Il 1994 e il 1995 non sono solo gli anni di “Dookie”, “Punk in Drublic”, “…And Out Comes The Wolves”, “Big Choice”, “Smash”, “Stranger Than Fiction” e “Let’s Go” (solo per citare alcune pietre miliari del punk mondiale); ma anche il punk rock nostrano ha la sua epifania proprio a cavallo di metà anni ’90 grazie all’uscita di due compilation fondamentali: “Back in The ’76” (1994) e “Flower Punk Rock” (1995). Entrambi le compilation furono ideate da Ferdinando Ferdinandi, per tutti Nando, fondatore della leggendaria punk band Senzabenza.
Il 7 febbraio prossimo, il Daste di Bergamo ospiterà il Flower Punk Rock Festival, al quale parteciperanno 5 band presenti nella compilation e ancora in attività, ovvero Derozer, Senzabenza, Gli Impossibili, Crummy Stuff e The Chromosomes.
FLOWER PUNK ROCK FESTIVAL: la notte in cui il punk torna alle radici
In occasione della serata del 7 febbraio abbiamo fatto due chiacchiere proprio con colui che dette il via tutto, ovvero Nando dei Senzabenza.
Ciao Nando! Per cominciare: come nacque in voi l’idea della compilation “Back in the ’76”? E perché proprio il ’76? Immagino che i Ramones abbiano giocato un ruolo fondamentale nella scelta del titolo della compilation.
Ti premetto che ho una memoria demmerda e che forse sarebbe stato utile avere anche Sebi a supportarmi
nelle risposte, ma credo che ci siamo ispirati ad una strofa della nostra canzone Judy was a punk presente sul
primo album “Peryzoma”, che inizia appunto con Back in the 76.
Forse ci siamo ispirati anche alla canzone 1976 dei Redd Kross e al film The Spirit of 76 sempre con i fratelli
MC Donald come protagonisti.
Il 1994 è stato un anno fondamentale per il punk, inutile elencare i capolavori usciti in questo anno: quanto è stata importante per la scena italiana la nuova ondata di punk rock d’oltreoceano?
Per noi Senzabenza non molto, nel senso che in quegli anni anche noi ci sentivano in furgone “my brain
hurts” etc…, ma musicalmente avevamo già preso la nostra strada.
Per la scena italiana invece credo sia stata importantissima. Lo si vede anche oggi con l’entusiasmo e
l’affetto che accompagnano sempre le esibizioni italiane di bands come i Queers o, molto più raramente,
gli Screeching Weasel. A proposito: bella la storia di maggio al live di Trezzo.

Il Flower Punk Rock è tutt’oggi considerato un vero e proprio genere: quale tipologia di punk rock identifica? E secondo te ha sempre senso categorizzare il punk in etichette e sotto etichette oppure è obsoleto nel 2026?
Non sono pienamente d’accordo con te. In realtà all’epoca noi trovammo questa definizione per la nostra
musica ed effettivamente entrambe le compilations la richiamavano; però non conosco una sola band
italiana, di allora o più recente, che si sia mai identificata o definita come “flower punk”. Forse solo i Lazy
Bones.
Penso che il punk melodico che, dagli anni 90 fino ai nostri giorni, caratterizza tante bands, sia meglio
definibile come “Ramonescore”, termine coniato non so da chi, ma secondo me molto efficace.
Comunque in effetti etichettare oggi la musica di una band con un termine non ha molto senso, e forse non
lo aveva nemmeno negli anni passati.
Killjoint, Fichissimi, Chromosomes, De Pills, Bernardones, Lazy Bones, Mondo Topless, Radio Blare, Point of View, De Crew e Senzabenza: esclusa la tua band, come nacquero allora i vostri rapporti con questi gruppi? Considerando il fatto che la comunicazione era molto meno diretta e semplice rispetto ai giorni nostri.
Il 1993 ed il 1994 furono anni in cui giravamo come trottole in lungo ed in largo per la penisola a suonare e
quasi sempre avevamo uno o più gruppi di supporto. Inoltre molte bands ci portavano il loro demotape
chiedendoci di ascoltarlo e magari di prenderli in considerazione per futuri concerti.
Con Sebi ci accorgemmo che c’erano diversi gruppi validissimi e tantissime ottime punk rock song, che
sarebbe stato bello raccogliere in una compilation. La prima demotape “Back in the 76” nasce così.

Sull’onda del 1994, nel 1995 esce “Flower Punk Rock”: quali necessità vi hanno spinti a questa storica pubblicazione che vide l’aggiunta di numerose altre bands della scena italiana?
“Back in the 76” ebbe un successo di vendita abbastanza incredibile. Pensa che inizialmente facevamo le
copie a mano, con la doppia piastra, ma il quantitativo di copie che vendevamo ad ogni concerto, ci ha
costretto a fare una vera e propria stampa professionale. Ne stampammo quindi, se non ricordo male, altre
600, tutte vendute all’epoca.
Nel frattempo avevamo raccolto molti altri demo e conosciuto tante altre bands, per cui decidemmo di fare
una seconda compilation, questa volta con il supporto della nostra etichetta “Mac Guffin records” di Paolo
Cavalcanti.
Publicizzammo la cosa su fanzine e riviste musicali e ci arrivò tanto altro materiale: Flower punk rock nasce
così.

