Dopo avervi presentato i singoli “About You, About Me” e “Thorns”, eccoci a parlare di “Damnatio Memoriae”, disco d’esordio dell’alternative/metalcore band bresciana Mary Was A Machine. Come spesso di questi tempi, anche nel loro caso parliamo di una produzione totalmente DIY che non ha nulla da invidiare ai nomi noti della loro scena: un album ben strutturato in fatto di songwriting e arricchito dalla presenza di Jarno Bellasio al master che ha saputo dare il giusto bilanciamento generale a sound e parti vocali. Parlando della loro proposta ci troviamo davanti a un lavoro che in generale va a incastrarsi in una precisa fascia temporale, ossia quella che va dal 2000 fino al 2015, dove il focus era trovare la giusta sintonia tra la prima ondata metalcore e l’ingresso in scena dell’alternative metal di stampo americano (I Prevail e simili per intenderci). “Damnatio Memoriae” gira quindi intorno a questo obiettivo, mostrandoci da un lato una band sul pezzo in fatto di scrittura e capace di chiudere il cerchio attraverso un buon numero di singoli decisamente riusciti. Parlando di un esordio discografico è fisiologico pensare che la strada attuata non sarà quella “finale” e proprio su questo aspetto il gruppo mostra le sue varie forme, da quella più incline all’heavy vero e proprio e quello più alt-rock avvicinandosi a quanto fatto da band come Papa Roach e Nothing More. Tra le due opzioni quella che risulta più “congeniale” al sottoscritto è di certo la prima, dove un riffing ben strutturato e ritmiche serrate danno la giusta dose di aggressività al tutto. Rimaniamo quindi sintonizzati per scoprire il prossimo passo discografico di questa interessante realtà tricolore.
MARY WAS A MACHINE: Damnatio Memoriae
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