Questo sabato si terrà un evento importantissimo per la scena Oi! milanese, ma non solo ovviamente…al mitico C.S.A. Baraonda arriva la festa per i 10 anni di S.H.A.R.P. Milano, e per l’occasione siamo andati a rompere i coglioni alle band che si alterneranno sul palco. Prendetevi del tempo e leggete cos’hanno da dire che ne è uscito un articolo interessante…ci si vede sabato, OI!
VETERANS
1) cosa manca ai giovani, ma anche ai gruppi degli anni ’10, che voi avevate in più quando avete iniziato? E di contro, cosa hanno avuto che a voi è mancato?
MELE MARCE: Ai giovani di oggi, in realtà non manca nulla e in giro ci sono delle grandi band, con dei sound da paura e dei testi molto studiati ed intelligenti … Sicuramente rispetto agli anni novanta, è cambiato il contesto sociale e il modo in cui ci si relazionava tra di noi e con la generazione prima della nostra … Però di motivi per gridare la propria rabbia contro lo schifo che ci circonda, ce n’erano tanti allora e c’è ne sono tanti, anche oggi.
LUMPEN: Sinceramente penso che i gruppi di adesso abbiano l’identico entusiasmo e la stessa attitudine di allora.
Di contro a noi è mancato il nuovo modo di fare comunicazione ed i social. Questi danno la possibilità di arrivare a più persone e più velocemente. Noi non abbiamo avuto questa possibilità allora.
IL COMPLESSO: manca la fatica per arrivare alle cose e spesso la curiosità perché si pensa che virtualmente si possa sapere tutto e avere le risposte, loro hanno la possibilità di arrivare al mondo intero in un minuto e di essere connessi con tutti quindi è più facile organizzarsi.
PRETESTO: tutti abbiamo avuto esperienze e necessità diverse in periodi completamente diversi, quello che ci mancava non esisteva e non ci pensavamo nemmeno, di sicuro la costante è sempre stata la musica in qualsiasi forma esistente.
2) è più facile suonare e far uscire un disco oggi o negli anni 90/00? (Parliamo anche di musica liquida, crowdfunding, etc.)
MELE MARCE: Grazie alla tecnologia e a internet, è sicuramente più facile suonare, registrare e fare uscire un disco, in questo momento storico…se adesso registri in sala prove, con un cellulare di ultima generazione, probabilmente esce qualcosa di più ascoltabile rispetto a certe registrazioni dei primi anni 90′.. Per farti un esempio, il nostro primo demo (registrato in una sala di incisione, di livello bassissimo) era in cassetta, che poi abbiamo duplicato con i nostri impianti stereo a casa, fatto la copertina a mano, fotocopiata, ritagliata e piegata…poi lo si spediva o si portava a mano nei centri sociali, nei locali o circoli ARCI…alla fine, era uno sbattimento, anche se avevi delle soddisfazioni nel realizzare un progetto…oggi, grazie alla rete, fare arrivare la propria voce e la propria musica ad un pubblico più vasto, è sicuramente più facile ed immediato e questo è un grande vantaggio.
LUMPEN: È decisamente più facile adesso suonare e fare uscire un disco. Pensa che con una scheda audio e un buon programma il disco puoi registrarlo da solo.(Parliamo anche di musica liquida, crowdfunding, etc.)
IL COMPLESSO: più o meno e’ uguale fa uscire delle canzoni: 20 anni fa le facevi uscire fisiche e la gente supportava di più, ora è tutto online e quindi molto impersonale e anonimo.
PRETESTO: sicuramente per forza di cose oggi, ci sono un sacco di mezzi in piu per farlo.
3) cose belle vs. cose brutte della scena di ieri e di oggi.
MELE MARCE: forse la cosa positiva di quegli anni 90′,è proprio l’assenza di internet e quindi per vivere al meglio la scena , per seguire le nuove e le vecchie band, per comprare materiale musicale e per creare rapporti di amicizia e di unione , dovevi muovere il culo e tutti i weekend, dovevi girare l’italia intera e non solo… Abbiamo macinato km su km in quegli anni, però abbiamo instaurato e consolidato amicizie, che durano ancora oggi. Oggi riesci a creare rapporti sociali e a recuperare materiale musicale nuovo e vecchio, anche stando a casa sul divano con un cellulare…non sappiamo se è meglio o se è peggio…sicuramente il mondo è cambiato tanto.
LUMPEN: A me piace molto la scena di oggi. Quella di ieri ci ha permesso di legarci a fratelli di tutta Italia e tutta Europa. Amicizie che durano da quasi 30 anni.
IL COMPLESSO: ieri la voglia di esserci per capire era benzina fuoco ma allo stesso tempo c’erano troppe fazioni cittadine, oggi sono tutti in contatto e può essere bello, di contro spesso la gente non muove il culo.
