Ho pensato a diverse introduzioni, ma alla fine mi sono trovato a scrivere in modi differenti sempre la stessa. Una di quelle introduzioni che fissano il punto sull’importanza di un’iniziativa, legata prima alla necessità di una collettività e poi comune a tutti noi: un’attività, un progetto che in realtà serve a tutti, e riteniamoci fortunati che esista oggi, in uno stato in cui quattro stronzi (votati da chi non si sa mai) fanno di tutto per smontare il problema e ridurlo al classico gioco delle “mele marce”, se non peggio. Eccole quindi qui davanti a voi, le persone senza paura che non temono i sovracitati stronzi e chi li supporta. Una realtà nata nel dolore, che vuole evitare che ciò che è accaduto accada di nuovo, attraverso la comprensione della questione e non la sua semplificazione. La violenza di genere e il femminicidio esistono e vanno combattuti con ogni mezzo, e i ragazzi del Fem Fest i mezzi li hanno tutti e li condividono!
Come è nata l’idea di creare un collettivo e quando avete capito che era necessario fondarlo? Cosa vi ha spinto ad unirvi?
Femme Fest nasce nel 2022 dopo la tragica vicenda di Elisa Pomarelli, nostra cara amica e vittima di femminicidio per mano di chi lei considerava un amico. Da questo evento è emersa l’urgenza di trasformare il dolore in un atto di resistenza collettiva, dando voce a tutte le vittime di violenza. La scelta non è stata quella della commemorazione fine a sé stessa, ma della costruzione di un percorso attivo, capace di generare cambiamento e consapevolezza. Abbiamo trovato la forza di reagire e decidere di fare qualcosa di concreto, in modo che Elisa così come tutte le vittime, abbiano ancora una voce.
Pensate di ampliare il giro con eventi più grandi, in luoghi diversi con linguaggi differenti dalla musica?
Il nostro “sogno”, se così si può chiamare, è sicuramente riuscire ad ampliarci sempre di più e riuscire a raggiungere più luoghi e persone con i nostri format.
Siamo una realtà culturale che attiva comunità, reti territoriali e processi di consapevolezza collettiva attraverso eventi multidisciplinari. Cerchiamo di unire l’arte a 360° come la musica, il cinema, la letteratura e tanto altro, proprio con l’obiettivo di rendere accessibile un tema complesso e spesso lasciato ai margini, trasformandolo in un’esperienza condivisa e partecipata.
Quanto influisce la vostra regione o città sulla riuscita dei progetti, siete in un’area che collabora o vi sentite isolati nell’indifferenza?
Purtroppo Piacenza è una città abbastanza chiusa e schiva, e non è facile arrivare all’utente medio.
Ma crediamo sia una problematica di tantissime città di provincia. Per fortuna abbiamo una rete di persone con cui collaboriamo che ci aiutano a rendere vivo il progetto attraverso gli spazi condivisi, le collaborazioni e i passaparola. La risposta positiva la stiamo notando ogni anno che passa.
Come gestite l’equilibrio tra l’impegno politico/sociale e la necessità di fare aggregazione? È difficile mandare un messaggio oggi in una fase in cui le intolleranze sono vanto di una parte netta della popolazione?
Quando è nato Femme Fest non ci aspettavamo un coinvolgimento così grande, automaticamente siamo dovuti diventare “dall’’evento dell’anno” a una realtà che collabora, crea una rete di informazione e sostegno politico/sociale alla propria città. Proprio perché è difficile far arrivare certi messaggi crediamo che l’unica soluzione sia parlarne fino allo sfinimento ma in maniera creativa, ironica a volte e non “pesante”. Motivo per cui siamo l’unica realtà in Italia a fare eventi legati alla tematica molto vari: dalla stand up comedy alle proiezioni di cortometraggi, o dai talk fino ai workshop, proprio per far recepire il messaggio anche a quelle persone che certe tematiche non gli arrivano o non le toccano.
Essendo Punkadeka una Webzine punkrock, la domanda è doverosa; ma con voi cosa c’entra il punk?
Noi crediamo che la rivoluzione sia molto punk. Che i cambiamenti, le lotte siano punk.
Ad oggi questa cosa tende ad essere molto più blanda. Basti pensare al secolo scorso, con il movimento Riot Grrrl, che nasce come evoluzione femminista del punk. Qui viene spontaneo citare Kathleen Hanna, frontwoman delle Bikini Kill. Il Riot Grrrl ha messo al centro tematiche come violenza sessuale, abuso, body politics e autonomia femminile, creando una rete di fanzine, concerti e spazi autogestiti. Poi c’è Siouxsie Sioux, leader dei Siouxsie and the Banshees, ha costruito un’estetica e una presenza scenica che sfidavano apertamente i codici femminili tradizionali, diventando un’icona di indipendenza e autodeterminazione. Prendiamo anche Judy Chicago, che è stata tra le fondatrici dell’arte femminista negli Stati Uniti. Il suo lavoro più noto, The Dinner Party, ha restituito visibilità storica a figure femminili cancellate dal racconto ufficiale dell’arte e della cultura. Il punk non è solo musica, ma ribellione contro un sistema che non funziona.
Ora sfogatevi: dite tutto quello che vi va, se si potrà scrivere sarà pubblicato!
La violenza di genere rappresenta un problema strutturale radicato in dinamiche culturali,
relazionali e sociali che richiedono interventi di rieducazione e sensibilizzazione. In questo contesto, esiste un bisogno concreto di spazi sicuri, accessibili e non giudicanti in cui poter parlare di violenza, relazioni, consenso e linguaggio. Femme Fest nasce per rispondere a questo bisogno, utilizzando la cultura come leva di
trasformazione sociale. Sostenerci e venire ai nostri eventi significa partecipare attivamente a un progetto di prevenzione della violenza di genere, contribuendo in modo concreto.
E non ci sono scuse sul fatto che non proponiamo format interessanti o che non piacciano, perché noi ci occupiamo di ricoprire tantissime realtà artistiche e culturali. Un esempio? Facciamo fanzine DIY, workshop di serigrafia, arte terapia, laboratori di massaggi e cure olistiche, yoga, musica live con band che vanno dalla techno all’indie, dal punk rock al pop rock, abbiamo un’area market di artigianato e capi vintage, presentazioni di libri, tattoo walk in a tema, stand up comedy.. non riusciamo a elencarli tutti, ma puoi scoprirli sui nostri canali social!
Volete un fun fact? Tutte le persone che non ci conoscono personalmente credono che siamo un’associazione formata solo da donne. Beh, non è così. Non è forse anche questo uno di quei bias che ci dobbiamo levare dalla testa?




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