Entriamo nel vivo del festival, ormai siamo rodati, abbiamo ripreso i ritmi che si vivono qui, però oggi sul Beach Stage non c’era niente che mi interessasse, quindi il primo appuntamento è coi Bar Stool Preachers sul Main Stage. Si inizia subito alla grande, ska-punk da Brighton (UK) con testi impegnati, e ritmiche perfette per iniziare la serata muovendo il culo. Per capire quanto una band sia attesa qui bisogna andare nel parterre 5 minuti prima che inizi: ieri i Gob hanno iniziato davanti a poca gente, oggi 5 minuti prima che inizino i BSP il parterre è già pieno a livelli di pre-headliner, mega partecipazione, grandi pezzi, presenza scenica fighissima e chiusura con la loro hit “Bar Stool Preachers” che fa ballare tutto il parterre.
Appena danno l’ultimo colpo di chiusura del set è ora di scappare al palchetto acustico perché gli Iron Roses hanno già iniziato il loro set, vedere Steve Cerri, che è un batterista funambolico, impiccato a usare le spazzole per non fare troppo casino fa un po’ male al cuore, però dopo 2 canzoni recupera due bacchette vere e il supplizio finisce. Il set è leggermente diverso da quello proposto al Beach Stage ieri, ma certe canzoni non possono essere evitate (“Class war cheer squad”, “Screaming for a change”), il bello di questa band è che hanno tutti una certa età ma si vede che si stanno divertendo, cantano con entusiasmo e passione e il risultato è contagioso, e in pochi minuti lo spazio davanti al palchetto si riempie di gente che urla e la band è obbligata a eseguire un bis non previsto.
Anche gli Agnostic Front erano mega attesi, basta vedere il macello che si scatena appena partono…doppia cassa a cannone, chitarroni mega pesanti, Roger inizialmente ha qualche problema con la voce ma poi va ed è marmellata umana fino alla fine (specie in “Old New York”, “For my family” e l’invasione di palco rituale in “Gotta go”).
Gli Zebrahead erano qui anche l’anno scorso, e la loro esibizione è stata molto simile, a parte la proposizione (fighissima) di “Fight for your right to party” purtroppo non tutta. Ad un certo punto c’è un misunderstanding col pubblico: la band per invitare la gente a fare stage diving ricorda “this space is yours” indicando la piattaforma apposita posta davanti al palco, la gente capisce quello che vuole, quindi sale sulla piattaforma e per una mezzora non scende più, si guarda il concerto da lì bloccando la visuale a metà parterre. Ben Fatto raga!
Chiusura con “All my friends are nobodies” con la classica navigata del roadie vestito da scheletro sul gommone buttato sulla folla.
Punk Rock Holiday – Giorno 2
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