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Same As The First: la nuova vita dei Retarded dopo 17 anni, l’intervista

  • Il vostro ritorno di qualche anno fa ha fatto felici moltissimi punk rockers italiani: cosa vi ha spinti a tornare sulle scene?

Quando ci siamo sciolti forse avevamo esaurito un po’ quello che dovevamo dire, arrivavamo da un decennio in cui abbiamo fatto mille dischi e suonato ovunque.

Credo in generale fosse fisiologico prendersi una pausa.

Nessuno di noi si è mai allontanato dalla scena o ha smesso di ascoltare quel tipo di musica durante gli anni dello stop. Più volte ci hanno contattato per delle reunion ma abbiamo sempre declinato. Nel 2017 abbiamo suonato al Punk Rock Raduno (ci sembrava il posto migliore per ricominciare) e da lì e per i successivi 2/3 anni abbiamo fatto altri 4/5 concerti senza però mai registrare materiale nuovo.

Personalmente non ho mai smesso di scrivere canzoni e ne avevo un bel po’ rimaste in un cassetto, fino a quando durante il Covid ho trovato il tempo di sistemare le bozze che avevo e di scrivere nuovo materiale.

In quel periodo chiesi agli altri se avessero avuto voglia di ricominciare seriamente e tutti sembravano convinti della cosa anche perchè le demo sembravano di qualità.

Reclutammo a breve l’amico di vecchia data, il Mexicano, che arrivò direttamente dal pensionamento precoce dei Leeches e dopo un paio di singoli decidemmo che era il momento giusto per fare uscire un album nuovo! A gennaio 2024 è uscito SAME AS THE FIRST, il nostro primo album dopo 17 anni prodotto dal mitico Mass Giorgini (Screeching Weasel, Queers, Common Rider, Squirtgun e molte altre band)

  • Vi ascolto da 20 anni e non vi ho mai visti dal vivo, cosa mi sono perso? (Ovvero raccontateci qualcosa di assurdo che vi è successo, o qualcosa di particolare).

Sicuramente se ci avessi visto 20 anni fa ci avresti trovato con capelli più folti e corpi meno flaccidi (tranne Paolo che negli anni ringiovanisce tipo Benjamin Button). Ma probabilmente ci avresti anche visto in condizioni di ubriachezza improponibile (prima, durante e dopo il concerto).

Invece una storia assurda che mi viene in mente è che nel 1998 suonammo al supercarcere di Voghera durante la giornata d’incontro tra i detenuti e i loro famigliari. Con totale incoscienza e spensieratezza ci presentammo sul palco indossando tutti delle magliette a righe orizzontali (ma perché?) senza pensare che sti poveracci, che volevano solo abbracciare i loro parenti, oltre ad essere costretti a sorbirsi un concerto dei RETARDED, si sono trovati davanti quattro deficienti vestiti da galeotti anni 50…

Siamo tornati a casa vivi e questo è già un successo.

  • Sapete di essere più fighi oggi (musicalmente e look) che quando eravate una delle tante band con il chiodo e le All Star?

Sì certo, ma siamo all’antica e prima di provarci seriamente devi portarci tutti e 4 fuori a cena.

  • Nati nel 1998 a Voghera e scioltisi nel 2009 per poi tornare nel 2022, come descrivereste l’evoluzione dei RETARDED in tutti questi anni fino a oggi?

In realtà siamo tornati nel 2017 come raccontavo prima, sostanzialmente abbiamo sempre fatto tutto quello che volevamo senza mai pensare ad un ritorno economico o di audience.

Già la vita è fatta di continue mediazioni, se però si continua a scendere a compromessi anche con le tue vere passioni allora sì che è il momento di smettere davvero.

  • Siete tornati da poco dal tour in Giappone: avete esportato il punk di Voghera o importato qualche stranezza nipponica? Cosa vi siete portati a casa da quell’esperienza a parte la nausea da ramen e i vinili introvabili?

Popolo stupendo ed esperienza incredibile! Cantavano i pezzi, erano gasati, si facevano le foto con noi e ci mettevano in braccio i loro bambini immortalando il momento.

Tutto questo con una gentilezza ed un eleganza fuori dal comune. Siamo tornati arricchiti da questa esperienza.

Grazie ancora ai Ratbones che ci hanno dato l’opportunità di vivere tutto questo e a Danny Tanaka per aver organizzato il tour!

  • Tanti tanti live per l’appunto, anche in giro per il mondo. Quale approccio avete verso i palchi oggi rispetto agli inizi della vostra carriera?

Rispetto all’inizio guardiamo un po’ di più alla qualità dello show che offriamo.

Da ragazzini l’importante era divertirsi e poi se si suonava bene meglio ancora, ora diciamo che a 40/50 anni nessuno di noi è contento di fare una figura di merda quindi magari ci impegnamo un po’ di più affinché il concerto venga bene.

Dopo aver suonato ci si lascia un po’ andare com’è giusto che sia.

  • In quanti modi vi hanno detto che il nome della band è “problematico”? Qual è stata la reazione più assurda che avete ricevuto?

Reazioni assurde non ce ne sono mai state. Certo, ci sono i soliti idioti, principalmente dagli States, che si sentono offesi da un nome che nel 1998 non voleva dire un cazzo di niente se non “ragazzini stupidi” e ora invece per loro è la causa dei mali del XX secolo.

Beh, per me vadano a cagare, ho lavorato 15 anni della mia vita come educatore con ragazzi disabili, psicotici e autistici. I cosiddetti matti, i ritardati e credo di aver dato salute e cuore per farli stare bene, migliorargli la vita e rispettarli. Se qualcuno ne vuole parlare seriamente siamo sempre disponibili ma per i paladini di stocazzo non abbiamo tempo. Spiace perché questo nome limita sicuramente i passaggi radio e l’inserimento in molte playlist, pazienza ce ne faremo una ragione E non vedremo più i big money del passato.

  • Il vostro album del 2024 Same As The First è un manifesto ramonescore, con brani come “The Kids Have Gone” e “I Follow My Pride”. Qual è il messaggio che volevate lanciare con queste canzoni?

Principalmente nelle canzoni mettiamo storie personali, di vita, di morte, di lavoro, d’amore, di personaggi strani che incontriamo. Parliamo di gente che ci ha deluso o colpito, esterniamo emozioni raccontando storie: anche se alcuni personaggi sono di fantasia c’è sempre del vissuto reale in tutte le nostre canzoni.

  • Come proseguirà il cammino dei Retarded dopo il buon successo dell’ultimo album?

Con qualche singolo, qualche concerto, qualche tour e un disco nuovo in una galassia lontana lontana.

  • Vi piacerebbe collaborare con band italiane più piccole o emergenti per tour, split o progetti comuni?

Dipende sempre da cosa ci propongono. Rispetto a prima abbiamo molto meno tempo da dedicare ai live, alle registrazioni ai tour etc quindi per forza di cose dobbiamo fare delle scelte e fare quello che veramente vogliamo fare.

Prima era diverso, vivevamo nella stessa città, eravamo ragazzini. Ora c’è il lavoro, le famiglie e mille altri impegni. Si riesce a fare quel che si può ma questo è il mood con cui ci siamo rimessi in moto, ci fa star bene e lo facciamo quando ne abbiamo voglia, se diventa un obbligo il castello cade.

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