PRETESTO: la costante cosa migliore da sempre parlando di hc e non di scena è sempre stata l’unità la coesione e la rabbia che può sempre servire in altri contesti, ci ha sempre aperto gli occhi nonostante le serate “appannate”.
4) spazio sociale o locale? Non c’è una regola e non la vogliamo scrivere di certo oggi, ma dove preferisci suonare?
MELE MARCE: le Mele Marce, sono nate nei centri sociali prima della nostra zona e poi in giro per l’italia.. Sicuramente, essendo un gruppo punk politicizzato, con idee radicali, che inneggiano alla rivoluzione proletaria, all’anti fascismo, l’anti capitalismo, e all’anti clericalismo, il nostro habitat ideale, dove ci sentiamo a casa e a nostro agio, è il centro sociale, anche se è capitato parecchie volte, di suonare in pub, locali e circoli arci (nei quali ci hanno anche staccato la corrente, perché troppo estremi)
LUMPEN: Mi piacciono entrambi. Detesto invece i palchi esterni e troppo alti. Ho bisogno del contatto con i ragazzi.
IL COMPLESSO: io non giudico le situazioni per i muri o per l’indirizzo ma per le persone, loro fanno la differenza o per dirla come Guevara: io credo nell’uomo.
PRETESTO: assolutamente spazio sociale.
5) oltre a quelli già usciti, con chi faresti uno split nel gruppo di band della serata?
MELE MARCE: Le band della serata, sono tutte molto valide, le conosciamo praticamente tutte e quasi con tutte, abbiamo suonato almeno una volta, e non sarebbe male collaborare con ognuna di loro …Però , visto che c’è un bel rapporto con loro, ci siamo sempre divertiti insieme e abbiamo condiviso il palco in varie occasioni, ti dico i “Sempre Peggio”.
LUMPEN: Sono tutte grandissime band. Probabilmente se devo elencarne alcune direi con Il Complesso per una questione parentale. Sono dei fratelli. Con i Miners perché che mi piacciono da sempre e vado pazzo per l’Atalanta. Con i Sempre Peggio perché sono dei combina guai esattamente come noi.
IL COMPLESSO: Lumpen, e ne abbiamo anche parlato a dirla tutta…prima o poi credo che si farà.
PRETESTO: credo Mad Pain sono giovani e incazzati (cimba).
6) c’è un gruppo più giovane di questo festival che preferite, che seguite, al quale magari “rubacchiate” qualcosa e che avete visto un suo concerto? (non vale se il tuo gruppo suonava in quella serata).
MELE MARCE: ti ripeto che tutte le band della serata, sono molto valide, le conosciamo, le ascoltiamo e penso che ognuno abbia il suo stile musicale …è logico che quando ascolti e apprezzi ciò che fanno altre band, sia normale esserne influenzati, quando si scrivono i propri testi e le proprie musiche.. Per quanto riguarda lo show dal vivo, ognuno dev’essere quello che è… Scimmiottare qualcun altro, farebbe perdere genuinità alla band.
LUMPEN: Seguirli li seguiamo tutti.
Essendo di Cosenza abbiamo sempre e solo condiviso il palco con alcune delle band presenti. Quanto all’ispirazione diciamo che siamo più ispirati dalle vecchie band inglesi.
IL COMPLESSO: ora come ora no ma siamo carichi per ascoltarli.
PRETESTO: Mad Pain ma noi non abbiamo un cazzo da rubacchiare ahahaha facciamo da noi. (cimba).
7) cosa consiglieresti alle band più giovani?
MELE MARCE: consigli, al meno a livello musicale, non pensiamo di poterne o doverne dare , inquanto il livello delle nuove band è altissimo.. L’unica cosa che possiamo dire è che questo percorso sicuramente non è solo musica,specialmente se si intreccia con un impegno politico attivo, come lo è sempre stato per noi; ma è uno stile di vita, è controcultura, coerenza e militanza continua contropotere.
LUMPEN: Cercate di essere il più originali possibile e compratevi un furgone, mettetevi su strada e andate a suonare ovunque.
IL COMPLESSO: pesate ogni parola nei testi, se la sentite vostra può affrontare il mondo intero.
PRETESTO: non ho consigli da dare, fate e valutate, suonate mangiate bene, dormite tanto cagate regolarmente e non uscite nelle ore più calde della giornata.
8) spazio libero a 360°
MELE MARCE: ci vediamo sabato 31, carichi a bomba …”noi siam le Mele Marce, vi spaccheremo il culooo”….Dajeee!!
LUMPEN: Ci tengo a ringraziare tutti organizzatori e band. Sia perché continuano a portare avanti questo spirito, questa attitudine e questa storia.
Sia perché il fatto che ci venga data l’opportunità di suonare non è una cosa da dare per scontata. Vi ringraziamo infinitamente per la stima e l’affetto che ci dimostrate.
IL COMPLESSO: diy or die (la canteremo insieme amico mio, ndr.)
PRETESTO: DIO FA!!!!
