Grade2, dai primi concerti davanti in piccolo pub fino a Los Angeles e alla Hellcat Records, la storia dei Grade2. In vista del loro ritorno in Italia al Punkadeka Festival, abbiamo parlato con Sid, Jacob e Jack di Talk About It, dell’evoluzione della band, del rapporto con Tim Armstrong e di cosa significa continuare a vivere il punk senza perdere lo spirito degli inizi.
Il vostro ultimo album, Talk About It, è, e questa è un’opinione molto personale, il vostro album più maturo: siete d’accordo? Come gestite la pressione di essere la band sulla quale Tim Armstrong ripone aspettative così alte?
Questo album ha sicuramente un’atmosfera più personale, soprattutto per quanto riguarda i temi dei testi. È stato un percorso naturale e ci è sembrata la direzione giusta per questo disco.
Cerchiamo sempre di scrivere per noi stessi, creando qualcosa che ci piaccia davvero suonare. Concentrarsi sulle aspettative crea un blocco creativo e ostacola il processo di scrittura.
Detto questo, lavorare con Tim è una benedizione e abbiamo imparato tantissimo da lui.
– Sid
Se qualcuno scoprisse i Grade2 attraverso la vostra musica più recente e poi tornasse ad ascoltare le vostre prime registrazioni, cosa pensate che lo sorprenderebbe maggiormente?
Ogni album e ogni uscita rappresentano un viaggio. Prima dei Grade2 non avevamo mai fatto parte di una band, quindi abbiamo imparato tutto strada facendo.
Ogni disco è stato un percorso di crescita: dall’imparare a suonare i nostri strumenti, alla scrittura delle canzoni, fino alla comprensione di come funzionano le cose in studio.
Direi che si può sentire un’evoluzione in ogni album, in tutti gli aspetti che ho appena menzionato.
– Sid
Quale aspetto dell’essere in una band è diventato più facile nel corso degli anni e quale, invece, continua a diventare più difficile, indipendentemente dall’esperienza che accumulate?
Suonare dal vivo è diventato leggermente più facile. Impari a gestire pubblici diversi, locali diversi e tutte le cose che possono andare storte sul palco, quindi ormai non vai più nel panico come una volta.
Per quanto possano essere tanti i concerti che facciamo, viaggiare non diventa mai veramente più facile!
– Jacob
Se poteste conservare un solo momento della storia dei Grade2 in una capsula del tempo, non necessariamente il più importante, quale scegliereste e perché?
Probabilmente sceglierei uno di quei primi concerti in cui eravamo solo noi tre, davanti a un piccolo pubblico che impazziva completamente!
Non c’erano aspettative, nessun piano per una carriera e nessuna idea di dove ci avrebbe portato tutto questo. Stavamo semplicemente vivendo il momento migliore possibile suonando musica insieme.
– Jacob
Guardandovi indietro, c’è stato un momento in cui i Grade2 hanno smesso di sembrare semplicemente un gruppo di amici che suonavano insieme e hanno iniziato a sembrare una band con un vero futuro?
Non c’è mai stato un vero piano per trasformare la band in qualcosa di duraturo o con un futuro preciso. È semplicemente come cavalcare un’onda, e noi ci stiamo godendo ogni momento.
Detto questo, se dovessi individuare un momento da “non ci posso credere”, direi quando siamo volati in America per la prima volta per registrare la nostra prima uscita con Hellcat Records, Graveyard Island.
Dall’inizio alla fine è stata un’esperienza surreale, e lo è ancora se ci penso oggi. Venire da una piccola isola nel sud del Regno Unito e ritrovarsi a registrare a Los Angeles: è una frase che non avrei mai pensato di poter scrivere, figuriamoci qualcosa che avrei immaginato di riuscire a realizzare.
Dal 2019 in poi, le uscite, i tour… è sembrato che tutto fosse andato a tutta velocità.
– Sid
I Grade2 sono nati come tre amici che facevano musica insieme. Dopo tutto quello che è successo, qual è l’unica cosa che non è mai cambiata dal primo giorno?
L’amore di Jacob per l’alcol.
– Jack
Quando Tim Armstrong ha scelto di lavorare con voi, avete mai sentito la pressione di dover dimostrare quanto valevate? Oppure avete sempre cercato semplicemente di rimanere fedeli a voi stessi?
Onestamente, ripensandoci oggi, non eravamo realmente preoccupati per tutta quella pressione. Eravamo semplicemente entusiasti e increduli che stesse succedendo davvero.
Avevamo 20-21 anni e penso che quella fosse la nostra arma segreta: eravamo troppo giovani per sentire la pressione!
Se fosse successo oggi, probabilmente sarei un fascio di nervi!
– Jack
Suonerete al Punkadeka Festival in Italia. Cosa vi piace di più dei festival punk europei e cosa può aspettarsi il pubblico dal vostro set?
Per me, sicuramente, le persone. In questi festival incontri le persone più autentiche e interessanti.
In particolare, trovo che molti membri dello staff siano spesso volontari e lo facciano semplicemente per amore della musica. È un bel promemoria per ricordarsi di tenere l’ego sotto controllo, essere gentili e fare ciò che si ama.
Dal nostro set potete aspettarvi energia incessante dall’inizio alla fine e puro punk rock aggressivo e capace di far stare bene.
– Jack



