Punkadeka festival 2026- MXPX

Punk rock e sci-fi: quattro chiacchiere coi BLACKHOLES

1) Ciao ragazzi, parlateci del progetto The Blackholes: già dal nome della band si intuisce molto dei temi trattati.

Ciao Matte, ringraziamo te e Mr. Deka, con cui ci conosciamo da ere astronomiche (dai bei vecchi tempi sul forum di Punkadeka!), per lo spazio sul sito. Il progetto Blackholes deriva dall’unione del punkrock con la science fiction più oscura e l’astronomia, due tematiche molto più punk di quello che si possa pensare. I buchi neri, oggetti reali ma incredibili, sono circondati da un orizzonte degli eventi, detto “punto di non ritorno” così come il punkrock è un punto di non ritorno rispetto al resto: una volta dentro non se ne esce, è un genere con un background unico. Dal 2020 portiamo avanti questo culto per la sci-fi e, come è scritto sul nostro banner nero con l’occhio cosmico che scruta… JOIN THE CULT

2) Come nasce la vostra passione per la Sci-Fi? Come scegliete gli argomenti per i vostri pezzi?

Nasce dall’aver vissuto gli anni ’80 e ’90, probabilmente il periodo d’oro della science fiction nel cinema, con capolavori immortali e cupi come Blade Runner, Alien (’79, siamo lì), Spaceship Troopers ma anche divertenti come Navigator, Explorers, Total Recall. E un po’ perché siamo dei punkrockers con il cuore nerd come i Goonies, come quei ragazzi che cercano il tesoro e le avventure che restano nel cuore.

Markez: I testi li scrivo prendendo spunto da tantissime di questi film e ancor più della narrativa (Asimov, Fredric Brown, Dan Simmons, Arthur C. Clarke) o da fatti più reali (come per New Jersey Drones, Last Opportunity) supportato da Jay supernova alla chitarra e Matt onda gravitazionale alla batteria. Gli argomenti arrivano tutti da qui, poi li rimescoliamo e rendiamo originali. Spesso li utilizziamo come metafore per esprimere sentimenti o paure comuni a tutti (come ti sentiresti se tu fossi l’ultimo essere vivente sulla Terra?)

3) Se non sbaglio, lo split coi Manarovs è il vostro debutto su vinile dopo “Dark Matters” uscito in cd digipack nel 2024: cosa dobbiamo aspettarci da questo 45 giri?

Non sbagli, è il debutto su vinile e sarà molto particolare: un vinile colorato, formato LP, con i pezzi di entrambe le band su lato A, mentre sul B-side ci sarà una sorpresa per i collezionisti di dischi! I nuovi pezzi hanno una resa superiore a quelli dell’EP per potenza di suono e per scrittura, inoltre abbiamo aggiunto una seconda chitarra che allora non era presente. Sono stati registrati al Gotama Studio del grande Pier e poi mixati negli USA agli Hidden Audio di Savannah da Mr.Scary.

4) Il 7″ uscirà per Mom’s Basement Records, etichetta di cui abbiamo parlato recentemente a proposito della nuova uscita dei Proton Packs: come è nata questa collaborazione?

Abbiamo proposto questa idea l’estate scorsa ai Manarovs che sono stati subito entusiasti di fare un album con noi: anche loro scrivono di science fiction e suonano un punkrock veloce. All’inizio si voleva realizzare un album completamente DIY ma poi Jeff Manarovs ha pensato che l’idea sarebbe potuta piacere a John e Tricia della Mom’s Basement. Lo abbiamo proposto e… boom! Siamo su quella che riteniamo una delle migliori etichette indipendenti punkrock al mondo.

5) Domanda per John di Mom’s Basement: cosa vi ha colpiti al primo ascolto dei Blackholes?

Quello che mi ha colpito dei Blackholes è che già nei primi 30 secondi della prima canzone che avevo ascoltato ho provato subito una sensazione come di nostalgia: mi hanno ricordato i primi Proton Packs e questo mi ha fatto venire voglia di continuare ad ascoltarli ancora di più. Sono partiti alla grande con la loro prima uscita e hanno fatto vedere fin da subito che avevano davvero un sacco di potenziale!

6) Dopo molte date in Lombardia farete il vostro esordio al di sotto del fiume Po, ovvero al Lobotomy Fest di Siena del prossimo aprile: quali sono le vostre aspettative rispetto alla data tuscana?

Aspettative alte: svuotare il baretto della Corte dei Miracoli e fare festa con tutti i nostri amici per un paio di giorni, visitare una città meravigliosa e probabilmente perderci tra le contrade seguendo Orione. Cosa che in effetti succedeva già da spettatori di questo bel Fest, che abbiamo sempre visto come un piccolo Raduno toscano. Per il resto vogliamo salire sul palco, fare divertire la gente e dare tutto: scenderemo distrutti e felici, come sempre.

7) I vostri artwork sono curati da Dani Hyde.Ink, da anni molto attiva nel circuito punk rock italiano: quanta importanza date alla scelta degli artwork giusti? Il vostro è un genere molto estetico, quindi credo che l’artwork giusto possa aiutare gli ascoltatori che ancora non vi conoscono a capire già in partenza le vostre intenzioni.