ANNI ’10
1) cosa manca ai giovani ed ai veterans che voi avevate in più quando avete iniziato? E di contro, cosa hanno avuto che a voi è mancato?
SEMPRE PEGGIO:
Nico:
Non saprei fare un raffronto in tal senso anche perché ogni situazione che riguardi le varie band è il risultato di una miriade di contingenze, sia esterne (epoca e periodo di formazione) sia interne (gli equilibri personali e di gruppo dei componenti). Per quello che riguarda noi Sempre Peggio credo che i fattori che ci contraddistinguono sin dagli inizi siano l’amicizia che ci lega da decenni e un certo stile scanzonato e irriverente che è da un lato parte del nostro essere e dall’altro una formula vincente nella composizione dei pezzi e dei testi, nonché dei concerti dal vivo.
Martin:
Ogni fase e periodo storico vive delle sue peculiarità. Qualcuno sta roba l’ha inventata, qualcuno la porta avanti, qualcuno domani la farà vivere nelle sue modalità. Prima forse era una nicchia più piccola, i concerti erano meno partecipati, ma la bellezza e l’energia che fanno di questo mondo e questa scena qualcosa che si rigenera sono la cosa più bella. E se domani saremo meno di oggi saremo belli lo stesso.
PRODOTTI LOCALI: Noi non crediamo alla divisione tra giovani e veterani. È una roba che nella musica e nella vita ha sempre fatto più danni che altro. Serve solo a mettere paletti, a creare vuoti, buchi generazionali che poi si trasformano in macerie.
Noi stiamo dall’altra parte. Sempre.
Il giovane col veterano e il veterano col giovane.
Perché l’esperienza non è un trono e la freschezza non è un difetto. E perché si impara in entrambe le direzioni.
Nella musica, nelle lotte, nello stadio, ovunque: quando separi le generazioni perdi forza. Quando le unisci, succede qualcosa di vero. C’è chi porta rabbia, chi porta memoria, chi visione, chi chilometri sulle spalle. Ed è lì che nasce il suono giusto.
Se dobbiamo dire una cosa, è questa:
niente etichette, niente recinti.
La musica cresce solo quando le generazioni stanno fianco a fianco, non una contro l’altro.
OSTILE: ai giovani possiamo dire poco, soprattutto in questo ultimo periodo storico (post COVID in poi) in quanto abbiamo avuto molto piacere nel vedere sotto i palchi e nelle piazze ragazzi e ragazze molto giovani, ma anche sopra i palchi, il nostro bassista ne è un chiarissimo esempio. Hanno una “cazzimma” che non mi aspettavo e una voglia estrema di “ripopolare” questa scena, che ora mai era diventata più dei vecchi che dei giovani. Ai veterans bhe, loro hanno avuto qualcosa che non si può replicare, le lotte di un tempo non avevano nulla a che fare con quelle di oggi, non che non siano importanti queste, ma forse si aveva il “coraggio” di rischiare di più, anche rischiando la vita (come purtroppo è successo), poi ci siamo sicuramente divagati perché di musica si parla, ma sai bene che per noi musica e politica vanno di pari passo. E non siamo così “fighi” da dire cosa avevamo in più o in meno, soprattutto in più, in meno sicuramente dischi rispetto ai Veterans ahahah.
MINERS: Premesso che quando abbiamo iniziato come Miners eravamo già trentenni, quindi avevamo già chiaro il nostro il progetto musicale con la determinazione di chi sa cosa vuole e di proseguire per molto tempo.
Vedo che ci sono gruppi “giovani” che magari si pèrdono per strada: divergenze musicali/stilistiche/politiche, impegni personali, emigrazioni oppure soltanto l’entusiasmo che si esaurisce presto.
Oppure gruppi storici che spariscono per poi riapparire in tristi “operazioni nostalgia” con una discontinuità che crea incertezza e precarietà in tutta la scena. È un peccato perché spariscono tanti validi gruppi.
Di contro, invidio ai giovani quell’energia e la spensieratezza di stare in giro per tre giorni, suonare 3 giorni, dormire pochissime ore, macinare chilometri e poi il lunedì essere al lavoro. Ai veterans invidio il fatto di essere stati nel bel mezzo dell’ “età dell’ oro” dell’ OI!.
IENA: Sicuramente chi ha iniziato nella epoca pre social ha un modo di fare diverso di chi ha iniziato con l’epoca social. Basta pensare che spesso si “esce” online con il gruppo senza avere manco una canzone mentre prima ci si conosceva con i dischi o al max una fanzine.
2) pensi sia più facile suonare e far uscire un disco oggi o negli anni 90/00? (Parliamo anche di musica liquida, crowdfunding, etc.)
