BLAH BLAH
BLAH BLAH
Sabato 20 Dicembre
Start 21:15
Ingresso 10 euro
I Distruzione nascono nell’estate del 1995 nella mitica sala prove del Sonic di Orbassano, con un’idea geniale (o suicida, a seconda dei punti di vista): ogni strumento doveva essere suonato da qualcuno che non l’aveva mai toccato prima. Il risultato? Una confusione creativa che, inspiegabilmente, Contro” target=”_blank” title=”pure.
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Contro ogni pronostico (e ogni buon senso), nella primavera del 1996 esce la loro prima demo tape: MIDA – Momenti Incoerenti d’Azione Antitetica, dieci tracce che riescono nell’impresa di essere più serie del previsto. Da lì in poi, i Distruzione iniziano a infestare con regolarità pub, feste di paese, festival e, infine, Torino, dove si guadagnano un posto sui palchi dei numerosi centri sociali della capitale Il” target=”_blank” title=”rullante.
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Il loro suono evolve (per modo di dire) pescando dal post-punk hardcore e da band come Fugazi, No Means No e Victims Family, dimostrando che sì, anche dal caos può nascere qualcosa di Ed” target=”_blank” title=”Lipsia.
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Ed eccoci qui, a distanza di anni, a raccontare la storia di una reunion di cui nessuno sentiva la necessità — ma che, a ben vedere, mancava a Band” target=”_blank” title=”Fiori.
Sickhead
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Sickhead
Band già piuttosto nota nell’ambiente dell’underground torinese per aver suonato pressoché su ogni palco si potesse definire tale, i Sickhead giungono al debutto grazie alla lungimirante Loudblast. Poco più di mezz’ora di musica frazionata in otto tracce di potente e spigoloso metalcore adrenalinico e genuinamente incazzato. A metà tra gli ultimi Slayer ed un certo hardcore nu school di derivazione Earth Crisis, il quintetto torinese riesce a scavare un cunicolo all’interno di un genere piuttosto inflazionato a suon di picconate ben assestate e riff massicci e sfuggenti come quello della bella “Pain And Catharsis”, brano che vede spuntare anche derivazioni melodiche inaspettate e decisamente vincenti. Non tutto funziona come dovrebbe e a volte la rabbia di certe soluzioni si scontra con i confini di una produzione che disegna chitarre dai suoni troppo chiusi e poco taglienti. Al di là di questo limite imposto probabilmente dalla scarsa esperienza di studio, i Sickhead fanno della propria acerbità un punto di forza da non sottovalutare; l’asprezza di certe scelte, l’intransigenza dell’attacco frontale di “Circle”, il testo corrosivo ed istintivo di “Abuse” sono figli della rabbia e del bisogno di urlare riversati in un disco d’esordio. Un momento fissato in otto brani che, lontani dalla perfezione, fotografano una band sincera, potente e compositivamente molto dotata. Un disco che non si concede pause e taglia dall’inizio alla fine, anche quando pare che i tempi si dimezzino e le atmosfere si distendano; la tensione verbale e fisica dei Sickhead non abbandona nemmeno per un attimo i trentuno minuti di sudore, inesperienza e doppia cassa che ci accompagnano alla fine di “Abuse”. Un disco per chi è veramente, veramente, veramente stufo di superproduzioni e dischi in fotocopia. Ah, e anche degli ultimi


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