- Grazie anche ai Discomostro, l’hardcore italiano è tornato alla ribalta anche al di fuori degli spazi sociali, occupando flyer di festival molto partecipati: tutto questo per i Discomostro è più un pregio o più una “colpa”?
Una sorpresa.
- Immaginate di dover suonare in un festival, ma i generi sono stati assegnati a caso, tipo lotteria. Vi capita il reggae. Come ve la giocate: sparite nel bosco o uscite con un disco “Rastamostro”?
Sparire nei boschi sembra un’ottima idea in generale! Comunque no, ci piace sperimentare musicalmente ma solo quando viene da un’esigenza creativa, personale…non pianificando a tavolino la svolta reggae!
- C’è un disco, di qualunque artista, che avreste voluto scrivere voi, perché vi rappresenta o perché avreste voluto reinterpretarlo alla vostra maniera?
Rancid 2000
- Discomostro: già il nome è un (bel) programma. Se doveste spiegare il vostro progetto, come ve la cavereste in tre parole?
Provocatorio, intimo, starnazzante
- I vostri testi trasmettono un dolore viscerale, urlato senza filtri e senza paura. Cosa vi spinge a metterlo così a nudo? È rabbia, bisogno di liberarsi, o semplicemente la verità che non sapreste dire in nessun altro modo?
Sì, sicuramente per noi suonare è un modo per far uscire tutte le cose più brutte che ci portiamo addosso e che fatichiamo ad esprimere in altre forme. Questo vale per tutti e quattro ma soprattutto per Carlo che nei suoi testi parla sempre di ciò che conosce, per esperienza personale o di persone/mostri conosciuti.
- C’è un sogno nel cassetto per la band che ancora non avete realizzato?
Aprire ai NOF- ah ops, niente.
Sopravvivere fino a domani.
- Come vedete la scena punk e hardcore oggi rispetto a quando avete iniziato, anche con i vostri progetti precedenti?
Abbiamo iniziato questo progetto in anni in cui l’hardcore, ma anche il punk e le band in generale sembravano destinati a scomparire o quantomeno ad invecchiare.
È stato bello assistere nel tempo a una sorta di rinascita e trasformazione del genere grazie anche alla partecipazione dei giovanissimi con nuove band molto interessanti. Il linguaggio e le modalità continuano a cambiare come è giusto che sia in una scena viva e tra i mostri che la popolano ci sentiamo ancora a nostro agio.



