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Quercia, l’inizio della tempesta: il nuovo EP segna una svolta tra natura, rumore e trasformazione

Ci sono band che nascono per gioco e restano, e altre che partono quasi per necessità, come se fare musica fosse l’unico modo possibile per stare al mondo. I Quercia appartengono decisamente alla seconda categoria. E oggi tornano con un nuovo capitolo che non è solo un’uscita, ma una dichiarazione di intenti.

“Mentre i monsoni curano e scuotono l’erba rimasta,” è il titolo del nuovo EP che promette di ridefinire i confini sonori e narrativi della band sarda. Un lavoro che, già dalle prime note, lascia intravedere una direzione chiara: evolversi senza perdere identità.

ASCOLTA L’ALBUM: https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_lMHtxNiRTUGV-LH0u1fZ0UspRw6vCqrDA&si=3Ab_sf9-_g58egn0

Nati a Iglesias nel 2016, quasi in sordina, i Quercia hanno sempre costruito il proprio percorso lontano dai riflettori, muovendosi tra autoproduzione e una coerenza artistica rara. Dal primo EP “Non è vero che non ho più l’età” fino agli album “Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo” (2019) e “Dove si muore davvero” (2023), la band ha sviluppato un linguaggio emotivo diretto, spesso viscerale, radicato in una sensibilità profondamente alternativa.

Questo nuovo EP rappresenta però un cambio di pelle.

Come racconta la band stessa, il disco nasce dall’esigenza di “sperimentare, ampliare e delineare quello che sarà il suono dei nostri prossimi lavori”. E infatti, accanto agli elementi più familiari, fanno capolino strumenti finora inesplorati nel loro universo: synth, sample, drum machine. Non è una semplice aggiunta estetica, ma un’espansione del loro vocabolario espressivo.

Eppure, nonostante questa apertura, i Quercia restano riconoscibili. Quella tensione emotiva, quella capacità di costruire paesaggi sonori stratificati e mai lineari, rimane intatta. Anzi, si fa più sottile, più sfuggente.

Anche i testi seguono questa traiettoria. Meno diretti, più criptici, lasciano spazio all’interpretazione e si intrecciano con una vena naturalistica sempre più marcata. Non è un caso che tutto questo trovi una sua rappresentazione visiva nella copertina firmata da Michela “meow.j” Atzori, che traduce in immagini quell’equilibrio fragile tra distruzione e rinascita evocato già dal titolo.

C’è qualcosa di profondamente organico in questo lavoro. Come se i Quercia stessero cercando di raccontare non solo emozioni, ma cicli. Trasformazioni. Fratture che diventano possibilità.

Fondamentale, ancora una volta, il contributo di Fabio Demontis, che firma mix, master e produzione artistica, accompagnando la band in questa fase di mutazione senza snaturarne l’essenza. Il tutto sotto l’egida di Anchors Aweigh Records, realtà che continua a supportare percorsi autentici e fuori asse rispetto ai circuiti più prevedibili.

“Mentre i monsoni curano e scuotono l’erba rimasta,” non è un punto d’arrivo. È un passaggio. Un primo segnale concreto di qualcosa che sta cambiando, lentamente ma in modo irreversibile.

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