SEMPRE PEGGIO:
Nico:
Forse oggi da un certo punto di vista è più facile imbracciare uno strumento e realizzare canzoni e dischi grazie anche alla facile fruizione di tecnologie e informazioni/notizie su scene e band. Internet e i social network sono strumenti potentissimi se usati con intelligenza, per reperire informazioni e stringere contatti, così come registrare un disco è molto più agevole oggi grazie all’uso di programmi e software digitali che facilitano il processo creativo sia ai produttori che ai musicisti. Gli anni 99/00 sono stati in realtà altrettanto prolifici in termini di uscite discografiche e sviluppo di band divenute oggi seminali; forse allora, visto a posteriori, la mancanza dei social e il carattere ancora embrionale di internet “costringeva” noi vecchi a presenziare e muoverci per vivere certe situazioni tra concerti e collaborazioni tra band, collettivi, ecc.
Martin:
Alla fine è sempre la stessa cosa. Sono relazioni umane, che fossero le lettere coi francobolli prima o le mail oggi. Siamo privilegiati, adesso è tutto più semplice, ma i rapporti che si costruiscono sono gli stessi.
PRODOTTI LOCALI: Oggettivamente oggi é molto più semplice registrare e far girare la propria musica, prima c’erano le fanzine cartacee e il passaparola o le cassettine spacciate, crediamo che di fondo oggi come ieri siano le persone a fare la scena, per noi il supporto e il fare comunità fanno la differenza il mezzo è importante fino a un certo punto.
OSTILE: secondo me in un certo senso è più facile ora, il DIY c’è sempre stato e grazie a dio continua ad esserci, ma l’ internet ci aiuta tanto, banalmente pensando a YouTube, tante band o cantanti hanno sfondato lì, anche per dire gente non dell’ underground che è proprio diventata famosa. Quindi di conseguenza anche essere contattati per suonare, perché uno ti conosce prima digitalmente e magari incuriosito ti chiama alla serata X, poi chiaramente i social sono uno strumento fortissimo per la pubblicazione, per la pubblicità di un evento… l’ attacchinaggio, se pur bellissimo e ogni tanto ancora si fa, non esiste quasi più. Ma prima del concerto punk così lo venivi a sapere, le date non si accavallavano e c era il passa parola, zero navigatori e cartine geografiche. In un certo senso più affascinante…e scoprivi band che magari oggi sono il tuo pane quotidiano.
MINERS: Per registrare, sicuramente è molto più facile oggi, penso anche ai metodi di registrazione oppure al mercato della strumentazione ed attrezzature, che è più fruibile ed accessibile.
Per quanto riguarda suonare oggi, vedo un peggioramento: noi siamo un gruppo OI! schierato e suoniamo prevalentemente in spazi sociali e questi sono continuamente sotto attacco, basti pensare ai recenti sgomberi di Milano e Torino.
IENA: Oggi é sicuramente più facile grazie al digitale. Di contro va detto che tanta “offerta” non é poi raggiungibile da tutti, cioè se ci sono tanti dischi fuori non puoi sentirli tutti. Suonare forse é più difficile perché gli spazi, purtroppo, sono sempre meno.
3) cose belle vs. cose brutte della scena degli anni ’10 e di oggi
SEMPRE PEGGIO:
Nico:
Cose belle: il fatto che, nonostante l’epoca funesta che stiamo vivendo, per citare i Negazione “lo spirito continua”. E lo fa attraverso la nascita di nuove band, molte delle quali composte da giovanissimi, e concerti e festival ormai consolidati in tutta Italia. Tra le cose brutte ci metterei tutto il contorno, ovvero la repressione del dissenso e la chiusura progressiva degli spazi sociali che sono stati fucina di socialità, aggregazione e lotta politica dal basso. Valori che il punk ha sempre portato con sé, peraltro.
Martin:
Sarò banale, ma le cose belle restano le persone. Dove rimane un po’ di energia si può costruire qualcosa. Proprio contro le cose brutte, giorno per giorno. Tenacia, determinazione, integrità. Tutto questo lo trovo negli occhi di chi oggi mantiene vivo il punk.
PRODOTTI LOCALI: //
OSTILE: Le cose belle bom, penso/pensiamo, sia che l’ aggregazione quella bella quella vera non sia mai cambiata dai 10 ad oggi anche se qualcuno non si vede più o qualcuno ora è nuovo e che poi per fortuna certe cose vengono anche prese un pochettino più sul serio. Cose brutte di ora quando invece magari prima il confronto era la normalità, anche prendendosi a botte, ora, tornando al discorso social, purtroppo a volte vediamo accanimento mediatico o il classico “gossip riot” come dicevano i Nabat, che a questa scena, fa solo male. Perché le cose importanti sono veramente altre.
MINERS: anni ’10: cose belle come la genuinità e la spontaneità; cose brutte come le droghe e l’eredità dello skin macho e rissaiolo.
Oggi: cose belle come la cura nello stile che è cresciuta e la qualità delle band/registrazioni molto buona.
Cose brutte come la sovraesposizione da social media e naturalmente le droghe.
