Qualche giorno fa siamo stati a Bergamo al release party di Zero Sum Game, ultimo album degli Slang Poor Kids.
Di questa band ve ne abbiamo già parlato e torniamo a confermare: il nuovo lavoro del punk rock trio bresciano è dirompente, energico, tagliente, assolutamente da ascoltare ma soprattutto da vedere dal vivo – se ancora non vi è capitato.
Nik (basso, voce), Bolo (voce, chitarra) e Dario (batteria) sono infatti delle macchine da guerra sul palco, a testimonianza del lungo percorso fatto in questi anni che li ha portati in giro per Italia, Europa e anche nel Sud-est asiatico, aprendo anche per nomi importanti, come GBH e Total Chaos.
Siamo stati al Daste di Bergamo anche per fare quattro chiacchiere con loro, vista l’occasione del lancio, per cui è stata organizzata insieme a Gotama Studio (etichetta degli SPK) decisamente una bella festa in compagnia di The Useless 4, Packers e Secoli Morti.
Una location sicuramente curata e suggestiva, ma che a mio avviso forse non rispecchia troppo il taglio “raw” della band, con il loro animo punk e skate che caratterizza molto il loro sound, oltre che la loro attitudine. È comunque una bella serata, con ottime band e suoni curatissimi e come dice Bruno Barbieri: vale il viaggio (chiedo scusa, andate oltre).
Riusciamo a ritagliarci un momento per fare una chiacchierata in camerino:
Zero Sum Game, ovvero “gioco a somma zero”: ci raccontate perché avete scelto questo titolo?
Rimanda alla logica del gioco. Infatti un gioco a somma zero è quello in cui la somma tra vincite e perdite fa zero: se qualcuno vince, qualcun altro per forza perde. Questo concetto racchiude un po’ il significato dell’album.
In questo disco c’è molto di voi stessi, delle vostre storie, dei vostri vissuti: ogni brano sembra raccontare una storia. C’è un tema che le unisce tutte? Un filo conduttore nel disco?
Ogni canzone è una storia a sé, però c’è comunque sempre un filo conduttore: le nostre esperienze che abbiamo vissuto e, diciamocelo, un po’ di malessere. Il malessere è decisamente il filo conduttore dell’album.
Sembra che suoniate insieme da una vita, eppure questo è il primo vero e proprio disco con Dario alla batteria. Sicuramente un cambio di formazione, specialmente in 3, non è roba da poco: come si è inserto nella band e cosa ha portato in questa produzione?
D: In termini di stile direi 70 su 120. In termini di approccio alla band 20 su 120. In termini di lunedì sprecati a fare 86 km per andare alle prove… 119 su 120. Scherzi a parte, io sto imparando a fare punk rock: so che sembra una battuta ma per me è nuovo, non l’avevo mai suonato. Cerco di portare le mie influenze dentro il genere, anche se non so quanto siano palesemente riconoscibili.
B: Dario è stato un bel acquisto, pagato anche fior fiori di quattrini! Senza il suo tocco molte cose non uscirebbero come devono, devo dire che aggiunge molto alla band.
Nel disco si percepisce chiaramente l’impronta del punk rock californiano. Facciamo un gioco: se, ascoltando il vostro album, Spotify suggerisse tre band affini al vostro sound, quali sarebbero? Io ne ho già in mente alcune… vediamo se coincidono con le vostre.
Bolo: Direi NOFX, Good Riddance e un po’ Bad Religion.
Grande! Ne ho indovinate due su tre. In più ho avrei messo No Use for a Name e magari “early” Offspring.
Ce lo dicono spesso, ma in realtà non li abbiamo ascoltati così tanto! Siamo più da “band di seconda ondata”. Dai, 2 su 3 li hai presi.
Invece tornando a noi, l’anno scorso siete stati in tour nel Sud-est asiatico. Dai, tirateci fuori un bell’aneddoto! (pubblicabile)
Il nostro promoter americano, Josh, aveva il passaporto pieno di timbri… letteralmente. Al confine tra Vietnam e Cambogia non trovavano il suo timbro di uscita, cioè, ne avevano fatto uno sbagliato.
Si è riempito di militari intorno e lui e continuava a dire “The stamp! The stamp! It’s the wrong staaaamp!”. Siamo rimasti lì un sacco di tempo, ha ribaltato tutto lo zaino. Alla fine hanno trovato il timbro giusto, tipo in fondo all’intero passaporto…. pensavamo sarebbe finito in carcere male.
Altri piani esotici per i prossimi tour?
Per ora no. Ci piacerebbe molto il Giappone. Nikita voleva il Sud America, Messico, Centro America…. ma forse ci andrà da solista!
Quali piani invece per l’immediato futuro? Date italiane o europee?
Per ora niente di particolare, ma abbiamo appena buttato fuori le date del tour di lancio!Una ventina di date, in Italia e appena fuori.
Tempo di finire questa chiacchierata al volo e parte a tutti gli effetti la serata. Prima di lasciarvi alla gallery a cura del mitico Ash Settantuno, ribadiamo il consiglio: non perdetevi gli SPK dal vivo!

















