Io amo le prefazioni: a mio parere danno la giusta esaltazione all’argomento che si andrà ad affrontare e ai suoi protagonisti. Una “pre” fornisce il giusto imprinting, creando quell’equilibrio tra interesse e tridimensionalità dei soggetti. È un po’ come quando si guarda un film e poi si legge il libro: chiaramente il libro è quasi sempre meglio, ma potete star certi che i personaggi avranno per voi il volto e la voce di quelli conosciuti sullo schermo.
Cosa c’entra tutto questo con i ragazzi di Balera Punk? E se vi dicessi che sono davvero matti, che non dormono mai e che navigano a vele spiegate in un mare alcolico di progetti folli? Progetti che, per nostra fortuna, sono incentrati sul fare festa a suon di musica e party sfrenati, cercando soprattutto di creare un vero e proprio format costante e ripetibile negli spazi del cremonese, senza mai rinunciare alla parte romantica della musica e a tutto ciò che vi ruota intorno.
Ecco arrivato il momento di conoscere questi personaggi, dando loro forma e voce così da comprendere appieno il loro stato energetico ad alto voltaggio. Come sempre agli ospiti la parola…
Balera Punk è il punk a Cremona.
Non “il punk di Cremona”, non “una rassegna”, non “un progetto culturale”.
È il punk così come lo intendiamo noi: popolare, sporco, vero, senza pose e senza sovrastrutture.
Qui parla Mike, a nome anche degli altri ideatori del format: Mimmo e Max.
Ringraziamo questa iniziativa perché ci dà spazio per raccontarci, cosa che oggi non è mai scontata, soprattutto se fai le cose dal basso e senza sponsor.
Balera Punk nasce dopo un periodo in cui ero da solo a organizzare piccoli eventi locali a Cremona e nel Cremonese con il nome SOS Festa. Serate underground vere, dove si passava dal metal ad altri generi alternativi, senza troppi filtri.
… e quindi cosa è successo?
A un certo punto ho iniziato a spingere di più su quello che sentivo davvero mio: il punk. Band come La Sindrome di Peter Punk e altre realtà importanti della scena. È lì che ho conosciuto Mimmo, durante uno di questi live.
Con Mimmo abbiamo capito subito che poteva nascere qualcosa di più di una singola serata. Un format, una rubrica, un contenitore punk, ma non chiuso. Punk rock al centro, certo, ma anche garage, grunge e tutto quello che ha attitudine, sudore e verità dentro.
Io e Mimmo ci completiamo: io più romantico, ideologico, uno che il punk lo ha letto, studiato, rispettato, affascinato dalle scene italiane e soprattutto da quelle storiche inglesi. Lui più scanzonato, diretto, festaiolo, ma con una conoscenza enorme del punk italiano anni 2000. Due facce della stessa medaglia.
Il nome “Balera Punk” ammetto che mi ha colpito fin da subito e incuriosito non poco, direi che è molto azzeccato.
Il primo locale dove siamo partiti sembrava davvero una balera: palla da discoteca, palco basso, atmosfera popolare. Balera Punk è venuto fuori così, senza pensarci troppo. Ed è rimasto, perché in Italia la parola “balera” ha dentro affetto, memoria, socialità. Mischiarla col punk ci è sembrato naturale.
Pensate di ampliare il giro con eventi più grandi, differenti o addirittura quasi fuori tema?
Non abbiamo mai avuto l’idea di “sfondare”. Il nostro obiettivo è molto più semplice e molto più difficile: andare avanti. Fare in modo che Balera Punk sia sostenibile, che continui nel tempo. Stare insieme, mangiare, bere, pogare punk. Conoscere artisti, creare relazioni, farci stare bene.
Abbiamo appena chiuso una rassegna invernale di sei eventi e ne arriveranno altri, anche importanti. E sì, ogni tanto ci piace anche sforare i generi, restando comunque nella nostra nicchia. Indie, grunge, attitudine prima di tutto.
