PUNKADEKA FESTIVAL 25th Anniversary

Milo goes to Vale: la mia intervista al frontman dei Descendents

Quando ti dicono che hai a disposizione 15 minuti via Zoom con Milo dei Descendents, sai che non puoi permetterti di sbagliare. Ho passato i giorni che mi dividevano dall’intervista a guardare e leggere tutte le interviste possibili presenti sul web per trovare ispirazione ed evitare quanto più possibile di fare domande che gli erano già state poste milioni di volte. La storia dell’iconico logo la sappiamo già, che ha lasciato la band per la carriera di scienziato e poi la carriera di scienziato per la band, anche, e così tante altre domande di cui tutti avremmo già saputo le risposte. Panico. Arrivo la sera prima senza ancora nessuna domanda pronta, perché dopo oltre 40 anni di carriera cosa puoi chiedere di innovativo al cantante di una delle band che ti ha cambiato la vita? Così ho fatto come faccio sempre, l’ho buttata sul sentimentale sperando di trovarmi davanti qualcuno ben disposto a fare quattro chiacchiere informali e che non rispondesse con freddezza o senza voglia. E infatti mi sono trovata davanti la persona più gentile e disponibile di sempre, un Milo felicione con il quale ho riso e parlato come se fossi con un vecchio amico al bancone del bar a raccontarci storie con una birra in mano. Di seguito la trascrizione e traduzione della mia intervista a Milo. Un infinito grazie al boss Deka per avermi dato questa possibilità.

Vale: Hey!

Milo: Oh ciao! Ciao! Ci sono, credo, ho avuto alcuni problemi con Zoom, scusami.

Vale: Nessun problema! Ciao di nuovo e grazie per essere qui con me, spero davvero che la mia intervista sia interessante.

Milo: Sono sicuro che sarà interessante.

Vale: Ho alcune domande per te, quindi partiamo! La prima: ho visto un’intervista del 1996 in cui vi chiedevano se foste consapevoli della portata della vostra influenza sulle persone, sulle band che nascevano grazie a voi e su quelle che vi coverizzavano (vengono citati Face To Face, Sublime, Soul Asylum). Questo nel lontano 1996, quando usciva Everything Sucks. Cosa risponde il Milo di oggi nel 2024 a quella domanda? Lo sei? Ti immaginavi tutto questo allora? Sei più consapevole di aver cambiato la vita a generazioni di persone?

Milo: Beh, sì, immagino di essere diventato più consapevole negli ultimi anni. Sicuramente nel ’96 mi ha colto di sorpresa perché eravamo una band piuttosto piccola negli anni ’80 e ’90 e poi all’improvviso nel ’96, whoa, la gente vuole sentirci suonare. Inoltre, la stessa cosa è accaduta anche dal 2011 in poi, quando abbiamo ricominciato a suonare con continuità, ora sono sicuramente molto più consapevole di cosa significhi questa band per le persone. Per me è molto gratificante ed emozionante sapere che la gente vuole ancora sentirci suonare e sapere che possiamo davvero commuovere le persone in quel modo. Il fatto di essere diventato più grande e consapevole rende le cose diverse rispetto al ’96, adesso mi sto divertendo davvero. È bello uscire, incontrare persone e parlare con loro di cosa significhi la nostra musica e anche di quanto sia importante non solo per loro, ma anche per me. La musica mi completa come persona e mi piace davvero.

Vale: È fantastico! Ok, la prossima potrebbe essere un po’ difficile e personale, ma sentiti libero di rispondere a quello che vuoi. Hai scritto Comeback Kid per Bill Stevenson, quando si è rimesso da un tumore al cervello. Anche Smile, una delle mie preferite, è dedicata a lui. L’anno scorso invece hai vissuto tu in prima persona una brutta esperienza, un attacco di cuore, costringendovi ad annullare le date rimanenti del tour. Cosa hai provato in quel periodo? Qualcosa è cambiato in te, nel tuo modo di agire e di pensare? Riprendere in mano la propria vita dopo un tragico evento non deve essere facile, ma sicuramente hai vinto questa avversità e mi chiedo se tu sia riuscito a trarne qualcosa di positivo.

Milo: Beh, una cosa che [l’attacco di cuore] ha fatto è stata consacrare il mio legame lungo una vita con Bill perché è rimasto con me in Spagna e mi ha aiutato a superare l’intera degenza in ospedale. E in realtà ci siamo anche divertiti molto mentre eravamo lì. Bill ha avuto i suoi problemi di salute, e io ho avuto i miei e ci siamo sempre stati l’uno per l’altro. Penso che parte di ciò che mi ha davvero colpito è avere la consapevolezza che lui ci sarà sempre per me, come io ci sarò sempre per lui. Questo è ciò che è più importante per noi come persone e come compagni di band. Questo è quello che ne ho tratto. Inoltre, ovviamente, vogliamo ancora suonare e voglio continuare a fare quello che facciamo. Questa è stata la grande sfida: possiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto? Finora sta andando alla grande. Non abbiamo mai tolto il piede dall’acceleratore e abbiamo continuato ad andare avanti per la nostra strada. Penso che mi abbia fatto capire anche quanto sia importante rimanere in salute. Fortunatamente tutti e quattro ci stiamo impegnando nel prenderci cura del nostro corpo, perché se vuoi continuare a divertirti e vuoi continuare a fare musica, il tuo corpo deve funzionare, soprattutto per il tipo di musica che facciamo noi, così veloce e così impegnativa.
Ovviamente ero già abbastanza in forma prima dell’infarto, ma dopo ho cercato di lavorarci di più. Stessa cosa per Bill. Quando torniamo dal tour, andiamo direttamente in palestra. “Ok Bill, su, è ora di allenarsi”. Ecco questo è ciò che stiamo facendo. [Risate]

