NO USE FOR A NAME

Ad un anno di distanza dal “Live in a Dive”, ed a tre dall’ultima prova in studio ritornano a farsi sentire i No Use For a Name, e lo fanno con i tredici nuovi brani di “Hard Rock Bottom”. Molta era l¹attesa tra i tanti fans dei quattro losangelini, soprattutto per constatare se i parziali cambiamenti di rotta del precedente lavoro fossero una infatuazione momentanea o qualcosa di più duraturo. E le influenze pop che avevano caratterizzato “More Betterness” sono qui ancora più presenti, e ci viene difficile catalogare ancora i NUFAN come hc melodico; Grande introduzione l’emo-pop di “Feels like Home”, ma un’occasione sprecata l’esplosione (debole, troppo debole) della successiva ‘International You Day’. Si sente che in questi pezzi c’è del songwriting di qualità superiore, ed il riff assassino di “Undefeated” ne è esempio, ma manca proprio, è il caso di dirlo, l’energia. In realtà il disco non sarebbe poi neanche male, ed anzi alcune intuizioni sono veramente degne di nota, ma a rovinare l’insieme ci pensa una produzione che punta a far meno male possibile, seppellendo le ritmiche e pulendo i suoni in maniera forse eccessiva. Il risultato è un disco con ottime canzoni, “Friends of the Enemy” per esempio, ma che risulta nel complesso innocuo. Un prodotto che non dispiacerebbe ad una MTV qualsiasi, ma che non rende certo troppo onore ai comunque capaci No Use for a Name prima, alla Fat Wreck poi.

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