IENA: Io sinceramente non noto molta differenza se non che con i social se c’è da diffondere qualcosa si arriva prima. Il nostro é sempre stato un ambiente in cui ci si conosce più o meno tutti quindi la dinamica del leone da tastiera o del coglione da social dura poco, perché l’occasione di incontrarci di persona é molto frequente.
4) spazio sociale o locale? Non c’è una regola e non la vogliamo scrivere di certo oggi, ma dove preferisci suonare?
SEMPRE PEGGIO:
Nico:
Siamo tutti cresciuti all’interno degli spazi sociali, sia come attivisti che come parte dei rispettivi collettivi, pertanto prediligiamo sicuramente suonare all’interno di queste situazioni. Anche perché ne condividiamo la filosofia e ne rivendichiamo l’importanza e la pregnanza rispetto ai temi che urliamo al microfono. Detto ciò, non disdegniamo assolutamente di suonare nei locali, purché rientrino nei valori in cui ci identifichiamo che sono antifascismo, antirazzismo e inclusione.
Martin:
Finché ci sarà un posto occupato o autogestito è lì che ci sentiamo a casa, sarebbe strano non fosse così. Ma oggi purtroppo non è il ‘98 e capita che non è che in ogni città o territorio ci siano realtà simili. Lunga vita a chi porta avanti la nostra attitudine, dallo Scumm al Grindhouse ci sentiamo a casa, così come a Parma. Sono le persone che fanno la differenza.
PRODOTTI LOCALI: Nei nostri 11 anni abbiamo suonato in ogni luogo :
Pessimi bar di paese , centri sociali, squat, parchi, club, arci, club della pesca e sotto effetto di funghi allucinogeni in uno spazio del comune di Bergamo.
Non abbiamo nessuna preferenza e preclusione (logicamente mai in posti che puzzano di razzismo) e in ognuno di questi posti abbiamo trovato la gente, le persone, i compagni, i reietti di città, gli ultimi e gli invasati di musica oppure quelli che non sapevano neanche cosa fosse il punk oi! Questo è quello che cerchiamo!
OSTILE: Domanda della quale sai già benissimo la risposta, Ostile è un progetto, una band e un gruppo di persone che nascono e crescono all’ interno di spazi sociali e dentro gli spazi sociali vogliamo suonare. Pure per pochi spicci, a noi non frega nulla. Noi siamo una band così, vera, ma soprattutto compagna. Poi chiaro, ci sono state serate in locali e/o arci ma sono sempre stati locali, r n roll di Milano a parte, compagni. Solitamente badiamo bene dove andare a suonare e per chi o cosa.
MINERS: Come faccio a generalizzare? Tendenzialmente preferisco lo spazio sociale ma ci sono locali che sono praticamente degli spazi sociali per mentalità, ed allora ben vengano. L’importante è divertirsi e far divertire ma sempre con l’attenzione per quello che accade intorno a noi!
IENA: Sinceramente sempre preferito una spazio sociale, é lì che sono cresciuto ed é lì che ho sempre organizzato. Poi ognuno é libero di fare come vuole, ma questa é una musica di protesta e con la volontà di guadagnare due spicci più di qualcun altro secondo me si perde il valore della protesta in sé. Per fortuna non tutti i locali sono così.
5) oltre a quelli già usciti, con chi faresti uno split nel gruppo di band della serata?
SEMPRE PEGGIO:
Nico:
Non possiamo sbilanciarci per non fare torto alle altre band , eheh!
Martin:
Tutte credo!!
PRODOTTI LOCALI: Seguiamo con attenzione e grande entusiasmo tutte le nuove uscite scambiandoci opinioni varie sui gruppi e sui loro album e dobbiamo ammettere che c’è tantissima qualità in questo periodo anche a livello tecnico quindi scelta veramente difficile.
Se proprio dobbiamo scegliere per il rapporto che si è creato di vera amicizia sotto al palco e al bancone diremmo gli Iena ! Nella follia di un momento i Pretesto ci sembrerebbero i compagni giusti e adatti per uno split squilibrato!
OSTILE: rispondiamo nessuno, ma non perché siamo stronzi, ma perché non vogliamo dare preferenze a nessuno, i gruppi della serata sono tutti validissimi a livello musicale e personale. Forse, Sempre Peggio ma perché prima di tutto ci lega una forte amicizia.
MINERS: Lumpen per affezione: esplosivi sopra ma soprattutto sotto il palco.
IENA: Direi Mele Marce per replicare uno degli split che mi sono letteralmente consumato da ragazzo: Attaccabrighe/Mele Marce
6) c’è un gruppo più giovane o più vecchio di questo festival che preferite, che seguite, al quale magari vi siete ispirati e che avete visto un suo concerto? (non vale se il tuo gruppo suonava in quella serata).
SEMPRE PEGGIO:
Nico:
A titolo personale le Mele Marce mi ricordano la mia adolescenza quando assistetti a uno dei primi raduni Oi! di fine 90 al CSA Cavalcavia di Novara, la mia città. Vederli ancora attivi e suonarci insieme mi fa molto piacere. Per il resto largo ai giovini, quindi vai di Mad Pain e di attitudine “sharp as a knife” come cantano i Cock Sparrer!
