di Mr. Yellow ma egregiamente sostituito in questo tour da Miss Purple, hanno fatto razzia di cuori con il loro love pop punk. Non ho certo bisogno di farmi raccontare come è stato, in quanto commenti e volti della gente parlano da soli : I M.I. han fatto un altro colpo, e anche stavolta l’Ufficiale Bradford finito senza uniforme di ordinanza non è riuscito a fermarli : “I Don’t Wanna Say Goodbye to You Toninght” è l’unico pezzo che riesco a seguire da sotto il palco e con cui salutano il pubblico italiano presente.

N come NOFX: Dei Nofx cosi non si vedevano davvero da tanti anni. Ok che poi a Fat Mike & Soci gli si è sempre perdonato tutto, e che anche se non perfetti erano pur sempre punk, e a molti i loro show piacevano anche cosi; ma le indiscrezioni e i video che ci erano arrivati dal Punk Rock Holiday parlavano davvero questa volta di una band alla frutta, in grado di bruciarsi buona parte dello show parlando del nulla, suonando poco e male: insomma uno scenario ben poco rassicurante. Bhe… tutte queste cose c’è le buttiamo alle spalle, perché i Nofx visti al Bay Fest sono stati sorprendenti. Già, ancora una volta son riusciti a sorprenderci, cancellando in poco più di un’ora tutto quello su cui si era spettegolato. Carichi, esilaranti, veloci, melodici con un Fat Mike che in un elegantissimo abito rosso con pizzo nero (Creazione FATale) trascina i suoi compagni in una delle migliori notti che il pubblico italiano possa ricordare. Si apre con “Seeing Double at the Triple Rock”, e poi è subito tempo di cavalli di battaglia come “Franco Un-American”, “72 Hookers”, “Linoleum”, “Stickin’ in my eye”. Spazio anche alle più recenti “Six years on dope” e “I Don’t Like Me Anymore”. Immancabili I pezzi ska soft-reggae come “Kill All the White Man” e “Eat the meek”, inseriscono in scaletta anche “The Brews” ma dimenticano ancora una volta di farci Don’t call me white”.  In tutto ciò i Nofx trovano anche il tempo di scherzare con il pubblico e giocare di ironia sulle dimensioni del proprio logo proposto sul grande schermo del palco in diverse varianti.  Come sempre toccane il momento in cui viene ricordato l’amico fraterno Tony Sly sulle note di “I’m so sorry Tony” tra l’abbraccio e l’applauso di tutti i presenti. Si chiude questa fantastica scaletta con la cover di “Radio” dei Rancid, “Bob” e un’inaspettata “Herojuana”. A mio parere la miglior band del Festival.

OFFSPRING : A poche ore dalla fine di questa tre giorni, eravamo li discutere su quale fosse stata la band peggiore di questa edizione, quando sul palco salgono gli Offspring e nel giro di poche canzoni ci cavano ogni dubbio, mettendo quasi tutti d’accordo. Non me ne vogliano i loro fans, ma questa band che tantissime cose prestigiose ha fatto nella sua lunga carriera sembra ormai giunta al capolinea. Fermi musicalmente ormai da quasi un decennio, riescono ad esaltare i fans con i vecchi e famosissimi pezzi di Smash e Americana, ma quasi più per merito del fonico che per le reali prestazioni di Dexter. Purtroppo l’atteggiamento da rock band poco sembrano amalgamarsi con il resto visto durante i tre giorni. Peccato…Il loro nome prometteva una chiusura con i fuochi d’artificio…. 10 Anni fa, forse.

P come PUNKREAS & PERSIANA JONES :  Altro da aggiungere? Direi proprio di no, anche perché cosa si può dire sulle due colonne portanti dello del punk e dello ska-core italiano… Gli viene dato il compitino di portare gente sotto al palco prima dell’arrivo delle grandi band straniere nel primo e secondo giorno, ma loro van ben oltre sfondando ogni aspettativa, facendo alzare quel polverone come non si vedeva dai tempi dell’Indipendent day. E che le due band abbiano 30 anni alle spalle è solo la carta di identità a dirlo, perché l’energia che riversano sul pubblico è superiore a quella di molte giovani band perse tra instagram e like su youtube.  “Sosta”, “La tua vita cambia”, “Voglio armarmi”, “Brace for impact”, “Sotto esame”, “Minaccia Alcolica”, “Aca Toro”, “Puerto Hurraco”, e via dicendo tra pezzi vecchi e ma anche più recenti come “U-Soli” e “Brucia dentro” in grado di azzerare il passare degli anni, perché a quanto pare le due band hanno scoperto il segreto dell’eterna giovinezza.

