Con il seguente comunicato è partita la campagna in sostegno di Lince.
Lince ha perso la vista da un occhio dopo essere stata colpita da un lacrimogeno durante le mobilitazioni per la Palestina del 2 ottobre a Bologna.
La campagna nasce per sostenere Lince nelle spese mediche e legali e per continuare una lotta più ampia contro la repressione del dissenso e gli abusi in divisa.
La sera del 2 ottobre, durante la manifestazione contro il genocidio in Palestina, Lince si trova in viale Masini. Qui viene colpita in pieno volto da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo. L’impatto la scaraventa a terra e le provoca gravissime lesioni all’occhio.
Aiutata da un’amica, Lince prova a rialzarsi e chiede l’intervento di un medico. In quel frangente vengono raggiunte alle spalle da tre o quattro agenti delle forze dell’ordine che, invece di prestare il soccorso richiesto, infieriscono su di loro con numerose manganellate su dorso, testa e schiena.
Lince e la sua amica restano a terra, immerse in uno scenario dominato da un uso indiscriminato e sproporzionato di lacrimogeni contro la folla. L’unico aiuto che riceveranno sarà quello di altre persone presenti, in un contesto reso estremamente pericoloso da un intervento repressivo che non tiene conto dell’incolumità di nessuno.
Lince non potrà mai più vedere da un occhio.
Questo non è un incidente: è il risultato diretto di scelte politiche e operative che trasformano lo spazio pubblico in un luogo di rischio per chi dissente. Quando strumenti ad alto potenziale lesivo vengono utilizzati contro civili, la linea tra “ordine pubblico” e violenza istituzionale svanisce.
Tuttavia, episodi come questo non devono generare paura né scoraggiare la presenza nelle piazze. La repressione mira a produrre silenzio, isolamento e rinuncia; ciò che invece emerge dalle strade di questa città è l’esatto opposto. La volontà collettiva di continuare a manifestare, di occupare lo spazio pubblico e di prendere parola non può essere messa a tacere dalla violenza. La legittimità del dissenso non è negoziabile e non sarà la brutalità a farci arretrare.
Per questo chiediamo:
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piena trasparenza e responsabilizzazione delle forze dell’ordine coinvolte;
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la cessazione dell’uso di strumenti potenzialmente mutilanti contro manifestanti e passanti;
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la fine della criminalizzazione del dissenso e della normalizzazione della violenza;
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l’introduzione immediata di codici identificativi ben visibili per tutti gli agenti impiegati nel mantenimento dell’ordine pubblico, affinché ogni intervento sia tracciabile e ogni abuso perseguibile.
Lince sta affrontando — e dovrà continuare ad affrontare — ingenti spese sanitarie e legali, avendo deciso di denunciare per ottenere l’accertamento delle responsabilità dirette e di chi gestiva la piazza, oltre al risarcimento dei danni da parte dello Stato.
Ribadiamo quindi la nostra totale solidarietà e vicinanza a Lince e a chi, ogni giorno, sceglie di essere presente nelle lotte. Scendere in piazza è un diritto, non una concessione. Continueremo a farlo insieme, senza paura, finché giustizia e libertà non saranno realmente garantite a tutt?.