Vale: Grazie mille per questa risposta, Milo. Ecco la prossima domanda: i vostri primi testi mettevano a nudo delle debolezze, un’umanità e una rabbia sinceri. “Sono così ma non giudicarmi un perdente”. Poi c’era il rancore per sentimenti non corrisposti o verso chi buttava via la propria vita e tutti i sentimenti amplificati di un adolescente. Tutto era detto in modo diretto e schietto. In quel momento storico non c’era internet, non assistevi in maniera istantanea al giudizio sul tuo lavoro e sui tuoi sentimenti. Pensi che dei giovani Descendents oggi si esprimerebbero nello stesso modo sapendo di poter essere messi, passami il termine, alla berlina mediatica di Internet?

Milo: Ebbene, sì, allora non esisteva la cancel culture. Almeno non come la viviamo oggi. Quindi sì, eravamo giovani, eravamo tutti adolescenti. Ma, come hai detto tu, eravamo anche adolescenti senza filtri. Quindi hai quella prospettiva non filtrata che si ha da giovani, e penso che alcune delle cose che dicevamo allora fossero da intendere semplicemente come i nostri sentimenti di ostilità più intimi. Esprimendo certi concetti oggi potresti essere criticato duramente online e sarebbe difficile non farsi abbattere dalle critiche, il che da un certo punto di vista è spiacevole. Ho sentimenti contrastanti a riguardo perché sento che quando fai una dichiarazione o quando scrivi una canzone o i esprimi un sentimento puoi farlo perché sei arrabbiato e aggressivo, ma non deve mai essere quello che chiamo prendere a pugni qualcuno. Preferisco sempre la scazzottata alla pari. Penso che in alcuni dei nostri testi di allora, la maggior parte delle volte assestavamo colpi forti, ma a volte c’erano momenti in cui davamo proprio dei colpi bassi. E questi sono i testi di cui mi pento probabilmente più di ogni altro, in cui prevarichi qualcun altro e lo sminuisci , mi sta bene inveire contro il governo o inveire contro le persone che hanno il controllo, ma non voglio più inveire contro le persone dimenticate dalla società.

Vale: Grazie. Ho ancora due domande. Una band emergente che secondo te non possiamo perderci, e l’Album, quello che porteresti con te sulla famosa isola deserta. È difficile lo so, scusami ahah

Milo: Sono in fissa con questa band chiamata Force Model. Una band molto piccola, minuscola, ma mi piace davvero quello che fanno. Sono di Los Angeles, non saprei come descriverli, in parte sono come i Cure, ma più sperimentali e direi più prog. Hanno pubblicato un disco abbastanza recentemente. Immagino che non diventeranno mai famosi ma sono fantastici.

Vale: Me li andrò ad ascoltare sicuramente!

Milo: I dischi dell’Isola Deserta invece…probabilmente ce ne sarebbero almeno una manciata. Ci sarebbero sicuramente i Germs e gli X, gli X con Los Angeles, i Germs con (GI). Sono quei dischi che quando li ho ascoltati per la prima volta mi sono convertito immediatamente alla scena punk rock di Los Angeles. Poi i Black Flag, sicuramente i Black Flag. Tutto ciò che Dez [Cadena] canta con i Black Flag dovrebbe essere portato sull’isola deserta. Sì, un sacco di roba punk di Los Angeles mi carica ancora oggi. Un’altra band che amo si chiama The Chiefs, anche loro sono della stessa epoca. Sono sicuro che la stragrande maggioranza dei miei dischi da isola deserta sarebbero punk rock di Los Angeles, ma pensandoci bene ci metterei anche i Bad Brains [Washington]. La cassetta sotto ROIR dei Bad Brains per me è semplicemente strabiliante. E questo incasina tutto. Oh, e aggiungi anche i Beatles. [Risate]

Vale: Wow! Io ho finito con la domande. Ci vediamo sicuramente settimana prossima a Bellaria Igea Marina. Oh aspetta: sei ancora emozionato all’idea di andare in tour dopo tutti questi anni?

Milo: Beh, sì, perché andiamo sempre in posti nuovi. Abbiamo già suonato in Italia, ma tendenzialmente sempre a Milano. E mi piacerebbe molto suonare in posti diversi in Italia. C’è tutto un Paese da vedere lì, non solo il Nord Italia. Quindi poter vedere una zona diversa dell’Italia per me è molto emozionante. Non siamo mai stati nemmeno al sud o a Roma. In effetti, penso di essere stato a Roma solo una volta. Quindi sì, a volte penso che dovremmo fare un intero tour in Italia in cui suoniamo cinque o sei concerti perché c’è molto da vedere ed è un paese che amo.
Stessa cosa quando suoniamo in Spagna ad esempio, è bello non suonare solo a Madrid. Vogliamo suonare in posti come le Asturie o altri posti e vedere diverse zone della Spagna. Quindi questo è ciò che rende l’andare in tour interessante per me. Continua ad essere emozionante vedere sempre qualcosa di nuovo. E quindi sì, continueremo a farlo. Ci sono sempre nuovi posti da vedere. Quindi questo è ciò che lo rende divertente.

Vale: Beh, è stato un immenso piacere parlare con te! Grazie ancora!

Milo: Piacere mio! Ci vediamo in Italia allora!

Vale: Sì, a settimana prossima. Grazie mille. Ciao!

Milo: Grazie a te! Ciao!

 

 

 

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