Per noi Dani Hyde.Ink è praticamente una componente della band perché ha creato tutti gli artwork dall’inizio. Testi, musiche e grafiche vanno di pari passo, vogliamo creare qualcosa di più che sole canzoni: un universo dove sogni e incubi prendono vita, come spesso fanno i Lillingtons e altre band “tematiche”. La cover di “Dark Matters” è molto cupa e indecifrabile, volevamo subito dare quella direzione con i primi pezzi (Dead Moon, No God up Here, Team Kill & Format). L’artwork di SPACE ANIMALS invece, ritornando al cinema, è un tributo ai poster dei film anni ’80: pura sci-fi. Siamo contenti di mostrarlo in anteprima su Punkadeka. E l’inserto interno è a tutti gli effetti un poster da film con i nomi “cinematografizzati”!

8) Domanda per Dani: quale è il tuo metodo di approccio ai lavori che ti vengono richiesti? Troppo spesso, in occasione dell’ uscita di album o di annunci di Festival, il lavoro del grafico passa ingiustamente in secondo piano: cosa ti ha spinto a cimentarti in questo mondo?

L’approccio cambia a seconda delle esigenze e a seconda di quanto chiare sono le idee del committente quando arriva da me: per quanto riguarda i lavori in ambito punkrock devo dire che mi è capitato poche volte di essere in difficoltà, perchè o sono molto chiare oppure mi viene data carta bianca, e allora posso sbizzarrirmi. La via di mezzo capita di rado.

Nel caso dell’artwork di questo split, però, mi è stata data l’idea di base e qualche spunto di ispirazione (soprattutto sci-fi vintage) e il lavoro è stato poi sviluppato per diversi step. Per alcune componenti sono stati necessari diversi tentativi (soprattutto nell’inserto). Direi che possiamo essere più che soddisfatti del risultato alla fine 🙂

Il lato visivo, in un progetto creativo come può essere un disco o un festival, è importante. Prima di ascoltare un disco ne vedi la copertina (anche adesso, nell’era dello streaming) e prima di andare a un festival ne puoi cogliere lo spirito vedendo la locandina. Le immagini aiutano a predisporsi mentalmente rispetto a ciò che si andrà poi a sentire. Non mi sembra cosa da poco (checchè ne pensino quelli che preferiscono usare l’IA generativa pensando di risparmiare, di ottenere un risultato qualitativamente uguale al lavoro di un professionista o entrambe le cose).

Purtroppo è vero che tanti danno poco credito a questo aspetto, ma mi dedico volentieri a questo tipo di lavori perchè sono quelli in cui più spesso mi si chiede di gestire il progetto dall’inizio alla fine. I lavori in cui posso “plasmare” l’aspetto d’insieme del prodotto finito a partire dalle bozze, l’illustrazione di copertina, gli elementi grafici fino a portarlo a termine e mandarlo in stampa mi danno più soddisfazione rispetto a quelli in cui mi viene chiesto l’intervento in una sola fase.

9) Il circuito punk rock italiano è, fortunatamente, molto attivo, sia per le vecchie glorie, sia per le nuove realtà: come porta voci della seconda categoria, cosa pensate della nostra scena? Ci sono band italiane alle quali vi ispirate?

La scena vive un ottimo periodo come creatività, ci sono un sacco di band e tra queste molte ottime band; basta cercare e si possono trovare delle perle nell’underground, soprattutto tra quelle poco conosciute.

Come suono ci piace prendere spunto all’estero dai Lillingtons più cupi e in Italia dai Proton Packs di Space Opera. Spesso inseriamo anche piccoli tributi (per esempio la intro di Ashes of The Earth ai Creeps, il bridge di Navigator ’86 ai primi Bad Religion).

Suonare invece c’è sempre piaciuto farlo con tutti, indipendentemente dal sottogenere di punkrock proposto, il live è la cosa più bella: ti diverti con gli amici, conosci nuova gente, vedi posti diversi e le situazioni assurde non si contano (abbiamo appena suonato all’Aeroporto di Bergamo, e intendiamo proprio dentro l’aeroporto…). Siamo contenti di aver condiviso il palco tra le altre con band come Impossibili, Ratbones, Crimson Ghost, Colvins, Buscemi’s Eyes.

10) Cosa dobbiamo aspettarci dai Blackholes nell’ immediato futuro? Magari un full length?

La gravità ci spinge verso un album solo nostro, ma tra lo split e quel sogno vogliamo provare a registrare sicuramente un singolo, che già suoniamo dal vivo, e ve lo diciamo in anteprima: THE PUNKROCK VENDETTA.Per il resto speriamo che lo split possa piacere, ci abbiamo dedicato quasi un anno intero sia alle canzoni che all’oggetto vero e proprio, non vediamo l’ora di averlo fisicamente al banchetto e in streaming online. Grazie Punkadeka!

https://theblackholespunkrock.bandcamp.com/

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