Punkadeka festival 2026- MXPX

I COLLETTIVI CHE FANNO COSE fiche IN ITALIA, We Want Punk, cura, cuore e tanto punk!

Eccoci di nuovo qua con una nuova rubrica, fresca di ideazione, di intenzione e di altro che non mi viene ora. Il soggetto di interesse è completamente nuovo; il fine, però, è il medesimo di quella che ho curato tempo fa sulle pagine della vostra web-fanza preferita, quella che fu “I Locali Punk da conoscere in Italia“! Carissimi lettori, sono qui a presentarvi “I COLLETTIVI CHE FANNO COSE fiche IN ITALIA” (non so se sarà questo il titolo, ma fa nulla).

Cominciamo subito dai primi estratti dalla mia lista: i bei fiô di We Want Punk, parmigiani iperattivi e capaci di grandi prospettive. Si sa che ormai l’estate è calda oltremisura negli ultimi anni a causa del cambiamento climatico (non è bastato che fallisse quella catena di patatine olandesi che per qualche anno stava a ogni angolo delle città e che rendeva le strade e i palati impraticabili) e, ve lo dico per esperienza, a volte è più torrida in Emilia che in altri luoghi vicini all’Equatore. Come fare a calmare tanta arsura in una Parma che sembra non vedere l’ora di tornare a parlare di Punk, serate a base di decibel elevati e DIY? Ma naturalmente risvegliando lo spirito ardente del “fai da te”!

Qui entrano in gioco i tre agitati alfieri che hanno deciso di buttarsi in questa folle, ma sempre fantastica, esperienza: tre persone che hanno scelto di risvegliare un’intera città dal torpore della quotidianità che, concedetemelo, non è mai abbastanza per le nostre città dormienti, che trovano spesso eccitazione in quei luoghi di culto chiamati centri commerciali.

Per dare questo “calcio deretanico” alla cittadinanza, cosa avranno mai pensato di fare? No, un attimo… ce lo raccontano loro di persona.

Su dai, ragazzi rudi, tocca a voi!

Tutto nasce nell’estate del 2024 grazie a Matteo e Giustiniano. Dopo averne parlato a lungo, abbiamo deciso di gettare le basi per il nostro primo concerto. Il vero punto di svolta è stata la serata organizzata per i 40 anni dei Klasse Kriminale, in collaborazione con Motorcity Produzioni. Per noi quella band è una vera ispirazione e, dopo il live, con la “benedizione” di Marco Balestrino, abbiamo deciso di chiamarci proprio come una loro canzone: WE WANT PUNK.
L’esperienza di quella sera è stata decisiva: vedere ragazzi e ragazze divertirsi, cantare e ballare con tutte le band ci ha dato la spinta e la necessità di organizzarne altre. È stato in quel contesto che abbiamo chiesto a Francesco di unirsi a noi, vista la sua propensione a curare ogni aspetto tecnico tra palco e suoni. Da lì abbiamo capito che niente poteva andare storto e ci siamo buttati in questa avventura. Un’avventura che è appena cominciata.

Se dovessimo chiedervi quale è la vostra specializzazione, cosa rispondereste?

La nostra specialità è sicuramente quella di proporre eventi che portino a Parma il Punk in tutte le sue forme e sfaccettature, con un occhio di riguardo sulla logistica, per l’accoglienza verso le band e per il pubblico. Cerchiamo di creare situazioni di aggregazione in nome di questa musica, dove persone di ogni età, provenienza, genere ed estrazione sociale possano sentirsi “a casa” e divertirsi.

Pensate di ampliare il giro con eventi più grandi, differenti o addirittura quasi fuori tema?

Un passo alla volta, vediamo come va. (i ragazzi sono dei tipi che ci vanno con i piedi di piombo, mi piacciono! ndS)

Quale è la vostra forza? Quali sono le cose belle di tirare su un collettivo come il vostro e quelle assolutamente brutte?

Sembra retorico, ma il pubblico è davvero la ragione di tutto. Viviamo per i sorrisi e per vedere la gente che poga sotto il palco.
La cosa più brutta? Sinceramente, quei dieci minuti prima dell’apertura delle porte. È lì che ti iniziano a venire in mente tutte le cose che potresti aver dimenticato e subentrano le ansie del caso. Ognuno di noi vuole sempre che tutti siano felici, “presi bene” e carichi per il concerto, e quel quarto d’ora di vuoto prima del caos è un massacro di nervi.

Quanto influisce la vostra regione o città sulla riuscita dei progetti? Siete in un’area che collabora o vi sentite isolati a combattere contro il deserto?

Siamo convinti che questo sia il posto ideale per organizzare concerti, specialmente in questo periodo storico. Parma è una città storicamente antifascista e noi ne siamo i figli. In un momento come questo ci viene naturale citare Joe Strummer: “Penso che la gente debba sapere che noi siamo antifascisti, contro la violenza, siamo antirazzisti e per la creatività. Noi siamo contro l’ignoranza”.
C’è un sacco di gente che ha a cuore questa musica e questa cultura. Bisogna ammettere che, col tempo, dalle nostre parti la scena si è risolidificata rispetto agli anni passati. Lo sappiamo bene perché ci siamo cresciuti dentro e crediamo davvero che valga la pena lottare per mantenere viva la fiamma. Siamo qui proprio per questo.

Come gestite l’equilibrio tra l’impegno politico/sociale e la necessità di fare aggregazione? É difficile mandare un messaggio senza che il lato ludico ne risenta?

In generale cerchiamo sempre di mettere la musica al centro dei nostri eventi, coinvolgendo band che riteniamo forti e di qualità. A volte può essere difficile trovare il giusto equilibrio tra i decibel e “l’impegno”, ma noi crediamo nel totale rispetto dei valori fondamentali del nostro mondo: fratellanza e unione, concetti che tutti dovremmo condividere SEMPRE. Non per forza ogni concerto deve trasformarsi in un comizio o in uno scontro di opinioni; deve essere, prima di tutto, un’occasione per gli artisti di esprimersi e per il pubblico di divertirsi insieme a loro.

Oggi, nell’era del digitale assoluto e culturofagico, quanto vivete con difficoltà la dimensione del live, dei supporti fisici, della creazione di manifesti e delle eventuali fanzine? Ha ancora senso ostinarsi a pensare al tangibile o è arrivato il caso di mollarlo definitivamente?

Il live resta un’esperienza unica e insostituibile. Nonostante il dominio del digitale, vediamo che anche tra i più giovani sta rinascendo la voglia e il bisogno di stare in mezzo alle persone, di sentire fisicamente le vibrazioni che escono dall’impianto e di percepire le emozioni dei musicisti a pochi metri di distanza. Tutte cose che uno schermo, per quanto ci provi, non riuscirà mai a trasmettere.

Che sia breve 0 lunghissimo, lasciateci un messaggio, quel concetto che porterà i lettori di Punkadeka a partecipare alle vostre serate.

Vi aspettiamo tutti al prossimo concerto.
Ci Vediamo Nel Pogo!

Risposta precisa e dritta al punto, da prendere in seria considerazione. Del resto, questi ragazzi amano dimostrare chi sono più con le azioni che con le parole. Quindi non vi resta che stare attaccati al loro culo attraverso i soliti, amati e odiati social, (Instagram e Facebook) per non perdervi nemmeno uno dei loro appuntamenti

 

 

 

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