Punkadeka festival 2026- MXPX

Punk Rock Holiday – Giorno 3

Ok, la stanchezza inizia ufficialmente a farsi sentire: le birre, le camminate infinite, le mazzate sotto ai palchi…ma oggi c’è Frank Turner quindi tocca recuperare le forze in qualche modo.
Purtroppo arrivo a metà set dei Doc Rotten, ma quello che vedo è mega convincente, streetpunk/rock bello urlato e melodico, gente molto partecipe e grande casino con la cover (intera) di “Fight for your right to party” bella velocizzata. Vorrei rivederli in un concerto più lungo. Dopo di loro resto a cazzeggiare sull’Isonzo e per inerzia resto a sentire i Rat Boy. Ottima mossa, a volta capita che in maniera inaspettata trovi una band nuova ed interessante senza neanche volerlo, e questa volta è successo. Avete presente la serie “What if” della Marvel? (“Cosa sarebbe successo se…?” esplora varie possibilità assurde dell’MCU tipo Capitan America Zombie, o Il Punitore e Wanda Maximoff che fanno un figlio, ecc). Qui è “Cosa sarebbe successo se nei Transplants al posto di Skinhead Rob ci fosse stato Machine Gun Kelly?” i Rat Boy è la risposta. C’è un chitarrista cresciuto alla “Tim Armstrong school of Presenza Scenica” (Tim Armstrong periodo anni ’00 pre barba) e il bassista è praticamente Machine Gun Kelly inglese. Con basso, batteria e basi varie spaccano un sacco, lo stile è spettacolare, la scrittura un po’ meno, forse han bisogno di 2 o 3 ritornelli un po’ migliori, ma se continuano mi aspetto grandi cose.


Poi ci si sposta al Main Stage per i Fuzigish, primi pezzi un po’ solito tupatupa fino a sé stesso, ma poi quando parte il levare diventa tutto più interessante…non è proprio (solo) ska, è una specie di ibrido strano…loro sono sudafricani, un paese che non ha una grande tradizione ska-punk o influenze musicali americane, però l’attitudine è super divertente e coinvolgente.
Purtroppo poi succede quello che spesso succede ai festival: ci si mena via a fare altre cose, si fanno incontri strani, si finisce con una media di gin tonic in mano, e morale mi perdo i Grade 2 e vedo Yotam acustico, che resta comunque un piacevole sottofondo.
I Madball invece non si facevano vedere da queste parti da 8 anni, quindi appena appaiono sul palco partono le mazzate, d’altronde il loro HC super pesante non dà molte altre possibilità, e fino all’invasione di palco finale sono 60 minuti di schiaffi a due mani sulle orecchie della gente che accetta volentieri.

…E poi c’è Frank Turner, con gli Sleeping Souls che ormai lo accompagnano in tour da anni…fa ridere perché la prima volta che ha suonato qui quasi si scusava di avere in mano una chitarra acustica in un festival punk, oggi la brandisce con orgoglio, avendo ampiamente dimostrato che il punk non è una questione di livello di distorsione. “Questa chitarra acustica può essere usata sia per fare il Bene che il Male, e oggi verrà usata per fare il Male!”. E bocca chiusa a quelli che rompono i maroni perché non è abbastanza aggressivo, o non fa tupatupa o è troppo rock. La scaletta parte con “If i ever stray”, già uno dei suoi pezzi più amati di sempre, e tra momenti country, più aggressivi, acustici, roba più melodica, roba più saltellante, cori antemici, e gag con la backing band, la sua ora e poco più passa in pochissimo tempo e si chiude con la gente che invade il palco e lui che va avanti a cantare sulla testa delle persone nel parterre, come succede ogni anno. Come spesso succede, miglior concerto del festival.

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