Di autobiografie ne ho lette molte, ma “Fahreneit-182″ di Mark Hoppus è inarrivabile.
E’ inarrivabile per la sua ironia, è inarrivabile per la sua carica emotiva, è inarrivabile per la sua semplicità e sfrontatezza, è inarrivabile per molti altri motivi.
Aneddoti divertenti e tragici si susseguono in questo memoir che ha come filo conduttore la semplicità del suo scrittore, quel Mark Hoppus che tutti noi conosciamo come bassista/cantante/fondatore dei blink-182, ma che in realtà è molto di più: è un padre, uno skater, un marito, un figlio, un sopravvissuto al cancro.
In questa autobiografia Mark Hoppus si mette a nudo (nel vero senso della parola, come potrete leggere) affrontando con una semplicità complicata tutti i capitoli della sua vita, dalla giovinezza segnata dal divorzio dei genitori, alla battaglia vinta recentemente contro il cancro (argomento trattato con un distacco e una sensibilità quasi dicotomica che fa accapponare la pelle tanta è la sua drammaticità, nonostante il lieto fine); nel mezzo un’infinità di aneddoti sulla formazione dei blink-182, l’addio di Scott e l’arrivo di Travis, il dualismo coi Green Day, il rapporto tormentato con se stesso e con il miglior amico Tom, il rapporto fraterno col produttore Jerry Finn, l’entrata di Matt Skiba nella band, l’uscita di Matt Skiba dalla band e tanto altro ancora.
“Farheneit-182” (scritto con la partecipazione dello scrittore di Los Angeles Dan Ozzi) non è solo l’autobiografia di un semplice ragazzo del deserto californiano diventato una vera e propria icona della storia del punk rock, ma è anche un trattato antropologico sul punk degli anni ’90: l’ascesa di MTV e TRL, Tony Hawk e il Vans Warped Tour. Ma si parla anche di ansie, di depressione e di paure di un uomo normale passato dall’essere uno come tanti all’essere un autore di dischi che hanno venduto milioni di copie.
Quello che più mi ha colpito di questo libro è la semplicità con la quale Mark Hoppus riesce a centrare il bersaglio, qualunque sia l’argomento trattato. Chi conosce bene i blink (molto meglio di me, sono sempre stato della squadra Green Day, scusate) si renderà conto di quanto questo libro rispecchi al meglio il vero essere di Mark e dei suoi compari, quelli che corrono nudi nel video di What’s my Age Again, quelli sfigati del video di Josie, quelli dissacranti del video di All The Small Things, quelli fragili di Adam’s Song, quelli più seri di Stay Together For The Kids e quelli ancora più introspettivi di I Miss You.
Vorrei scrivere tante altre cose, ma preferisco fermarmi: spero di avervi incuriosito riguardo a “Fahreneit-182″, un’autobiografia che trascende il lato autobiografico e mostra tutta la semplicità dietro a un ragazzo proprio come noi.
A patto che qualcuno di voi abbia una piscina a forma di genitale maschile nel proprio giardino nella propria villa di Beverly Hills.
Edizione italiana a cura di Limina Edizioni
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