Il 6 settembre i Bloodstrings suoneranno per la prima volta in Italia: cosa vi aspettate dal concerto di Milano?
Siamo elettrizzati! Abbiamo provato tante volte a organizzare un tour in Italia, ma per vari motivi non è mai andata in porto: problemi logistici, promoter poco affidabili…Insomma, non ci eravamo mai riusciti. Sapere che finalmente potremo suonare per i fan italiani, che hanno voglia di far festa con noi, ci rende davvero carichi. Ci aspettiamo un’energia incredibile!
E cosa può aspettarsi chi verrà a vedervi dal vivo? Come descrivereste il vostro show a chi non vi conosce?
I nostri concerti sono pura energia, sul palco diamo sempre il 100%. Per noi è quasi uno sport. E speriamo che questa passione arrivi forte anche al pubblico. Nonostante i testi siano piuttosto seri, sul palco ci piace scherzare, quindi aspettatevi anche qualche battuta scema tra una canzone e l’altra.
La vostra musica unisce punk rock, psychobilly e rock’n’roll: come siete arrivati a questo mix?
All’inizio volevamo suonare psychobilly/punkabilly e i primi brani andavano proprio in quella direzione. Ma, essendo punk rocker da sempre, ci siamo presto resi conto che in realtà eravamo una punk rock band con un contrabbasso. Col tempo abbiamo ridefinito il nostro stile: con Heartache Radio non ci sentiamo più vincolati a un genere preciso.
Quali band o movimenti musicali vi hanno influenzato di più?
Arriviamo da sottogeneri diversi del punk. Amiamo tanto i grandi classici, come i Social Distortion, ma anche band come The Distillers o Rancid. Abbiamo preso influenze da più parti: i NOFX hanno influenzato il nostro modo di scrivere tanto quanto Tiger Army o The Living End.
Il vostro terzo album, Heartache Radio, è uscito due anni fa. Che cosa rappresenta per voi?
È stato una sorta di risveglio musicale, l’album che ci rappresenta meglio. Quello che diremmo: “Se vuoi sapere come suonano i Bloodstrings, ascolta questo disco”. È molto vario, come noi, e l’immaginario visivo crea un contrasto ironico con testi invece molto seri. Da lì (o forse già dall’EP A Part del 2021) abbiamo smesso di cercare di rientrare nel “billy” o nel rock ’n ’roll, trovando una nostra strada. Abbiamo scritto di ciò che ci sta a cuore: politica, società, vita quotidiana.
State già lavorando a nuova musica?
Sì! Nel 2025 abbiamo ridotto i tour per concentrarci sulla scrittura. Alcuni brani sono già pronti per essere prodotti e possiamo dire che spaccano davvero!
Avete in mente collaborazioni o esperimenti sonori per il prossimo disco?
Stiamo parlando con altri artisti per possibili featuring, ma niente di definito per ora: prima vogliamo finire la scrittura.
Parliamo un po’ di scene musicali: cosa possono imparare l’una dall’altra quella italiana e quella tedesca, in termini di indipendenza e comunità?
La Germania è uno dei Paesi migliori in cui fare tour: i promoter trattano bene le band, tra ospitalità, cibo e alloggi. Il problema è che non c’è una vera scena nazionale: esistono tante piccole realtà che tendono a isolarsi. In Italia, da quello che sappiamo, i punk rocker sono meno “elitari” e creano comunità più facilmente. Noi tedeschi potremmo imparare molto da questo spirito.
Con quali band italiane vi piacerebbe condividere il palco?
Negli ultimi mesi abbiamo suonato con Los Fastidios e Skassapunka e ci piacerebbe rivederli presto on the road. Conosciamo anche i Bull Brigade, sarebbe bello, oppure i Talco: una collaborazione con loro sarebbe fantastica.
Se poteste suonare altrove in Italia, dove vi piacerebbe andare?
Ovunque ci sia una festa! Abbiamo sentito parlare molto bene del Punk Rock Raduno e del Bayfest. Roma sarebbe imperdibile, e anche Venezia sarebbe speciale, magari in un locale su una barca! Però tutti ci dicono che Milano resta il top.
Vi rivedremo presto in Italia, magari in contesti più piccoli e intimi?
Assolutamente sì! Vorremmo che il nostro debutto al Punkadeka fosse solo l’inizio. Stiamo pensando a un tour italiano nel 2026. Non possiamo promettere nulla, ma l’idea di suonare nei club italiani ci entusiasma tantissimo.