Martin:
Beh io ho un grande amore per i miei amici orobici. Miners e Prodotti Locali mi piacciono tantissimo. E gli Iena ormai sono i Rush dell’Oi! E da grande fan…
PRODOTTI LOCALI: Onestamente non abbiamo una preferenza, seguiamo ed ascoltiamo con piacere tutti i gruppi, senza distinzioni di età, vecchie glorie o nuove leve. Quello che ci arriva, da entrambi, è la stessa cosa: passione e voglia di dire qualcosa che abbia un senso. Ed in entrambi i casi c’è sempre quella voglia di salire sul palco e spaccare. Alla fine il punk/oi! non è una questione di età, ma di cose da dire. E finché qualcuno ha qualcosa da dire, noi ascoltiamo volentieri.
OSTILE: Ci riagganciamo un po’ alla risposta precedente, non vogliamo sbilanciarci. Viste live tutte. Ma sicuramente, riavere i Lumpen dopo tanto tempo qua è un onore non che un piacere, e personalmente parlando (Dalila), sono innamorata follemente di Iena che ho voluto a tutti i costi qui a questo bellissimo festival.
MINERS: Li conosco tutti e sono stato a tutti i loro concerti. Ultimamente sono preso molto bene dai Pretesto.
IENA: sicuramente gli scalpo con cui abbiamo condiviso uno split, diverse serate e con cui abbiamo una visione della musica molto affine. E poi ovviamente sono amici.
7) cosa consiglieresti alle band più giovani? e che cosa vorresti dire alle band veterans? (inteso proprio come consiglio tipo “ritirati”, “continua così”, “svecchiati” etc.)
SEMPRE PEGGIO:
Nico:
Se c’è lo spirito, fallo continuare!
Martin:
Visto che Nico fa il piemontese tiro fuori l’orgoglio milanoes: MAI ARRENDERSI!
PRODOTTI LOCALI: come già detto la distinzione tra giovani e vecchi ci interessa poco. La vera discriminante è tra chi esprime le contraddizioni che vive ogni giorno e chi esprime cliché.
Ci sono band storiche che cantano ancora di bevute epiche al pub e ci sono band giovani che bevute del genere oggi non potrebbero minimamente permettersele visto il costo della vita.
Ma vale anche il contrario.
Vecchie band che con i loro testi ti danno la forza per abbattere muri che sembrano troppo alti per poter essere scavalcati e giovani band che parlano di scontri e lotta armata senza mai avuto un lacrimogeno sotto il naso.
Non siamo nessuno e non diamo consigli a nessuno.
Ci limitiamo ad ascoltare quello che più ci è affine. Canzoni di chi sente sulla propria pelle la difficoltà di restare in piedi in un mondo sempre più complesso, ingiusto e feroce.
E di chi ha scelto da che parte stare della barricata.
Il resto è noia
OSTILE: Alle band giovani, di non arrendersi mai, di continuare a credere in quello che fanno ed in quello che suonano, perché come detto qua sopra, questa non è solo musica, è mentalità è politica, è fratellanza. È tutto questo. Antifascismo, antirazzismo. La nostra musica è tutto ciò che siamo. Perché lo mostriamo soprattutto sotto al palco. Per alcuni Veterans il ritiro dalle scene non sarebbe male, per altri massimo rispetto, per altri ancora la commercializzazione di questa musica è assurda e inconcepibile. Ma ognuno fa ciò che si sente.
MINERS: Ai più giovani: non mollate, suonate, suonate e suonate ancora. Elaborate un vostro sound ed un vostro songwriting.
Ai “veterans”: c’è bisogno ancora di voi, non sentitevi in diritto di farvi da parte perché la storia non si cancella.
IENA: che ognuno deve fare la sua strada come preferisce e che non c’è una ricetta per fare bene. Anche perché questa musica é viscerale e deve essere spontanea. Poi qualcuno che magari non ci piace c’è (così come non possiamo piacere noi).
8) spazio libero a 360°
SEMPRE PEGGIO:
Martin
Vorrei vedere negli occhi di tutte le generazioni che ci sono e che verranno quella luce e quella bellezza che ho sempre visto negli occhi di Massi. Questa è roba nostra, sta a noi farla vivere. Ogni giorno, con le unghie e con i denti.
PRODOTTI LOCALI: Per prima cosa ringraziamo tutta la redazione di Punkadeka per averci dato la possibilità di fare questa intervista e facciamo i complimenti per il lavoro svolto in questi anni molto professionale, serio e importantissimo per tutto questo mondo musicale.
Un grazie molto riconoscente va anche ai ragazzi della SHARP Milano che ci hanno invitato a suonare a questo festival per i loro 10 anni di attività ed oltre alla musica hanno fatto tanto altro e lo dimostra anche la presentazione del libro su Dax che ci sarà in quella serata .
