Punkadeka festival 2026- MXPX

Flower Punk Rock Festival: la Vecchia Scuola al Daste di Bergamo (foto-report 07/02/2026)

Derozer concerto Daste Bergamo 2026 Flower Punk Rock Festival

Mischiate un po’ di Punkadeka Festival (molte delle facce sul palco stasera sono passate anche dal festival, fin dalla prima edizione), un po’ di Punk Rock Raduno (la città, l’atmosfera, il Ramones-core, la mano di Franz Barcella nell’organizzazione) e aggiungete un’abbondante dose di nostalgia positiva, e avrete il Flower Punk Rock Festival – questo per spiegare a chi non c’era, cos’è stata questo mini-evento che ha riunito al Daste di Bergamo le persone che da molti decenni amano e suonano il punk rock italiano, fin da quando nel 1993 e 1994 uscirono le cassette-compilation “Back in the 76” e “Flower Punk Rock”, momenti fondamentali per far capire in tutto lo Stivale (Sardegna compresa!) che il punk si suonava anche da noi.

Noi siamo ancora qui, a metà strada fra “Alla nostra età” e “Vecchio punk”, e soprattutto i gruppi sul palco non mostrano i segni del tempo che è passato. I Chromosomes ad esempio cantano con voce pulitissima, sembra quasi di ascoltarli su disco, i decenni sono passati solo per l’anagrafe, e si può dire lo stesso di ogni band che si è esibita.
Se volete piangere per la nostalgia, trovate scalette dei singoli concerti qui sotto insieme alle foto, va detto che ogni gruppo ha inserito in setlist almeno un brano presente nella famosa compilation, spesso sottolineando come fossero anni che non la proponevano live o che probabilmente era stata suonata solo 5-6 volte nella loro carriera. Questo dà un senso di quanto sia speciale la serata, resa ancora più preziosa da una mostra di foto vintage della scena a metà anni 90 (purtroppo la zona era quasi al buio, si faticava a vederle!), da una raccolta di locandine dell’epoca (quanto giravano e quanto suonavano insieme queste band, darei un rene per tornare a vedere Impossibili, Gambe Di Burro e The Shits al CSA Garibaldi!), e infine dalla proiezione del dietro-le-quinte del videoclip che unì la scena: Never Trust A Punk dei Crummy Stuff.

Insomma, tanta nostalgia ma anche tanto sguardo rivolto al presente, perché appunto tutte le band sono ancora in attività e sarebbe cosa buona e giusta andarle a vedere quando suonano dalle vostre parti, supportandole ancora oggi.
Sui singoli concerti c’è poco da dire: hanno tutti dato il massimo. Chromosomes, come dicevo, in ottima forma; Crummy Stuff con la sorpresa di Nando Senzabenza alla chitarra; Impossibili che scatenano fin dal primo secondo un pogo veramente furioso e  “vecchia scuola”; SenzaBenza artefici di un’ottima prestazione, personalmente impreziosita da quello che mi ha detto un amico (Max Tsunami) prima del concerto: “non vanno considerati i Ramones italiani, come hanno sempre scritto le riviste, ma loro sono i Beatles italiani! Con qualche influenza Ramones, ok, ma hanno un songwriting favoloso”. Ed è vero. Caspita, se è vero. Sul palco vengono poi raggiunti da Andrea Manges per un paio di brani, e Andrea tornerà anche per condividere alcuni aneddoti vintage mentre i Derozer preparano il palco.
E infine eccoli, i Derozer: anche per loro pogo e crowdsurf selvaggi, mentre Seby annuncia che si festeggiano anche i 30 anni di Bar e che quindi la scaletta sarà incentrata su quel disco, un viaggio nel passato presentato da uno dei frontman con la parlantina migliore d’Italia. C’è posto anche per una cover di Blitzkrieg Bop (che quest’anno compie 50 anni) e a grande richiesta un fuoriprogramma a base di Mururoa.
Non c’è niente da fare, i concerti punk nei club di piccole-medie dimensioni, con palco basso e senza transenna né security sono sempre il meglio.

Se c’è ancora qualcuno che legge queste righe dopo le foto, chiudo il report come si è chiusa la serata: con la proiezione di Never Trust A Punk, che fa sempre bene guardarselo anche dopo decenni.

Un appunto tragicomico: fra i commenti al video, ho trovato questo.

Da un certo punto di vista questo pensiero da rosicone si commenta da solo, ma l’articolo che state leggendo serve solo a rispondergli: chi può, è ancora qui a divertirsi. E a compatire gente come te, che probabilmente non ha mai conosciuto il significato di divertimento e condivisione.

Per chiudere in bellezza, ecco un ulteriore bonus dalla serata al Daste, per capire se facciamo pena o no.

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