Punkadeka 20 anni di DIY ...il libro

La Top 10 2010-2019 di Matteo Paganelli

Best of the Scene

10) THE PONCHES“The Long Goodbye”
Monster Zero Records, 20 Aprile 2012

Dopo “Bad Juju” dei Manges questo “The Long Goodbye” degli amici torinesi Ponches è il disco punk italiano che più mi è piaciuto in questo decennio. Album tiratissimo di quel punk rock 4/4 che però si dissocia dal resto del “ramonescore” (quanto odio questo termine…) italico: saranno le melodie, saranno le linee vocali, oppure, molto più semplicemente, saranno le canzoni, ma da quando li ho conosciuti i Ponches rimangono nella top 5 delle mie band italiane preferite.
RIUNITEVI STRONZI!

9) FACE TO FACE, “Protection”
Fat Wreck Chords, 4 Marzo 2016

Vi ricordate “Three Chords And a Half Truth”? Stendiamo un velo pietoso…
“Protection” segna non solo il ritorno dei Face To Face sotto Fat Wreck Chords, ma anche il ritorno al sound da sempre ammirato nei dischi della punk band della California del sud. Oltre a pezzi bellissimi come la title track, I Won’t Say I’m Sorry, Double Crossed ecc, quello che mi ha colpito è la canonica linea di basso del buon Scott Shiflett: ascoltare per credere.

8) TEENAGE BOTTLEROCKET, “Freak Out!”
Fat Wreck Chords, 3 Luglio 2012

Penso saremo tutti d’accordo sul fatto che “Freak Out!” non sia la punta di diamante della discografia dei Teenage Bottlerocket, ma è comunque un ottimo album formato da ottime canzoni quali la title track, la splendida Done With LovePunk House of Horror, Never Gonna Tell You e via dicendo.
Penultimo disco con Brandon dietro le pelli, “Freak Out” è un lavoro riuscitissimo per quanto riguarda l’alternanza di voci tra Ray e Kody, ma a questo i TBR ci hanno abituato sin da subito.

7) THE MANGES, “Bad Juju”
Monster Zero Records/Tre Accordi Records, 8 Ottobre 2010

Assieme ai Derozer i Manges sono la punk rock band italiana che preferisco.
“Bad Juju” esce 4 anni dopo “Go Down” e questa cosa non deve essere affatto sottovalutata: l’album del 2006 è semplicemente perfetto e tutti sappiamo come sia difficile per una band far uscire un disco che deve susseguirsi a un capolavoro. Bene, i Manges ci sono riusciti perché “Bad Juju” è una gemma nella discografia della band spezzina riconosciuta anche dall’altra parte del mondo.

6) MASKED INTRUDER, s/t
Red Scare Industries, 14 Agosto 2012

Sarà per il fatto che sono mascherati (e, ahimè, il look a volte può indirizzare un giudizio), ma i Masked Intruder hanno veramente conquistato il cuore di molti punk rockers, compreso il mio. Questo album è quello d’esordio, dunque quello a cui sono più legato (anche se, ad essere sincero, ultimamente ascolto molto più volentieri “M.I.” del 2014 e “III” di quest’anno). Mi ricordo che appena sentii il primo singolo Stick’Em Up pensai “sono veramente uguali ai Chixdiggit!, quindi devono piacermi per forza”: non ci andai molto lontano, nel senso che il self titled è sullo stile Chixdiggit!, mentre gli altri due lavori da studio sono meno essenziali e con arrangiamenti più originali. E poi questo disco è stato il primo che ho recensito per punkadeka.it: poteva mancare nella top ten?

5) THE INTERRUPTERS, s/t
Hellcat Records, 5 Agosto 2014

Molti definiscono gli Interrupters gli eredi dei Rancid: che ci sia un’affinità tra le due band è innegabile, ma io penso che il quartetto di Los Angeles, soprattutto in questo suo primo disco, possa essere avvicinato molto più marcatamente agli Operation Ivy (spero conveniate con me che Rancid e Operation Ivy non siano proprio la stessa identica cosa). E’ forse per questo che mi sono innamorato degli Interrupters: l’anagrafica non mi ha consentito di godermi appieno gli Operation Ivy, dunque gli Interrupters sono gli OI della mia generazione. Ah, anche i pezzi del self titled spaccano.

4) BOUNCING SOULS, “Comet”
Rise Records, 12 Giugno 2012

Classifica e punk rock: in mezzo i Bouncing Souls ci DEVONO essere. Potrebbero stare in qualunque classifica anche solo per il merito, se non fosse che “Comet” è un album con la A maiuscola. Questo disco, l’ottavo della discografia, contiene alcuni dei pezzi che più ascolto della band del New Yersey: Comet, We Love Fun, Ship in a Bottle, Baptized, Fast Times, In Sleep Coin Toss Girl uniscono la malinconia alla voglia di divertirsi che questa giovane band che ha da poco festeggiato i 30 anni di attività ha dimostrato e sempre lo farà in ogni singola canzone e in ogni singolo concerto.

3) STREET DOGS, s/t
Hellcat Records, 31 Agosto 2010

Se parliamo di Street Dogs il self titled del 2010 non può non essere preso in considerazione come uno degli album più completi della punk rock band di Boston.
Una delle band a cui sono più affezionato sfornò questo album fatto di passione e tanta tanta attitudine, caratteristiche che da sempre accompagnano Mike McColgan e soci. Come non citare pezzi quali Punk Rock and Roll, Yesterday, In Stereo Freedom? Band ammirevole e disco indimenticabile.

2) OFF WITH THEIR HEADS, “Home”
Epitaph Records, 11 Marzo 2013

Così come “Dream Homes” dei Dear Landlord per il 2009, “Home” degli Off With Their Heads rappresenta un Big Bang per il punk rock del 2010: con il loro sound ruvido ed essenziale, le loro liriche pessimiste e introspettive e il cantato rauco e potente gli Off With Their Heads raggiungono la perfezione proprio in questo album che, non penso di esagerare, ha segnato una generazione. Non credo esista punk rocker in Italia che non riconosca l’importanza di questo album e non ne ammiri la forma.

 

1) THE MENZINGERS, “On The Impossible Past”
Epitaph Records, 20 Febbraio 2012

La prima posizione non poteva non essere occupata da “On The Impossible Past” dei Menzingers.
Questo è un album che ha avuto un grandissimo impatto sul sottoscritto: oltre ad essere la pietra miliare della discografia della band della Pennsylvania e oltre a contenere il mio pezzo preferito in assoluto (Nice Things), ha avuto il grandissimo merito di farmi entrare nel cuore i Menzingers. Prima di acquistare a scatola chiusa “On The Impossible Past” non ero affatto fan dei Menzingers, anzi proprio non mi piacevano, poi la svolta: difficilmente passa un giorno senza che non ne ascolti almeno una canzone, e devo tutto questo a OTIP.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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