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Coconut Planters pubblicano il singolo “Whitewashed”, quando la guerra diventa rumore di fondo e l’umanità smette di reagire

C’è qualcosa di profondamente disturbante nel modo in cui ci siamo abituati a tutto. Anche alla guerra. Anche alla distruzione. Anche alla morte.

“Whitewashed”, il nuovo singolo dei Coconut Planters, parte da qui – da quella sensazione gelida di assuefazione collettiva che trasforma l’orrore in sottofondo quotidiano. Accendi la TV, scorrono immagini di missili, città distrutte, vite spezzate… e non succede più niente. Nessuna reazione, nessun cortocircuito emotivo. Solo silenzio.

ASCOLTA IL SINGOLO: https://youtu.be/W1I4mLxKPJY?si=gzJXitvQ4Wd76viK

Primo nuovo capitolo dopo “One More Day”, e secondo assaggio dal prossimo album Unpopular Opinion, “Whitewashed” alza immediatamente la posta in gioco. Se il precedente singolo raccontava la resistenza personale e il senso di appartenenza al palco, qui lo sguardo si allarga – e diventa politico, sociale, scomodo.

Il brano mette a fuoco una fine che non è (ancora) fisica, ma morale. Un mondo già collassato nei valori, anestetizzato, incapace di distinguere davvero tra giusto e sbagliato. Nel ritornello, la critica si fa tagliente: c’è chi resta fermo, chi si nasconde dietro ideologie costruite su misura, chi si inventa un “Dio” funzionale solo ad autoassolversi. È una fotografia impietosa, che lascia poco spazio a interpretazioni consolatorie.

E poi c’è quell’idea inquietante – sentirsi vivi solo vicino alla morte – che restituisce una visione quasi nichilista dell’essere umano, come se il conflitto fosse diventato l’unico modo per percepire qualcosa di reale. Il passato non insegna, perseguita. Gli errori si ripetono, si accumulano, diventano sistema.

Quando il testo tocca il tema del profitto legato alla guerra, il colpo arriva dritto allo stomaco: soldi guadagnati per ogni proiettile, mentre altrove i sogni dei bambini si spezzano. Non è più solo una riflessione, è una denuncia esplicita. Senza filtri.

E poi il finale – “YOUR WAR / NO WAY!” – gridato all’unisono, come un rifiuto collettivo, definitivo. Non è la nostra guerra. Non vogliamo farne parte. È un momento catartico, che trasforma la rabbia in presa di posizione.

Dal punto di vista musicale, “Whitewashed” mostra il lato più aggressivo dei Coconut Planters, senza mai perdere il DNA melodico che li ha resi riconoscibili. Il dialogo tra Thomas e Teo è il vero cuore pulsante del pezzo: le due voci si rincorrono, si alternano, si scontrano, fino a esplodere in un ritornello condiviso e in cori che coinvolgono tutta la band, amplificando il senso di urgenza e partecipazione.

Dopo aver introdotto la nuova line-up con “One More Day”, qui i Coconut Planters scoprono definitivamente le carte. La scelta di inserire Thomas come voce principale non è più solo una novità, è una direzione chiara. Più dinamica, più strutturata, più consapevole.

Attivi dal 2018, cresciuti tra le coordinate sonore di Fat Wreck Chords ed Epitaph, i Coconut Planters hanno sempre lavorato su un equilibrio preciso tra energia e melodia, tra radici e identità. Dall’EP omonimo del 2020 fino a Upset Hopes del 2021, passando per il ritorno sui palchi post-lockdown e le tappe tra Italia ed Europa, il loro percorso è stato coerente, costruito passo dopo passo, senza scorciatoie.

“Whitewashed” è un ulteriore salto in avanti. Più duro, più diretto e forse addirittura necessario.

E se Unpopular Opinion manterrà queste premesse, preparatevi: non sarà un disco comodo. Ma sarà esattamente quello di cui c’è bisogno.

 

 

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