Come Prodotti Locali invece siamo pronti per dare alla luce dopo circa due anni di lavoro il nostro terzo album dal nome SUPERFICIE che sarà disponibile in formato CD nella data del 14 Febbraio al Bologna City Rocker al Sottotetto e che appunto dal 2026 nelle date che dovremo fare stiamo già cantando (qualche pezzo non tutto)
Ados!!
OSTILE: in questo spazio libero, l’ unica cosa che mi/ci viene da dire è che di recente la scena ha avuto una grossa perdita e in questo spazio vorremmo solo dire grazie, prima parlavi di ispirazioni, bhe i TMD non possono che esserlo stati. Compagni, DIY e Hardcore fino al midollo, ci hanno insegnato tanto dove è anche grazie alla loro musica che ora siamo quello che siamo, note che ci hanno stretto il petto, testi che ci hanno fatto stringere un nodo alla gola! Grazie! E poi vorremmo dire che nessuno dovrebbe essere lasciato solo, che bisogna sempre guardarsi le spalle a vicenda, soprattutto nei nostri ambienti, chiedere aiuto se necessario e in un “come stai” la sincerità non la circostanza. Ciao Massi ci vediamo dall’ altra parte e mi ritroverai “impavida” come mi chiamasti tu l’ ultima volta che ci siamo sentiti, Perché lo sai che alla fine resteremo sempre, dei vecchi che urlano ancora! All’ attacco!
MINERS: Grazie per l’intervista. Make OI! Great again.
IENA: grazie mille ancora a chi si sbatte per organizzare concerti e festival come questo!
NUOVA SCENA
1) cosa manca ai ragazzi degli anni ’10 ed ai veterans che voi avevate in più quando avete iniziato? E di contro, cosa hanno avuto che a voi è mancato?
SCALPO: Non è questione di cosa si ha in più o in meno rispetto agli altri, non c’è un giusto o uno sbagliato. Ognuno vive la musica e il punk a modo proprio con le proprie esperienze, scrivendo i propri testi, le proprie canzoni, dando libero sfogo alle proprie idee e ai propri gusti contro tutto ciò che glielo impedisce. Non c’è un meglio o un peggio e soprattutto non ci preoccupiamo di ciò che hanno fatto o che faranno gli altri, noi portiamo avanti la nostra rabbia nel modo che riteniamo il migliore possibile. Non siamo meglio di nessuno e sicuro non siamo peggio di tanti. Non abbiamo nulla in più o in meno, vogliamo suonare non confrontarci con chi è stato o chi sarà.
MAD PAIN: Una delle poche vere cose in più che abbiamo oggi rispetto al passato è la possibilità di pescare da molti più generi, alcuni dei quali prima nemmeno esistevano, e di poterli mischiare senza dover per forza stare dentro a un’etichetta precisa. La tecnologia, nel bene e nel male, ci dà strumenti che prima erano impensabili.
Detto questo, il prezzo da pagare è alto: prima c’era molta più sincerità. I testi erano più veri, più vissuti, meno costruiti per piacere o per funzionare. Anche il rapporto col pubblico era più diretto, più crudo, meno filtrato. Oggi troppo spesso si recita una parte invece di dire davvero quello che si è.
2) pensi sia più facile suonare e far uscire un disco oggi o negli anni 90/00? (Parliamo anche di musica liquida, crowdfunding, etc.)
SCALPO: Oggi con social e varie piattaforme multimediali è sicuramente più semplice riuscire a fare uscire un disco o a far comunque conoscere la propria musica rispetto agli anni passati. Come probabilmente è più semplice organizzare concerti o eventi vari e quindi suonare e avere un seguito di persone a cui piace quello che fai. Con un computer poi si possono ottenere produzioni anche migliori rispetto alle registrazioni del passato e questo agevola tutti forse anche troppo. Questo dimostra però che chi ha spaccato con la musica in passato lo ha fatto davvero, cavalcando l’onda anche ora, anni e anni dopo. Un disco o un gruppo che spacca difficilmente rimane in sordina o verrà dimenticato.
MAD PAIN: La tecnologia oggi influisce in modo enorme, ed è inutile fare i nostalgici a tutti i costi. Aiuta a suonare, a produrre, a registrare e soprattutto a farsi conoscere. Il numero di spazi, reali e virtuali, è aumentato e questo rende tutto più accessibile.
Il problema nasce quando si confonde l’accessibilità con la credibilità: avere gli strumenti non significa avere qualcosa da dire. Sta alle persone decidere se usare la tecnologia come mezzo o come maschera.
3) cose belle vs. cose brutte della scena da quando suonate.