Q come QUESTO SI CHIAMA SKA : E gli Shandon sanno ancora come si fa. A quasi 25 anni, davanti a un pubblico che il giorno prima ha visto due band internazionali come Ska-p e Less than Jake, la band milanese mette in atto un grande show, con un bagaglio musicale in grado di spaziare dallo ska-core al punk rock e addirittura al reggae. Purtroppo non sono potuto essere lì, e mi mangio le mani per i tanti pezzi estratti da Fetish. Beato chi se li è potuti godere come i vecchi tempi, io personalmente spero di rifarmi al più presto.

R come ROMAGNA??? Si, la regione che ospita il Bay Fest in quel di Igea Marina con il Parco Pavese a due passi dal mare e che ne fanno una location perfetta per un festival estivo. Ma forse per questa edizione, sarebbe il caso di parlare di R come ROW (Fila) : Quella che tutti noi abbiam dovuto fare dall’ingresso, quella fatta alle casse per l’acquisto dei token, quella fatta agli stand del food, e infine e non per ultima quella fatta per andare nei pochi bagni a disposizione. Credo che a un numero crescente di partecipanti andrebbero aumentati anche i servizi all’interno dell’area festival, non credete anche voi?

S come SKA-P : Sulle note di “Poder pa’l pueblo”, su di un palco vestito a scacchi, gli Ska-p accolgono un acciaccato Pulpul in stampelle e tutore alla gamba. Ad attenderlo non un trono di chitarre come per Dave Grohl dei Foo Fighters, ma una semplicissima sedia a rotelle, segno di un approccio umile e operaio di cui la band Madrilena si è sempre fatta portabandiera. Ma sotto quella carrozzeria un po’ acciaccata e segnata dal tempo, batte ancora il cuore e il motore dei tempi migliori. Bastano poche canzoni per capirlo: belli, precisi, senza sbavature, con quei fiati che a mio avviso non han paragoni e con quei riff che ti lasciano il segno. Lo show diventa una vera e propria festa tra vecchi e nuovi i pezzi proposti: da “Gato Lopez” a “Jacque al rey”, da “Cannabis” a “Colores”, da “Casposos” a “Derecho de admision” e via via così dicendo, in grado di scatenare il delirio e il pogo irrefrenabile tra i fans accorsi. Il solito grande spettacolo fatto di video, immagini e sketch sempre più elaborati torna a farla da padrona sul palco (anche se non c’è più Pipì) per la gioia dei tanti fans, esclusa la mia che li aveva preferiti nella versione più sobria del “Partirò per Bologna 2018”. Ma gli Ska-p sono anche questo, e alle loro canzoni intrinseche di politica, denuncia sociale e grido alla libertà si accompagna sempre un grande show fatto di immagini e spettacoli in grado di rimanere impressi negli occhi degli spettatori. I tempi sono cambiati, le battaglie si “combattono” via social e non più sulla strada, gli smartphone han sostituito i cartoni di vino rosso dell’Eurospin, ma gli Ska-p sono ancora qui, e sono tornati più energici che mai per smuovere le coscienze e il pensiero spesso atrofizzato dai social media.

T come TIME TABLE : Pubblicata e fatta giare sui canali instagram e facebook fino allo sfinimento viene modificata a pochi minuti dall’apertura dei cancelli senza nessuna comunicazione ufficiale. Gli aggiornamenti li riceviamo direttamente dai canali social delle band o tramite semplice passaparola. A questo si deve poi aggiungere, un’apertura cancelli forse un po’ troppo a ridosso dell’inizio degli show. Una decisione che soprattutto alla prima giornata ha penalizzato i molti venuti per lo show dei Masked Intruder e dei Punkreas. Altra T poi sarebbe da spendere sui famosi TOKEN, ma finirei per dilungarmi troppo, in fondo la pensiamo tutti allo stesso modo. Punto da rivedere e su cui si può far decisamente meglio.

U come USCITA : Resta la pecca delle edizioni precedenti, ovvero l’impossibilità di uscire una volta entrati all’interno del Parco Pavese. E dire che quest’anno l’arrivo dei braccialetti (utili per evitare di portarsi dietro il biglietto per i tre giorni) ci aveva quasi fatto credere in qualcosa di magico. Purtroppo l’Italia resta ancora indietro su questo lato, non certo per colpa degli organizzatori, ma più che altro per le politiche di sicurezza a volte davvero esagerate che riscontriamo in molti festival. Non ci resta che incrociare le dita per la prossima edizione, sperando che almeno si dia la libertà di raggiungere la spiaggia e rendendo vive in contemporaneità le due aree che ad oggi risultano essere nettamente sperate da quella sottile linea di asfalto.

