Al momento in cui scrivo è Primavera…vuol dire che inizia a fare più caldo, il freddo dell’Inverno è ormai alle spalle, davanti a noi si stende una bella stagione di concerti e festival in cui fare a mazzate davanti alle transenne o da godersi un po’ più lontani con una birra in mano e l’aria di sufficienza di chi ste robe le fa da quando era ragazzino, e c’era ancora la lira.
Sia che apparteniate alla prima, sia che apparteniate alla seconda categoria, ci sono delle band che qui in Italia non potete evitare di incrociare in giro per festival estivi: i Less Than Jake sono, insieme a Pennywise e Dropkick Murphys tra i capi dell’onnipresenza festivaliera estiva europea. E questo per me è bellissimo, perchè niente grida ESTATE! più di una chitarra in levare, un paio di fiati belli grossi e una batteria che fa tupatupa. Quindi perchè non farci una chiacchierata proprio con loro? I nostri zii simpatici da Gainesville Rock City, Florida.
Prima le cose importanti:
La stagione dei festival sta per iniziare, voi siete aficionados qui in Europa, quali sono i festival che aspettate con più impazienza? (Non sentirti obbligato a rispondere “Bay Fest” :D)
A dire il vero, tutti i festival sono belli per un motivo o per l’altro. Non posso dire quale aspetto con più impazienza perché non ho la lista sottomano, ma il BayFest è sempre divertente, così come il Punk Rock Holiday.
Vorrei farti una domanda che ho fatto una volta ai Manowar: avete un sound molto preciso e consolidato che non cambia molto da un album all’altro. Come musicisti, avete altri progetti che si discostano da questo sound? Se no, non sentite mai il bisogno di fare qualcosa di diverso?
Alcuni di noi hanno diversi progetti musicali e sono tutti diversi da quello che facciamo con i Less Than Jake, ma questo è dovuto principalmente al fatto che abbiamo un “sound” che creiamo quando noi cinque creiamo insieme. Sento il bisogno di sperimentare stili diversi e spesso continuo a comporre musica di quel tipo nel tempo libero, ma non viene pubblicata commercialmente. Quella è la parte “artistica”.
Non so se dalle vostre parti sia lo stesso, ma dopo un periodo in cui il punk era appannaggio esclusivo di chi aveva più di 40 anni, sta emergendo una nuova generazione che fonde elementi tipici del punk (inclusi quelli estetici) con sonorità più moderne e tematiche più giovanili. Pensate che questo sia un problema per voi, band più “adulte”? C’è un ricambio generazionale nella scena punk americana?
No, non crea nessun problema. Penso sia fantastico vedere i giovani che si appropriano del punk. Credo che quando si inizia a ingabbiare il punk, questo si libera e ti ricorda che la tua opinione sul punk non corrisponde alla sua vera essenza. Si tratta di fare ciò che VUOI TU, senza lasciare che gli altri ti definiscano. Se questo è un problema per le band più anziane, si tratta semplicemente della sindrome del “vecchio che urla al cielo”. Questo NON è punk. Almeno per me. Ma ehi, quando si iniziano a imporre regole al punk, è lì che le cose prendono una brutta piega.
Avete appena suonato al Coachella, all’Heineken House… com’era l’atmosfera? Vi sentivate parte di un grande evento pop, o era solo un altro concerto?
Onestamente è stato un po’ strano, ma per me era solo un altro concerto. C’è la percezione che l’intero festival sia un tripudio di ricchi che corrono in giro lanciando soldi in aria, quando in realtà è come qualsiasi altro festival, forse un luogo più pulito? Comunque, il concerto è stato divertente ed è interessante vedere quanti punk ci sono dietro le quinte di quel festival: rimarreste scioccati.
Mi piace chiedere alle band come la vostra, che sono in giro da tanto tempo, se c’è stato un momento nella vostra vita in cui questo lavoro è passato da “lavoro dei sogni” a “solo un lavoro”. Avete mai vissuto quel momento?
No. Ogni giorno che posso fare questo è un sogno. Noi cinque siamo ben consapevoli di quanto siamo fortunati a fare quello che facciamo. Lo consideriamo un lavoro esclusivamente in base a come affrontiamo la performance. Vogliamo essere professionali in quello che facciamo, ma sappiamo tutti che è un dono. Qualsiasi band che lo consideri “solo un lavoro” dovrebbe semplicemente smettere, cazzo. E lo dico con tutto me stesso: se per voi questo è solo un lavoro, tornate a casa e fatevi un lavoro dalle 9 alle 5. Non abbiamo bisogno di voi che rovinate i nostri bei momenti con le vostre vibrazioni negative.
Ultima cosa: dopo tutti questi anni, provi ancora quella scarica di adrenalina quando sali sul palco e il pubblico impazzisce? Non è qualcosa a cui ci si abitua col tempo?
Certo. Quando quella sensazione svanisce, so che è ora che anch’io mi ritiri.
Appuntamento l’11 Agosto al Road To Bay Fest!
Tutte le foto sono di Paolo Bianco





