Punkadeka festival 2026- MXPX

Intervista agli ALREADY BURIED

Un po’ hardcore, un po’ metal. Un po’ anni 90, un po’ anni 2000. Quasi per scherzo, giusto per provare, un gruppo di amici un paio di anni fa (era aprile 2024) ha deciso di riunirsi per suonare insieme. E poi, come tante altre cose belle, è successo che da quel “Ma sì dai, proviamo e vediamo che succede”, nel corso delle settimane e dei mesi i vari pezzi della vita sono andati ad incastrarsi l’uno con l’altro al posto e al momento giusto. Come da cosa nasce cosa, è così venuta alla luce una nuova band nella scena hc e underground di Milano: gli Already Buried (Giangiacomo Pastore, Paolo Privitera, Tommaso Pasi, Vittorio Rosa), che da alcune settimane hanno pubblicato il loro primo EP, intitolato “Bad Things Happen and People Get Hurt” (dopo che tra gennaio e febbraio erano usciti due singoli).

Ebbene, con gli Already Buried abbiamo scambiato qualche domanda e qualche risposta.

 

A quale band, del presente o del passato, sentite di essere più vicini e perché?

«Ciao, qui Gigio (chitarra). Innanzitutto grazie per l’intervista e per l’interesse verso gli Already Buried. Penso che, bene o male, tutti noi siamo legati a un certo tipo di sonorità e stile: dagli Strife ai Guns Up!, passando per Cold World e i primi Turnstile. Senza dimenticare un certo tipo di metal/hardcore dei primi anni ’90. Insomma, le nostre influenze sono un po’ “datate” e di “classe”. Nel presente mi sono piaciuti molto Haywire, Locked Shut e i nostri Stone Cold».

Domanda banale ma (forse) non di semplice risposta. Hardcore: Los Angeles, New York o Boston? O Italia?

«Domanda difficilissima. Devo dire che mi piacciono un po’ tutte, ma per motivi diversi – Italia inclusa. Ti rispondo così: della scena di Los Angeles mi piace molto il flow, di quella di New York la tamarraggine, di quella di Boston l’urgenza e dell’Italia la passione, nonostante siamo ancora oggi una realtà piccola».

Quale delle vostre tracce vi soddisfa di più e perché?

«Guarda, devo dirti che ci siamo divertiti a crearle tutte, sia in sala che a casa. Ma se devo scegliere, allora ti dico “Green Flames”, “Mirror Lies” e “BRD!”, ovvero le più tamarre! Ti ripeto però che realizzare questo EP è stato davvero divertente, perché alla base c’era proprio quello come mood: divertirsi senza pensarci troppo. E penso che alla fine si senta nel risultato finale».

C’è uno o più valori e messaggi che volete trasmettere con il disco? Quali?

«I testi parlano fondamentalmente di quello che viviamo tutti i giorni e di ciò che abbiamo bisogno di dire, quindi cose belle, cose brutte ma anche cose matte, stregoneria, generazioni, psichedelia, film e anche un po’ di sano ego».

Quando avete deciso di formare gli Already Buried e perché? 

«Tutti noi suonavamo già una decina di anni fa in band molto attive nella scena milanese, come Abel Is Dying e To The Embers. Alcuni di noi sono poi rimasti fermi per anni, finché nell’aprile del 2024, un po’ per scherzo, ci siamo detti: “Facciamo una prova e vediamo cosa viene fuori?”. Da lì non ci siamo più fermati. Come dicevo prima, il gruppo è nato per puro divertimento, senza grosse pretese e senza nemmeno l’idea di registrare. Poi però i mesi passavano, i pezzi prendevano forma e abbiamo deciso di registrare tutto da soli nel febbraio 2025, tra casa e studi di amici. Abbiamo concluso il lavoro tra ottobre e dicembre dello stesso anno, registrando le voci al Trai Studio e mixando il tutto con Stefano Santi nel suo studio SPVN. Senza pensarci troppo , ho mandato l’EP a diverse etichette, tra cui Gianluca di Rebuilding (grazie!), che ci ha subito chiesto se fossimo interessati a farlo uscire con la sua etichetta. E quindi ora siamo qui, con il nostro primo EP “Bad Things Happen and People Get Hurt” finalmente in uscita. Tutti ci hanno sostenuto tantissimo e di questo siamo davvero grati. Non ci aspettavamo i feedback che abbiamo ricevuto, soprattutto considerando com’è nato tutto».

Come è cambiata la scena negli ultimi anni? Meglio ieri o oggi?

«Guarda, io personalmente non frequento la scena attivamente da parecchio tempo, ma da spettatore mi sembra che stia girando bene: ci sono tante realtà locali che organizzano date e si sbattono molto. Mi sembra anche più organizzata e collegata a booking più importanti. Quindi direi che c’è ancora tanta passione, sia tra chi suona sia tra chi organizza. Momento nostalgia: mi manca molto quando suonavo negli Abel e mi occupavo in prima persona, o insieme a Paul, di organizzare date locali. Alcune sono state davvero memorabili in quegli anni, tra lo SGA di Arese e la Fucina di Sesto. Ricordo grandi pienoni e pit scatenati, con tante band di amici come TEOSTY, The Miracle, To Kill, Nashwuah…».

Avete in programma delle date? Dove e quando? E altre tracce?

«Sì: stiamo iniziando a programmare alcune date proprio in questo periodo per luglio e settembre, principalmente nella nostra zona, tra cui una davvero super… poi chissà! Non ci poniamo limiti: prendiamo quello che viene, cercando di divertirci il più possibile. A livello di pezzi, stiamo già lavorando a musica nuova e al momento abbiamo già due brani completi. Vedremo cosa riusciremo a combinare entro l’anno, ma è sicuramente la parte che trovo più divertente, soprattutto quando porti qualcosa da zero a cento completamente da soli. Quindi avanti tutta, e spero che l’EP diverta quanto ha divertito noi nel farlo. Grazie ancora Punkadeka per l’intervista e Rebuilding del supporto che ci sta dando».

 

Articolo e intervista di Giovanni Bernardi

ASCOLTA QUI GLI ALREADY BURIED!
INSTAGRAM https://www.instagram.com/alreadyburiedflow/

Non perderteli sul palco del PUNKADEKA FESTIVAL IL 5 SETTEMBRE.

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