V come VIBORAS : Tornati attivamente sulla scena live dopo una lunga pausa, la band milanese nel giro di poco meno di un anno con l’uscita di due album (Eleven e Bleed) si prende il suo spazio all’interno dei grandi festival e apre la seconda giornata del Bay Fest davanti a un nutrito pubblico nonostante siano le cinque del pomeriggio. Graffianti, veloci, melodici, in grado di miscelare il punk rock dei Distillers al pop rock di Pink e con una presenza scenica da far invidia ai più famosi Interrupters. Irene e soci regalano un mezz’ora davvero carica con i pezzi più recenti (I can too, Where were you, Don’t worry about me) e senza dimenticare i vecchi pezzi come (Pick it up, Wrong), prima di chiudere con le cover di “Knowledge” degli Operation Ivy e  “Don’t let me get me” di Pink.

W come WATER CORNER : Quello che mancava. Già, sembra difficile da credere, ancor più difficile da spiegare a chi arriva da Germania, Austria, Slovenia e persino Inghilterra, ma al Bay Fest non si è riusciti ancora a provvedere a un water corner. Eppure se giri un po’, non solo in Europa ma anche sullo stesso territorio italiano non sembra un progetto irrealizzabile: ne abbiamo avuto dimostrazione allo Sherwood festival, al Radio Onda d’Urto Festival e nel più ampio e prestigioso Parco Nord di Bologna che quest’anno ha ospitato concerti di caratura ben più elevata senza rinunciare a questo servizio. E non per far polemica sui prezzi dell’acqua, ma perché in un festival estivo a due passi dalla spiaggia (dove ricordiamo non hai opportunità di uscire) un punto dove potersi rinfrescare dal grande caldo, sciacquarsi il viso dalla polvere del pogo o semplicemente bagnarsi un po’ la testa per evitare svenimenti dovrebbe essere più che mai previsto quasi per legge.

X come X GENERATION dei PENNYWISE : che sai non faranno mai dal vivo, ma va bhe, dopotutto la storia dei Pennywise è così piena di grandi pezzi che sarebbe impensabile accontentare tutti quanti in un’ora. Si parte con “Peaceful Day” e “Fight till you die” e poi spazio a pezzi come “Same old story”, “Perfect People”, “Pennywise”, “Society”, “Broken”. Via così senza pause, con un sound che sembra rifarsi sempre più a quello dei Bad Religion, e con una scaletta che infiamma e scalda il pubblico infreddolito dalla pioggia che si era scatenata poco prima durante lo show dei Good Riddance; la stessa pioggia che lo scorso anno aveva rovinato proprio lo show dei Pennywise sul palco del Beky Bay, pronti a rifarsi ora più che mai sul palco ben più grande del Bay Fest dove sono ormai di casa. Jim è senza dubbio quello che ci riesce meglio, vero animale da palco non si ferma un attimo (il migliore dei suoi), molto meno Fletcher che scazza più di qualche volta sugli assoli, ma è sempre lì a coinvolgere il pubblico invitandoli a formare circle pit sempre più grandi. Alla band di Hermosas Beach non si può dire nulla: impressionate la cover di “Territorial Pissing dei Nirvana” chiudono lo show con “Alien” e l’immancabile cover “Stand by me”.

Y come YOUNG (GIOVANI PROMESSE): ALL COASTED e TFV (Time for Vomit): A loro il ruolo di giovani promesse, a loro il ruolo di aprire la grande arena nel giorno 1 e 3. Persi, purtroppo entrambi (causa fila interminabile e causa lavoro), da quello che mi han raccontato le due band italiane non hanno affatto sfigurato. In grado di reggere la pressione di un palco così grande e dimostrare ancora una volta che in Italia ci sono giovani che ci sanno fare e che meritano solo una cosa : più spazio e più occasioni.

Z come ZAINI svuotati all’ingresso di ogni merendina e bibita, ne escono ricolmi di racconti, incontri, sorrisi, pianti, amicizie, foto e video. Alcuni forse impolverati più di altri dalle solite polemiche che poi si perderanno a fine festival, perché quello che resta alla fine sono le immagini e le emozioni che in questi tre giorni abbiamo vissuto, e che resteranno impressi nei nostri ricordi per gli anni a venire. Ognuno con la sua storia, ognuno con il suo festival da raccontare. Come quello che trovare qui di seguito, realizzato dalla nostra Amanda!

 

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