Punkadeka festival 2026- MXPX

Fiks al Magnolia, punk nell’anima: live report 27/03/2026

Palco piccolo, niente transenne, contatto continuo con il pubblico. Cantante con cresta alta, nera. Dal palco sono lanciate dozzine di buste di ganja sul pubblico. Un ragazzo viene scelto a caso e gli viene rasata la testa. Il chitarrista è quello dei Peter Punk. Un circolo ARCI. Cantare un pezzo stando fermo in mezzo al circle pit creato dai fan. Un testo che ricorda la prima volta che si ascoltarono i Blink 182. Un altro testo che sfancula chi crede di essere il numero uno. Un pezzo hardcore che inneggia all’anarchia in Italia.
Sono tutti indizi che ci si trova ad un concerto punk, e non ci sarebbe molto altro da dire.

Ma è verosimile che il nome di Fiks su queste pagine possa suscitare due reazioni:
1 – “Chiii?”
2 – “Ma quello de La Sad? Non lo ascolto a prescindere, è un venduto che canta roba per ragazzini ed è anche stato a Sanremo.”

Insomma, le solite reazioni che ci sono nel mondo del punk e in generale nelle sottoculture musicali da decenni.
Ma al Magnolia c’è stato un concerto *nettamente* punk, e voglio parlare di quello: per le polemiche e le ironie ci saranno i social.
Fiks, allo scioglimento de La Sad, ha seguito le sue pulsioni punk e in Dicembre ha fatto uscire Caos su etichetta Indiebox, la stessa dei Derozer: al Magnolia l’ha presentato in un’ora di concerto suonando tutte le tracce, e la title track proposta due volte perché è proprio figa.

In quei 60 minuti succede di tutto, l’ho riassunto nelle prime righe di questo live report, ma approfondisco un paio di momenti: innanzi tutto quello più assurdo, ovvero il fatto che a un certo punto Fiks abbia preso in mano una grossa scatola, e dopo aver annunciato che “ho fatto un calcolo di quante persone ci sarebbero state stasera, e dovrebbe esserci una bustina a testa” inizia a lanciare sul pubblico bustine contenenti “miscela vegetale tecnica a base di Cannabis Sativa, da intendersi esclusivamente come profumatore d’ambienti o come prodotto da collezionismo”. La cosa ancora più incredibile? Ogni singola bustina è autografata da Fiks (anche se è pennarello su plastica, si è mezzo sciolto solo aprendo la busta), ma non credo sia per l’autografo che i presenti si siano lanciati per prenderle tutte.
E poi il momento forse inaspettato per un concerto punk, ma che ha perfettamente senso in un contesto moderno e che flirta con l’emo: Fiks chiama accanto a sé la sua ragazza Vivi, le fa una dichiarazione d’amore, la bacia, le dedica una canzone, la bacia di nuovo e continua a dirle che la ama e confessa che è a causa sua se “Volevo fare un disco hardcore, ho fatto un disco d’amore”. In un mondo di duri è bello vedere una dimostrazione così piena d’amore, e non c’è niente di male se qualche ragazzino scoprirà chi sono Sid & Nancy (due persone morte 47 anni fa!) solo grazie ad una canzone di romanticismo punk.

Oltre a questo, c’è il lato musicale: sì, manca il bassista e ci sono le basi sia musicali che doppie sulla voce, ma siamo nel nuovo millennio (ci siamo da 26 anni, in effetti) e bisogna accettare che si può far musica anche in un modo diverso, anche se comprendo possa non piacere a tutti. Però il sudore c’è stato comunque, così come tutte le emozioni che si sono viste sul volto di Fiks e Stefano Fabretti che continuavano a girare sul palco evidentemente felici e carichi di essere lì.

In buona sostanza: il nome di Fiks sicuramente porta con sé dei pregiudizi, ma ai concerti attira tantissime persone delle nuove generazioni – sono pronto a scommettere che il 90% dei presenti al Magnolia era al suo primo concerto punk, se non al primo concerto in generale nella vita. Queste persone hanno la possibilità di esplorare un mondo nuovo per loro, sentendo menzionare Blink, ascoltando un pezzo hardcore come Anarchy, e a breve potrebbero voler andare più a fondo nella vita punk.
Noi vecchi, se andiamo a rompere le palle perché a un certo punto è arrivato anche Theø de La Sad o perché ci sono le basi, rischiamo di compiere una scelta miope, e in ogni caso mi schiererò sempre con chi scrive testi come “Quello che voi chiamate rumore / Mi ha salvato da una vita peggiore / Perché chi non sbaglia / Non vive” oppure “Amo la mia donna / Odio il mio paese / E non riesco a sopportare / Gli sguardi della gente / L’odio per il diverso / Non nasce dall’infanzia / Continuo a lottare anche se ho perso la speranza”.

13 comments
  1. Il mondo va avanti, tutto cambia, nulla si distrugge…il Futuro non è scritto…e io sono sempre più vecchiodimerda. Detto questo, se mi capita lo vedrò volentieri Live…anche io da giovane ascoltavo musicadimerda…non che abbia migliorato i miei ascolti ma un pochetto si dai ? da qualche parte bisogna pure iniziare no? ????? ANARCHIA e(è) Libertà??

      1. Marco Madeddu a dire il vero, che io ricordi, quelli più grandi di me, ai tempi mi dicevano che i RAMONES facevano musicadimerda…tipo, io avevo 16 Anni e loro una ventina o poco più e per me erano dei vecchidimerda…ascoltavano il Progressive o il primo Metal…tanto per dire. Poi io non ascolto Musicadagiovane, non so dirti cosa sia il punk ora nel 2026…io mi fermo agli anni 90 dov’era già un revaival…quello che ascolto ora non lo metto nemmeno in categorie preimpostate, fatico a definire appartenenze. Certamente, per me, il PUNK è altro… però chi sono io per giudicare, categorizzare, e puntare il dito? Unvecchiodimerda, questo sono ora per un 16 che come me ascoltava i RAMONES nel 1982

  2. Jamiro quai negli anni 90 passava le canne al pubblico anche ai concerti in Italia eh . Mo questo ha alzato la cresta ?

    1. Mauro Grassano è una pratica che arriva da lontano ? jamiro non ha inventato nulla e questo ancora meno ???

    1. Bassel Bakdounes ok ma non è costruttivamente e funzionale ad alimentare polemica il Tuo commento ????

      1. Fulvio Pinto ? non ho capito cosa intendi man… scusa. Era per dire che mi è piaciuta la recensione, l’ho trovata intelligente. Dico davvero

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