Oggi parte il PUNK ROCK RADUNO 8: intervista agli organizzatori

Oggi, mercoledì 16 luglio, parte ufficialmente l’ottava edizione del Punk Rock Raduno.
Per l’occasione abbiamo fatto due chiacchiere con Franz ed Andrea, ideatori ed organizzatori del festival bergamasco.

 Otto anni (+ 2) di Punk Rock Raduno: quali sono le migliori soddisfazioni che vi siete tolti?

La più grande soddisfazione? Che siamo ancora vivi. Anzi: Too Tough To Die.
In un mondo dove tutto costa troppo, i festival DIY cadono uno dopo l’altro, e l’indipendente è sempre più solo una categoria su Spotify… il Raduno resiste. Non grazie ai soldi, ma grazie a chi ci crede.

E poi vedere che ogni anno succede qualcosa di magico: band che si formano o riformano, dischi che escono apposta, amici che si ritrovano, gente che scopre il punk per la prima volta. Se anche una sola persona riprende in mano una chitarra o si sente meno sola grazie al Raduno, per noi è vittoria piena.

Il PRR è nato con una particolare e rara etica: quella di non chiamare a suonare i famosi “grupponi”, ma bands fondamentali per la scena punk rock (Pansy Division, Squirtgun, Mr.T Experience, Queers se parliamo di USA e tutto il meglio della sveva europea), inserendole in un contesto in cui il concerto fa da cornice a qualcosa di più ampio: da dove è nato in voi questo desiderio che, a vedere dalle numerosissime partecipazioni che neanche il COVID ha fermato, si è dimostrato vincente?

Facile: tutto nasce dalla fiammella della passione. Che è ancora lì, e che coltiviamo.
Siamo fan prima di tutto, e originariamente ci immaginavamo eventi con le band che amavamo… e un giorno abbiamo deciso di farlo davvero. Non è stata una strategia, ma un sogno da nerd del punk.
Non avevamo fondi, non avevamo sponsor, non potevamo permetterci “grandi nomi”. Quindi? Abbiamo fatto un festival che somigliasse a noi, non a tutti gli altri.
Il segreto del Raduno è questo: fare delle debolezze una forza. Niente fronzoli, solo cuore e punk.

 Il festival riesce a coinvolgere varie realtà della città di Bergamo: cosa significa per voi far respirare la freschezza del Raduno anche al di fuori di Edoné?

Il concetto è semplice: insieme siamo più forti.
Se il festival è solo di un’etichetta, o di un locale, resterà grande quanto quell’etichetta o quel locale.
Ma se è il festival di tutti, band, fan, etichette, negozi, librerie, bar, tattoo studio, allora può diventare una festa vera, viva, che invade la città e la rende parte del gioco.
È questo lo spirito del Raduno: aprire, coinvolgere, condividere.

A memoria, non credo che in Italia esista un festival che dedica un palco alle proposte punk rock più giovani: da dove nasce l’ esigenza di questa scelta? Ritenete che la visibilità per le bands di giovani e giovanissimi possa portare a un ricambio generazionale di difficile messa in atto?

Ci dà molto fastidio l’idea che non ci sia un ricambio generazionale. Il ricambio c’è, ed è vivo, ma non necessariamente nelle forme tradizionali che noi vecchi immaginiamo. Il DIY, lo spirito punk di prendere in mano uno strumento e creare qualcosa con le proprie forze, è più forte che mai. Magari le giovani band non suonano esattamente come le leggende che abbiamo amato, ma lo spirito è quello. La sostanza, non la forma, è ciò che conta. Vogliamo quindi dare fiducia alle nuove leve, dedicando loro un palco nel momento più vivo e importante del festival. È un modo per sostenere e alimentare la scena punk che continua a rigenerarsi, a modo suo.

Punk Rock Raduno è anche impegno sociale e School of Punk Rock lo dimostra. Io lavoro nel mondo della disabilità e so quanto può essere incredibilmente bello aprire le porte della musica anche a persone alle quali questo accesso è più difficile: spiegateci come è nata in voi questa idea meravigliosa.

Per noi il punk rock è stato una specie di salvezza, un modo per vedere le cose con occhi diversi. È uno strumento potente per sfogare la rabbia e le emozioni, trasformandole in creatività e espressione. Questo è importantissimo soprattutto da giovani.
Ora che tanti di noi hanno famiglia, vogliamo che il festival sia per tutti, a tutte le età. Per questo cerchiamo di essere il più inclusivi possibile, con workshop e concerti pensati anche per chi ha più difficoltà ad entrare in questo mondo. È tutto nello spirito DIY: il festival deve essere uno spazio aperto, dove chiunque può partecipare e sentirsi a casa.

Edoné è uno spazio giovanile gestito da ragazzi giovani e vogliosi di aprire le porte a un pubblico proveniente da tutto il mondo: quanto può essere gratificante coinvolgere le giovani generazioni bergamasche in questo progetto? Come è nata la collaborazione con Edoné?

Edoné è il posto perfetto per il Raduno: giovane, aperto, con la musica e la cultura al centro. Coinvolgere le nuove generazioni di Bergamo è fondamentale per mantenere vivo il progetto, far crescere la scena e creare un vero senso di appartenenza. La collaborazione è nata perché condividiamo gli stessi valori: crediamo nel potere della musica come collante sociale e nella forza del volontariato.