SCALPO: Più che le cose sono le persone che abbiamo conosciuto, abbiamo fatto molte nuove conoscenze, amicizie, visto un sacco di posti nuovi che probabilmente senza il punk non avremmo mai visitato. L’aggregazione in sé durante i concerti o eventi vari, uniti tutti da un legame che nasce dalle stesse idee e sfocia nella musica. Naturalmente ci sono anche i contro infatti per quanto ci riguarda la scena non è altro che uno spaccato della società dove nessuno è perfetto, nessuno è un eroe e soprattutto nessuno è un santo. Spesso viene dato poco spazio ai nuovi gruppi favorendo sempre gli stessi forse perché probabilmente “portano più persone ai concerti?”. Un evento che va male per un motivo o per l’altro è sempre uno sbatti per chi organizza, su questo non c’è dubbio, ma questa cosa va un po’ contro all’ideale di uguaglianza e parità che dovrebbe contraddistinguere questo genere.
MAD PAIN: Le cose belle della scena sono l’apertura mentale e il fatto che oggi ci siano persone di età molto diverse che condividono gli stessi spazi. Questo, quando funziona, è una ricchezza enorme.
Le cose brutte sono la rivalità costante, le guerre inutili tra sottoculture, le band che si guardano in cagnesco invece di supportarsi. C’è poca empatia, troppo ego e troppa voglia di primeggiare invece di costruire qualcosa insieme.
4) spazio sociale o locale? Non c’è una regola e non la vogliamo scrivere di certo oggi, ma dove preferisci suonare?
SCALPO: Preferiamo suonare sullo stesso piano del pubblico, in mezzo al calore, alle persone che pogano o che vogliono cantare con noi i nostri pezzi. Il palco alto non è punk!
Centro/Spazio Sociale o Club non fanno differenza basta che funzioni la corrente e che la batteria stia in piedi.
MAD PAIN: Per noi uno spazio sociale deve essere prima di tutto un luogo di unione, non una vetrina personale. Deve essere uno spazio di confronto, di lotta, di accoglienza reale, non a parole. Un posto dove ci si sporca le mani insieme, dove si combatte fianco a fianco e non uno contro l’altro. Se manca questo, lo spazio perde completamente il suo senso.
5) oltre a quelli già usciti, con chi faresti uno split nel gruppo di band della serata?
SCALPO: Con DJ Skappe
MAD PAIN: Se dovessimo scegliere delle band con cui fare uno split, sarebbero senza dubbio i Sempre Peggio e molto probabilmente i Pretesto. Non per moda, non per convenienza, ma per rispetto e fratellanza.
Sono tra le poche band che ci hanno aiutato davvero fin dall’inizio, senza secondi fini, senza pose, senza chiedere niente in cambio. (Nulla da togliere agli altri, vi vogliamo bene raga).
6) c’è un gruppo più vecchio di questo festival che preferite, che seguite, al quale magari vi siete ispirati e che avete visto un suo concerto? (non vale se il tuo gruppo suonava in quella serata).
SCALPO: Purtroppo, senza togliere niente a nessuno, ci ispiriamo più ad altri gruppi rispetto a quelli presenti in questo Festival. Forse gli Iena (se si possono definire vecchi) sono stati una delle cause scatenanti della nascita di Scalpo.
MAD PAIN: A livello di sound ci sentiamo unici. Non perché ci crediamo migliori, ma perché non abbiamo mai cercato di copiare nessuno. Supportiamo praticamente tutti, ascoltiamo di tutto, ma non ci siamo mai ispirati direttamente a una band specifica.
Quello che facciamo nasce da quello che viviamo ogni giorno e da un miscuglio di generi esteri messi insieme in modo naturale, senza calcoli e senza strategia. Se suona così è perché siamo così.
7) cosa consiglieresti alle band più vecchie di te?
SCALPO: Abbassate le arie… non vivete di vane glorie… le reunion di band punk, se suonate alla metà della velocità originale, non sono fiche
MAD PAIN: Se c’è un consiglio da dare è semplice: organizzare più eventi che mettano insieme band nuove e band storiche. Basta chiudersi tra “vecchi amici” o fare serate solo per chi è già dentro.
Se si vuole davvero far crescere la scena, bisogna dare spazio a chi sta iniziando, metterlo sullo stesso palco di chi ha più esperienza e smetterla di fare selezione per simpatia o convenienza.
8) spazio libero a 360°
SCALPO: E’ uscito il nostro nuovo LP “Partita Con La Morte” ascoltalo, compralo o rubalo!
MAD PAIN: Crediamo che negli spazi sia necessario stare attenti a chi entra, perché non tutto va accettato a occhi chiusi. Ma allo stesso tempo bisogna smetterla di giudicare automaticamente chi ha un passato pesante alle spalle.
Ci sono persone che stanno davvero cercando di cambiare, di uscire da certe dinamiche, e che si dimostrano leali e sincere nei fatti, non nelle parole. Il cambiamento esiste, ma va messo alla prova. Si dà una possibilità, una sola: se viene tradita, allora è giusto allontanare quella persona senza rimpianti.



