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IDONT: Halfway to Nowhere

Uscito lo scorso 25 luglio, Halfway to Nowhere è il primo album del trio romano IDONT. Il disco, composto da 9 tracce, è disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato vinile 12″, grazie al supporto di Dinomite Records, Let’s Goat Records, Scuderie Ducali Records, Inconsapevole Records e V10 Records. L’album è stato registrato, mixato e masterizzato presso Hombrelobo Studio, con artwork curato da Simone Giannangeli e foto di Roberta Pastore e Fabrizio Giansante.

La band ha dichiarato: «Questo per noi non è un disco, è un’esperienza mistica durata anni che ora vede la luce e diventa concretezza vinilica». Ascoltando Halfway to Nowhere per intero, se ne percepisce il senso: si tratta di un vero e proprio viaggio onirico e immersivo.

L’album si apre con Beverly, brano caratterizzato da un energico incipit di batteria che definisce subito il sound della band: nostalgiche sonorità punk rock anni ’90 si mescolano a un’atmosfera sognante, resa ancora più intensa dal cantato delicato e avvolgente della voce femminile.

Il cantato alterna momenti in cui è presente solo il timbro femminile a passaggi in cui si intrecciano la voce maschile e quella femminile, come in Dangerously Stupid Words, secondo brano e tra i miei preferiti dell’album.

Tra i singoli usciti in anteprima spiccano Tides in Reverse, con un ritornello molto coinvolgente, e Wacky Waving Inflatable Tube Guy, caratterizzato esclusivamente dalla meravigliosa voce di Serena.

Pink Nose, White Fur e Breakup Song, quarto e quinto pezzo dell’album, si distinguono per i loro motivetti di chitarra accattivanti. L’intero album è animato da chitarra distorta e basso potenti che lasciano il segno, accompagnati da una batteria energica e a tratti predominante.

Black Phillip, sesto brano, cattura con un’intro suggestiva e chitarra spezzata. Chiude in bellezza l’album College Love (In the Aftermath).

Il disco si presenta come un susseguirsi fluido di tracce concatenate in una sequenza perfetta; il trio ha rielaborato quelle sonorità che mostra di amare in modo viscerale, penso ad album come Dogs from the Hare That Bit Us dei The Dickies, Bark Like a Dog degli Screeching Weasel, ma anche ai Descendents e Queers. Come osservava qualche anno fa il saggista Jason Heller parlando di quel particolare momento del pop-punk sviluppatosi negli anni ’90, «il pop-punk si ribellava contro il punk: voleva allontanare il nichilismo, le pose da cattivi ragazzi, il suo disprezzo per la melodia e, più di tutto, la sua seriosità […]. Lo fece cercando di esprimere innocenza, leggerezza, romanticismo e voglia di divertirsi». Gli IDONT incarnano perfettamente questa idea, trasformandola in qualcosa di concreto e tangibile.

Le aspettative generate dai singoli usciti in anteprima erano alte e, come ha sottolineato la band, i brani erano già noti perché suonati nei loro live. Tuttavia, lasciare un’impronta duratura attraverso un album resta fondamentale, perché consente di poter ascoltare i brani nell’intimità delle nostre vite.

Con Halfway to Nowhere, gli IDONT ci lanciano un invito a tornare, traccia dopo traccia, in quel luogo a metà strada tra il punk e i sogni.

 

Tracklist:

  1. Beverly
  2. Dangerous Stupid Words
  3. Tides in Reverse
  4. Pink Nose, White Fur
  5. Breakup Song
  6. Black Phillip
  7. Paper Thin Confessions
  8. Wacky Waving Inflatable Tube Guy
  9. College Love (In the Aftermath)

 

Link utili:
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