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Dragon Chopstick: intervista a portate

Tra una portata e l’altra ho fatto qualche domanda ad Albe (Flamingo Records) dei Dragon Chopstick. Niente intervista classica: qui si ordina dal menù. Antipasti, primi e piatti forti per capire da dove arriva questo garage punk e dove vuole andare. Bacchette pronte: si comincia.

Antipasti – Per stuzzicare l’appetito
– Involtini primavera
È sempre un po’ difficile per me intervistare una band nuova rispetto a una navigata perché non sono fan delle domande chi siete e quali sono le vostre influenze, ma ci tenevo, quindi proverò a formularla in modo diverso: cosa vi ha spinto a formare i Dragon Chopstick dato che siete già tutti impegnati in altre band? Quale era la vostra esigenza?

Nihao! Vorrei dirti Principalmente per praticare il Kung fu, mangiare involtini e guardare vecchi film con Bruce Lee, ma la realtà è più semplice: devi sapere che nella comunità punk genovese siamo tutti amici e oltre a suonare organizziamo concerti o passiamo tempo assieme per il gusto di farlo. Capita spesso che si parli di idee e progetti musicali, molti dei quali restano dei nomi nei nostri archivio mentali. I Chopstick sono un’idea nata semplicemente parlando tra noi e che non aveva nessuna connotazione particolare se non quella di fare musica diversa rispetto alle nostre band principali.

– Nuvole di drago
Vabbè il perché avete scelto questo nome ve lo chiedo lo stesso ahah, e anche se ci sia una storia particolare dietro.

Nato per caso da un’idea di Martino, ci ha dato subito una sensazione divertente e ironica, ma non devi scherzare troppo perché siamo gente di strada, pericolosi membri delle triadi! Comunque ci siamo accorti tardi che chopstick al singolare ha poco senso ma lo abbiamo lasciato così perché siamo punk e non ce ne frega niente.

Primi – Le specialità della casa
– Riso alla cantonese
Il riso è fatto di chicchi separati ma che si compattano quando cuoce. I pezzi sono ben amalgamati tra loro e l’album scorre che è un piacere. Raccontateci della stesura. La vostra scrittura è più istinto o lavoro di fino?

Quello che senti è il frutto di 10 prove e due ore di studio per registrare tutto. Siamo abbastanza istintivi nonostante anni di disciplina Shaolin alle nostre spalle. Non avevamo idea che tutto sarebbe stato così veloce perché noi tre non avevamo mai suonato assieme se non una cover di Cesare Cremonini al matrimonio del nostro amicissimo Alberto Cocks/Stiglitz. Appena abbiamo ascoltato la prima idea di canzone di Antonio in pochi minuti l’avevamo già suonata come la senti sul disco, è stato tutto semplice come fare un piatto di riso.

– Zuppa di noodles
Se qualcuno vi vede live per la prima volta, cosa deve capire di voi entro il primo pezzo?

Bella domanda, non è una cosa a cui abbiamo realmente mai pensato. Penso che suonare queste canzoni sia divertente, eccitante e, in alcuni casi, emozionante, quindi speriamo che la gente si diverta, si ecciti e si emozioni. Oh, poi se non dovesse piacere…uattaaaaa! (Colpo della mantide)

INQUADRA IL MENÙ E ORDINA!

Secondi – Piatti forti
– Pollo al limone
Il garage punk è spesso grezzo e lo-fi. È una scelta estetica o una necessità?

Non c’è un modo giusto o sbaglio di fare musica, il garage è solitamente istinto e ha sempre avuto budget bassi, per questo in origine suonava lo-fi. Dagli Anni 80 invece farlo così è diventato anche una moda o revivalismo se preferisci, ma è comunque divertente giocare e cercare un sound, pulito o sporco che sia. Noi avevamo voglia di fare uscire qualcosa di grezzo ma ascoltabile e David Knezevich, fonico shintoista, ha fatto una magia. Ci siamo chiusi in sala prove, abbiamo suonato tutte le canzoni due o tre volte e scelto le take migliori. Stop.

– Anatra alla pechinese
A proposito di estetica, molto belle le grafiche. A chi vi siete affidati? E perché la scelta di quello specifico outfit?

La grafica è un mix tra vere istruzioni delle bacchette e un bellissimo logo disegnato dal grafico genovese Massi “Kabuto” Repetto che dopo aver sentito il nostro primo concerto ci ha voluto regalare una grafica. Lo apprezziamo molto perché da un po’ di tempo ha smesso di fare grafiche per le band e le dispensa con parsimonia a chi gli piace.
Riguardo l’outfit non capisco a cosa tu ti riferisca, noi ci vestiamo sempre così.

Dolci – Ma non troppo
– Gelato fritto
Fare nuova musica oggi è passione o un atto di incoscienza?

È un bisogno. Spesso ci sono persone che sono scoraggiate dalla mancanza di risultati ma sbagliano il punto di vista. Se suonare davanti a 30 persone in una cantina ti sembra un fallimento è perché non vuoi suonare e fare musica, vuoi avere fama e successo. Fare le cose, suonare, conoscere persone e creare alternative sono cose che noi abbiamo bisogno di fare; senza saremmo tre semplici esperti di arti marziali, ex malavitosi e musicisti rock come tanti altri.

Biscotto della fortuna
Se la vostra musica fosse un biscotto della fortuna, che frase conterrebbe?

 

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