Dalla Brianza con furore: intervista ai MEDIUM BEER

  • Cosa significa per voi nascere e crescere da giovani punk rockers nella periferia brianzola?

Per noi la provincia è parte integrante della nostra identità, l’abbandono, la socialità cercata scavando a mani nude e le lotte per guadagnare anche solo un piccolo spicchio in più di libertà, il punk da noi è arrivato quasi per gioco non staccandosi più dalle nostre anime, e proprio per questo fare questa musica venendo dalla Brianza vuol dire creare comunità sotto il palco ancor prima che sopra.

  • Quanto è importante la follia ai vostri concerti? Mi spiego meglio: lanciate messaggi importanti con la vostra musica, ma i vostri live sono una vera polveriera dove i kidz si divertono, è una tattica o siete proprio così?

Ma quale tattica, noi vogliamo fare schifo, divertirci e creare situazioni sociali, in un mondo che vede soltanto gli ascolti, il personaggio del musicista, e sempre meno spazi collettivi e lo sgombero di questi giorni del Leoncavallo ce lo ricorda ora più che mai, almeno nei cazzo di concerti ai centri sociali o negli spazi liberi possiamo essere noi, divertirci ed essere liberi! Se no andiamo solo a segnare le spunte dei concerti che ci mancano da sentire, la nostra generazione ha sempre meno spazi e possibilità soprattutto di vivere attimi in comune, che il concerto punk sia un momento di totale libertà e disagio collettivo dove ognuno sia parte del concerto veramente!

Beh sì è vero nei nostri concerti spesso ci lasciamo andare a momenti -o più spesso ad ore interminabili- di follia, cori, stravaganze varie e disagio assortito, per noi è parte integrante dell’essere noi stessi la situazione sociale che ci circonda, senza bisogno di essere altezzosi o scontrosi solo perché ci esibiremo sul palco, in un certo senso noi siamo il nostro pubblico prima di salire a suonare, e la pazzia è importante perché senza si rimane fermi ai concerti a fare solo su e giù con la testa.

  • Siete una band molto giovane ma avete già suonato con gruppi che hanno fatto e stanno facendo la storia del punk mondiale, come ci si sente a condividere il palco con loro?

Ogni volta che suoniamo con i gruppi che abbiamo sempre ascoltato ovviamente ci dà una carica di energia pazzesca, dall’altra ci ricorda sempre come la nostra famiglia del punk sia una comunità umana salda e compatta, conoscere le persone e vedere la loro umanità e umiltà è sempre qualcosa che ci abbatte il “Mito” e costruisce amicizie e famiglia. Poi essere giovani nel mondo punk è ovviamente “un fatto”, qualcosa che compone la nostra identità, viviamo in un mondo in cui “crescere musicalmente” non è più scontato come una volta, spesso ci viene rinfacciato che “voi giovani avete i social e degli strumenti incredibili” oppure “ehhh ma ai miei tempi”, peccato che a dirlo sono gli stessi che hanno vissuto MTV negli anni d’oro, un mondo con molti più soldi per palchi e concerti, e palchi “medi ” in abbondanza, oggi quasi completamente spariti se non nei festival meravigliosi che con sudore e fatica si riescono ancora a tirare su, quindi inevitabilmente la viviamo con un po’ di spavalderia e voglia di riscatto.

  • Siete una giovane band molto promettente, quanto conta per voi essere schierati e quanto incide nella vostra carriera?

Per noi l’essere schierati politicamente, aver fatto militanza politica a diversi livelli e in diverse situazioni è una parte di ciò che siamo ed è attaccato a noi come un braccio o una gamba. Essere schierati non è un hobby, è qualcosa che ci fa dire dei NO difficili, qualcosa che guida il nostro lavoro collettivo e che esiste sempre in ogni momento in tutti noi, e il progetto musicale non è che uno dei modi che abbiamo per essere in contatto con i compagni, supportare lotte, dare una mano ai benefit, dare la possibilità a un ragazzino di conoscere ad esempio la storia di DAX -assassinato nel 2003 da una squadraccia di fasci- facendolo pogare, divertire e cantando le canzoni ed infine facendolo interrogare, per noi è una vittoria imparagonabile a qualsiasi palco.

  • Avete mai fatto un concerto che vi ha fatto dire “mai più in quel posto”?

Sicuramente ci sono sempre dei concerti più indimenticabili di altri, detto ciò per noi sono sempre state di più le volte in cui ci siamo mossi verso un posto chiedendoci “ma chi ce l’ha fatto fare” e trovare invece situazioni meravigliose per via di persone, ospitalità o storie raccontate sotto il palco; noi quando siamo a suonare, suoniamo, poi il ricordo indelebile lo fanno le persone e il luogo in cui siamo chiamati a portare il nostro disagio.

  • Ci sono influenze musicali fuori dal punk che entrano nei vostri pezzi?

Sicuramente, poi ognuno cerca di portare il suo, siamo comunque ragazzi che si sono ascoltati tutta la trafila classica dei mostri sacri del rock dai Nirvana ai Guns fino agli Slipknot e oltre, e ciò non potrà togliercelo nessuno, il rap underground sicuramente è passato in alcune delle nostre orecchie in modo importante (Inoki, Kento etc.) ma allo stesso tempo siamo dei vecchiacci ancora affascinati da Faber e Guccini; tutto il comparto acustico sicuramente per noi ha grande importanza, infatti moltissime delle nostre canzoni nascono tuttora da una chitarra acustica e un quadernetto, poi ognuno di noi ha le sue preferenze che spaziano dalla Tekno alla musica compagna più classica come I Modena City Ramblers, che forse ci ricordano ancora di amare la nostra terra e mettere molti sorrisi e qualche lacrima in quello che facciamo.

  • IL disco che portereste sulla famosa isola deserta?

Se tutti dovessimo trovare una sintesi, probabilmente sarebbe un disco dei Bull Brigade o Strade Smarrite o Il Fuoco Non Si è Spento.

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