Punkadeka festival 2026- MXPX

Quattro chiacchiere con i The Meffs!

Il duo britannico noto per il loro frantic britpunk e i testi carichi di temi sociali e politici è pronto a far vibrare di nuovo i palchi italiani. In vista della data di Milano del 16 Ottobre, abbiamo chiacchierato con Lily e Lewis di live travolgenti, musica, curiosità e progetti futuri.

Ciao Lily… Ciao Lewis! Benvenuti su Punkadeka!
Ciao a tutti voi… Grazie per il vostro tempo!

Allora, tra meno di un mese sarete di nuovo in Italia: cosa vi emoziona di più all’idea di tornare a suonare a Milano, questa volta in una location più intima rispetto al festival dello scorso anno?
I live sono ciò che ci rappresenta davvero. La dimensione non conta, se davanti a noi c’è un pubblico pronto a divertirsi. Non vediamo l’ora di tornare in tour, ma questo sarà il nostro primo concerto dopo quattro settimane (che per noi è tanto tempo a casa!), quindi sarà davvero esplosivo.

Negli ultimi anni il vostro nome è cresciuto molto nel panorama punk internazionale. Come vivete questa evoluzione, da duo emergente a realtà affermata in così breve tempo?
Grazie, è una cosa bella da sentire. Abbiamo lavorato sodo per arrivare a questo punto, quindi è fantastico poter suonare su palchi più grandi e davanti a più persone. Questo è ciò che facciamo e anche se è un cliché dirlo, non abbiamo nessuna intenzione di sparire, quindi…

Frank Turner, Peter Doherty e Fat Mike si sono intrecciati al vostro cammino. Com’è stato collaborare con questi grandi artisti? Cosa vi hanno lasciato a livello umano e musicale?
Sono stati tutti momenti di svolta nella nostra carriera come The Meffs. Frank è diventato un buon amico ed è stato uno dei primi a mostrare ai “giovani e ingenui” Lily e Lewis uno scorcio dell’industria musicale, sia negli aspetti positivi che in quelli negativi. Da lì sono arrivati i tour insieme e i dischi registrati. Fat Mike è la ragione per cui il nostro disco d’esordio è uscito nel mondo. Non dimenticherò mai quando ha commentato i testi di alcuni brani degli EP Broken Britain, dicendo che se sapevo scrivere testi così, perché mai non avrebbe dovuto essere coinvolto. Pete Doherty è stato fantastico, e ci sono delle storie musicali con lui… ma quelle ve le racconteremo un’altra volta. Cosa abbiamo imparato da tutti loro? Essere autentici, essere se stessi e smettere di cercare di piacere a chi non vuole essere convinto.

Il vostro suono è definito “frantic britpunk”: se doveste spiegarlo a chi non vi conosce ancora, quali sono gli ingredienti essenziali del vostro stile? Ci sono band che vi hanno influenzato in particolar modo?
Ci dicono spesso quanto siamo rumorosi, quindi direi che il “rumore” è il nostro ingrediente numero uno. Siamo appassionati di ciò che facciamo e dei messaggi che vogliamo trasmettere. Non ci interessa la politica di partito, ma ciò che è giusto, ciò che è sbagliato e diffondere compassione in un mondo che sembra averla dimenticata. Musicalmente non ci sentiamo direttamente influenzati da band precise, ma i nostri gusti sono talmente eclettici che forse è proprio questo il motivo.

“What a Life” è il vostro ultimo lavoro: quali temi vi stanno più a cuore in questo disco?
“WHAT A LIFE” è uno sguardo sulla società e mette in discussione le norme sociali. CLOWNS dal vivo spacca ed è un pezzo sul sistema politico britannico, mentre DEATHWISH parla degli haters su internet e ONLY HUMAN ci ricorda che dobbiamo prenderci cura di noi stessi. TAKE CONTROL e WHAT sono due brani di cui sono molto orgogliosa a livello di testi per via dei temi trattati. WHAT parla di religione, un argomento divisivo, mentre TAKE CONTROL nasce dalle mie esperienze come donna che tiene le chiavi in mano quando cammina al buio, e dalla scoperta che non sono l’unica a farlo.

I live sono sicuramente la vostra arma più potente, e personalmente ne ho avuto dimostrazione alla data del Carroponte con i NOFX. Essere solo in due vi obbliga a riempire il palco in un modo diverso rispetto ad altre band: qual è il vostro segreto per far sembrare i vostri live così pieni e travolgenti?
Ci ha sempre motivato il fatto che ci dicessero che in due non avremmo mai potuto riempire un palco. Non so quale sia davvero il segreto, funziona e basta. Siamo molto sicuri di quello che facciamo, e questa è una parte enorme del risultato.

Un duo punk rock è alquanto insolito, e può essere un’arma a doppio taglio: quali sono i pro e i contro di suonare in due? Avete mai pensato di allargare la band coinvolgendo un bassista?
Non abbiamo nessuna intenzione di diventare qualcosa di più grande di un duo! Non siamo partiti come amici e abbiamo interessi diversi, ma quando arrivi a sentirti a tuo agio con una persona con cui passi così tanto tempo, si crea un legame speciale, che non ha bisogno di essere cambiato. Per noi non ci sono contro, perché abbiamo riconosciuto i nostri limiti fin dall’inizio: non saremo mai una band con assoli di chitarra e linee di basso alla Rancid, quindi ci siamo adattati. Semplice.

In primavera erano previste tre date in Italia, ma alla fine siete riusciti a recuperare solo quella di Milano. Possiamo sperare di rivedervi presto anche in altre città italiane durante i prossimi tour?
Ci arriveremo sicuramente. Al prossimo tour da headliner…

E guardando più avanti: cosa ci dobbiamo aspettare dai The Meffs nei prossimi mesi dopo il tour? Nuova musica, sorprese, collaborazioni?
Presto torneremo in studio a registrare nuovo materiale, quindi chissà, magari arriverà anche un nuovo disco. Abbiamo TANTISSIMI concerti in programma, soprattutto come supporto. Un intero tour in Germania con i The Baboon Show, un tour nel Regno Unito con i Million Dead e altri due tour ancora da annunciare, tutto entro aprile 2026…

Infine vi lascio libero spazio per un saluto ai nostri lettori…
Pensate in grande, sognate ancora più in grande e ascoltate i The Meffs.

E noi ne approfittiamo per ricordare ai lettori l’appuntamento il 16 Ottobre al Circolo Arci Bellezza di Milano con il vostro show!

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