Ci sono aspetti positivi nel fondare e gestire un collettivo come il vostro. Ce ne sono anche di negativi?
Le cose belle di tirare su un collettivo sono tante: la partecipazione, il sentirsi parte di qualcosa, il creare fiducia.
Quelle pesanti sono le responsabilità. Chi ci mette la faccia deve garantire a locali, artisti, pubblico. Deve reggere i colpi quando va male e non montarsi la testa quando va bene. E soprattutto deve tenere acceso l’entusiasmo degli altri.
Una domanda fuori luogo ma che a me piace sempre: Si fa il grano con il Punk?
No. Fine.
Oggi non ci si arricchisce con gli eventi, nemmeno con i festival grossi. Io da anni faccio il volontario in festival importanti, anche a livello nazionale, e posso dirlo chiaramente: non è tutto oro quello che luccica. Costi enormi, responsabilità enormi.
Anche dal lato dei musicisti, soprattutto in Italia, il punk non è una scorciatoia per diventare ricchi.
Come risponde la vostra città e il territorio in generale? Vi sentite appoggiati o esattamente il contrario?
Il territorio conta tantissimo. Cremona è una città che se ne intende di musica, ma è piccola. Ci sono tantissime iniziative e spesso più eventi che pubblico.
Chi ci segue deve scegliere, non può essere ovunque. Ci sono realtà molto attive, associazioni, ARCI, un centro storico vivo. Questo rende difficile dare continuità costante, soprattutto per un genere alternativo come il nostro. Il pubblico cremonese è molto abitudinario: per cambiare serve tempo, presenza e passaparola.
Nell’era del digitale ha ancora senso parlare di dischi, flyer ed eventi dal vivo?
Sì. E forse oggi più di prima. Il supporto fisico è un regalo che ti fai. Non sono soldi buttati. Cassette, CD, vinili sono memoria, identità. Da romantico quale sono, lo dico senza vergogna.
Su questo consiglio anche il film Mixtape: non è un film punk e ha un taglio adolescenziale, ma trasmette valori enormi. Parla di musica come legame, come memoria, come messaggio lasciato nel tempo. È uno di quei film che fanno capire quanto la musica possa essere importante nella crescita di una persona e, secondo me, è un film bellissimo da far vedere anche ai propri figli.
Come vedete il vostro futuro prossimo, avete da cosa può dipendere il successo di una organizzazione come la vostra e più in generale di quella che amiamo chiamare “la scena”?
Il futuro di Balera Punk dipende da noi, dal nostro sbattimento quotidiano, sette giorni su sette. Ma dipende anche dalla scena. Abbiamo incontrato persone splendide, soprattutto nelle scene venete e milanesi, e siamo innamorati di realtà come Punkadeka. Ringraziamo anche le realtà cremonesi che ci hanno aiutato davvero, come Arcipelago Cremona, Visit Cremona e soprattutto Amici di Robi, fondamentali per il nostro primo festival con Bambole di Pezza.
Ci auguriamo che le agenzie inizino a guardare di più alla sostenibilità della scena, soprattutto sui cachet. Perché certe richieste rischiano di ammazzare tutto.
Se un evento va male, non si ferma solo chi lo organizza: si fermano opportunità, spazi, possibilità per tante band.
La scena cresce solo se si ascolta, se ci si viene incontro, grandi e piccoli insieme.
Ora sfogatevi: dite tutto quello che vi va, se si potrà scrivere sarà pubblicato!
Grazie per questi spazi.
Balera Punk è questo.
Niente di più. Niente di meno.
Un ringraziamento al No Name, che ci ha dato fiducia e spazio.
Un grazie enorme al Wild Urban Theatre, e a Edo, per il supporto concreto e continuo.
E un grazie speciale a Valeriano di Punk Mi, per il lavoro, la visione e l’energia che mette nella scena.
Mike, Mimmo e Max









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