In più, spesso si sottovaluta quanto l’esperienza di un festival dipenda dalle persone che ci lavorano: da chi ti versa una birra, a chi ti accoglie alla cassa, a chi fa il fonico. Sono loro che creano il mood giusto, e senza queste giovani persone che conoscono e rispettano Edoné e la sua cultura non riusciremmo a fare il Raduno. È grazie a loro che il festival funziona davvero.

Da quest’anno sarà presente anche la parentesi filmografica e letteraria, due delle pochissime attività che erano mancate nelle scorse edizioni: presentateci i due progetti.

Per noi il festival non è solo musica, ma tutta la cultura punk e DIY che ci sta dietro. Per questo quest’anno abbiamo voluto portare anche libri e film al Raduno.
Al Literary Stage presenteremo due libri fighissimi: uno sui Manges con tante foto e uno sui DEVO, band storiche del punk e new wave.
Poi, siamo super felici di fare l’anteprima del documentario sui Hard-Ons, una band pazzesca australiana, con proiezioni gratuite al Parco di Edoné.
Siamo grandi fan dei documentari punk e poter mostrare questo film è un sogno. Vogliamo che il festival sia anche un momento per scoprire e approfondire la cultura punk a 360 gradi.

 Il tema di quest’anno è quel “Too Tough To Die” che i Ramones, veri padri antropologici del Punk Rock Raduno, urlavano sui palchi di tutto il mondo: come mai avete scelto questo tema? È solamente legato al vostro amore spasmodico nei confronti dei 4 di Forest Hills oppure c’è di più?

Ogni anno il festival ha un motto, spesso preso dai Ramones perché sono la nostra band del cuore. “Too Tough To Die” rappresenta la nostra passione che non muore mai, quel fuoco che continua a bruciare dentro. Anche la scena punk è così: tutti dicono che è finita, ma invece continua a ispirare nuove generazioni in modi sempre diversi. Per noi, poi, ha un significato speciale: nonostante i costi che aumentano, le crisi, i festival sempre più grandi e tutte le difficoltà, siamo ancora qui, a lottare e a restare in piedi fino all’ultimo. Siamo un po’ i Rocky Balboa dei festival!

 Il Raduno ha sempre avuto la sua fanzine ufficiale e anche quest’anno noi di punkadeka abbiamo collaborato con vari articoli ed interviste alla band coinvolte nell’ ottava edizione del festival. Il concetto di fanzine sembra anacronistico, visti i potenti mezzi comunicativi e di ricerca che oggi abbiamo a disposizione, eppure siete riusciti a fermare il tempo, riavvolgere la cassetta e far tornare i più attempati che hanno avuto l’occasione di veder nascere e crescere il mondo delle fanzine negli anni 80: quanto è importante per voi la diffusione dell’etica del Raduno attraverso la carta stampata?

La fanzine è sempre stata il simbolo e il cuore della cultura punk. Anche se oggi c’è il digitale ovunque, la carta stampata ha quel fascino unico e autentico che nessun altro mezzo riesce a dare. Per noi è importante mantenerla viva perché rappresenta l’etica DIY del Raduno: comunicare senza filtri, con passione e sincerità, creando comunità.
Detto questo, sappiamo anche che oggi ci sono tanti modi per condividere la propria passione: podcast, Instagram, video… però la fanzine resta quella cosa che puoi portarti al mare o al lago, rilassarti e tornare un po’ ragazzino, come quando sfogliavamo fumetti o leggevamo le fanzine per evadere dalla realtà.

La mostra fotografica scelta per questa edizione del Punk Rock Raduno riguarda un’ interpretazione personale di una scena europea direttamente dal cuore dell’ Europa stessa, ovvero la Germania: qualche anticipazione?

Quest’anno la mostra fotografica del Punk Rock Raduno si chiama PISS BOOTH, ed è una raccolta di foto di Ale Formenti, un insider della scena punk da oltre vent’anni. La particolarità? La mostra non sta in una galleria elegante, ma proprio nei bagni di Edoné, dove il festival si svolge. Niente luci, niente pareti pulite, solo piastrelle, profumi e anni di documentazione onesta e cruda della vita punk underground.
Le foto raccontano tutto quello che gira intorno ai concerti: i seminterrati sudati, le città dimenticate, i lunghi viaggi in furgone, i volti visti solo ai live, i personaggi indimenticabili. È il punk per come è davvero: sporco, bello, rotto e divertente, senza filtri o glamour.
Ale Formenti, che vive a Berlino, è un fotografo che ha iniziato con gli skate e il punk negli anni ‘90 e da allora non ha mai smesso, regalando uno sguardo autentico e appassionato su questa cultura.

 Per concludere, un consiglio per uno di uno o più eventi da non perdersi di questa edizione 2025 del Punk Rock Raduno.

Il consiglio è quello di perdersi e lasciarsi andare a cosa nuove, e non solo a ciò che già si conosce!

Programma completo qui:

PUNK ROCK RADUNO 8 – HOME

 

 

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