Il prossimo 7 febbraio celebreremo il trentennale dell’ uscita con un festival al Daste di Bergamo: parlaci di questa iniziativa che, presumo, entrerà nella storia del punk rock italiano.
Era da tempo che sognavo di mettere su un festival con le bands che avevano partecipato a quella
compilation e ancora pienamente in attività, ma poi era una cosa rimasta sempre solo nella mia testa.
Qualche mese fa mi sono deciso finalmente dia provare a concretizzare la cosa e ne ho parlato con Franz
Barcella, proponendola come una possibile giornata del Punk Rock Raduno (io avevo ipotizzato l’apertura
del giovedì).
Franz era perplesso su quella collocazione, ma invece l’idea di fare un festival così strutturato gli piaceva
per cui mi sono incaricato io di contattare tutte le bands che avessero appunto la caratteristica di essere
ancora in attività, e ho avuto un’adesione entusiastica da tutti. A quel punto ho riparlato con Franz e…..
abbiamo deciso di farlo.
Solo i Manges hanno purtroppo dato defezione, ma per impegni personali pregressi, non perché non gli
piacesse il progetto. Comunque, a tal proposito, durante il set dei Senzabenza, una piccola sorpresina ci
sarà.
anche di piccole bands, ma purtroppo quello che è molto peggiorato è l’interesse per i live.
Negli anni 90, ad un concerto, in un club o in un pub, di una punk rock band, anche poco conosciuta, era
difficile che venissero meno di 100 persone; oggi questo è fantascienza.
Le 5 band che saliranno sul palco del festival sono tutte, chi più chi meno, ancora in attività: cosa spinge secondo te questi musicisti a fare a gomitate coi tempi che corrono?
Come precisato prima, sono tutte bands pienamente in attività.
I motivi per cui lo sono ancora credo siano molteplici e non uguali per tutte, ma certamente tutte quante
sono legate dal pensare che andare in giro a suonare è tremendamente figo.

Un aneddoto riguardo alle band che suoneranno.
Come già detto non ho una grandissima memoria, ma ci provo:
paio di ragazzi che ci lasciarono un demotape dicendoci che gli sarebbe piaciuto suonare con noi in prossimi
concerti nel nord-est. Non ricordo chi di loro fossero fisicamente , ma comunque….erano i Derozer!
Una cosa del tipo”si si, ok il Flower Punk rock, ma noi non siamo per i prati e per i fiori; a noi piacciono i
parcheggi in asfalto”. Risi per mezz’ora.
Feltre. Era inverno e faceva un freddo inaudito. A noi ci ospitava uno del centro sociale a casa sua, mentre i
futuri Crummy Stuff dormivano coi sacchi a pelo nel centro sociale.
La mattina dopo dovevamo rivederci per fare colazione insieme, ma arrivati la mattina la centro, trovammo
un biglietto sulla porta “ragazzi stanotte siamo ripartiti. Avevamo freddissimo”. che tempi…..
esattamente l’anno, mi portò a vedere un “Livorno – Pisa” all’Ardenza. Ricordo che la partita finì 1-1, ma mi
rimase impresso che il treno (arrivavo da Milano ed era tarda mattinata, con la partita alle 14.30) si fermò a
Pisa e rimase fermo più di mezz’ora.
Ad un certo punto l’altoparlante della stazione disse che saremmo ripartiti dopo rimosso un possibile
ordigno ritrovato sui binari. Pensai ”iniziamo bene…..”
in Germania in un centro sociale. Alla fine si dormiva lì dentro coi sacchi a pelo e i tipi del centro ci dissero
“vi chiudiamo dentro perché a volte capita che vengano i nazi a spaccare tutto”. Ci chiuserò quindi dentro,
con una stufetta a gas accesa ed il rischio di finire asfissiati, senza via di fuga.
La mattina, quando ci liberarono Max il batterista disse “beh dai, alla fine è andata bene, potevamo morire
ed invece siamo vivi”…..
Faresti una “Flower Punk Rock” compilation dei giorni nostri? E se si, chi ci coinvolgeresti?
No non lo farei, perché all’epoca le due compilations furono un veicolo promozionale importante per molte
delle bands presenti, mentre nel mondo social di oggi non c’è più alcun bisogno di una cosa del genere.
Inoltre ci furono diverse polemiche, soprattutto con le bands della scena torinese, e non ho più voglia di
litigare con nessuno.

È pensabile una ristampa, magari in lp, delle due compilation?
Sarebbe molto bello e credo che ci sarebbero anche numeri di vendita abbastanza interessanti, ma
bisognerebbe trovare un’etichetta che creda nella cosa.
Grazie mille Nando! E 100 di questi “Flower Punk Rock”!
Bell’augurio, anche perché nessuno può escludere che replichi la cosa più avanti in un’altra città.
Lìappuntamento è fissato òper sabato 7 febbraio al Daste di Bergamo per un appuntamento con la storia del punk rock italiano.







