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SBÄM: molto più di un festival

L’edizione 2026 dello SBÄM Fest si è appena conclusa, con i leggendari Cock Sparrer a guidare una line-up che ha confermato il festival austriaco come uno degli appuntamenti imperdibili per il punk rock europeo. Ma SBÄM oggi non è solo un festival: è anche un’etichetta discografica, un collettivo artistico e una rete che mette in contatto band, fan e creativi da tutto il mondo. Ne abbiamo parlato con il fondatore, ripercorrendo la storia del progetto, il significato del DIY oggi e il futuro dello SBÄM Fest, senza dimenticare lo spazio che potrebbe avere la scena punk italiana.

Oggi SBÄM è un festival, un’etichetta discografica e un marchio internazionale. Ma se dovessi spiegarlo in una sola frase a qualcuno in Italia che ancora non vi conosce, cos’è davvero SBÄM?

SBÄM è una comunità punk rock globale costruita dai fan per i fan: un luogo in cui musica, arte, amicizia e cultura DIY si incontrano.

 Sei partito dalla grafica e sei arrivato a lavorare con alcune delle più grandi band della scena punk mondiale. Quando hai capito che SBÄM non era più soltanto un progetto DIY, ma qualcosa che stava crescendo “fuori controllo” (nel senso migliore del termine)?

Non c’è stato un momento preciso. È successo gradualmente, attraverso tantissimi piccoli traguardi. Ma quando mi sono ritrovato a lavorare con band che ammiravo da anni e a vedere persone arrivare da tutto il mondo per partecipare allo SBÄM Fest, ho capito che il progetto era andato ben oltre un semplice side project. È stato allora che mi è diventato chiaro che SBÄM era diventato qualcosa di molto più grande di quanto avessi mai immaginato.

Oggi il punk è ovunque, anche in contesti molto più commerciali. Come fate a proteggere l’identità DIY di SBÄM mentre tutto continua a crescere così velocemente?

Per me il DIY non significa rimanere piccoli, ma restare indipendenti nel modo di pensare e nelle decisioni che si prendono. Continuiamo a fare le nostre scelte basandoci sulla passione, sulla fiducia e sul senso di comunità, piuttosto che sulle mode o sulle opportunità di business a breve termine. Finché manterremo questa mentalità, lo spirito DIY resterà intatto, indipendentemente dalle dimensioni del progetto.

C’è una band della line-up dello SBÄM Fest 2026 che, secondo te, rappresenta meglio lo spirito del festival? E perché proprio quella?

Onestamente, la band che rappresenta meglio lo SBÄM Fest è l’intera line-up. L’idea non è mai stata quella di costruire il festival attorno a un solo sound o a un unico headliner. SBÄM è sempre stato una casa per diverse generazioni di fan e artisti del punk rock. Vedere qualcuno scoprire la sua nuova band preferita, ritrovare vecchi amici o conoscere persone arrivate dall’altra parte del mondo: questo rappresenta il festival molto più di qualsiasi nome stampato sul manifesto.

Lo SBÄM Fest è diventato molto più di un festival musicale (arte, skate, tatuaggi e molto altro). Qual è stata l’idea più strana o rischiosa che avete introdotto e che alla fine si è rivelata un grande successo?

Probabilmente l’idea più rischiosa è proprio il festival stesso. Nel contesto attuale, con i costi in costante aumento, organizzare un festival indipendente diventa ogni anno più difficile. Cerchiamo consapevolmente di mantenere i prezzi dei biglietti il più possibile equi e accessibili, anche quando dal punto di vista economico sarebbe più conveniente fare il contrario. È un rischio che ci assumiamo ogni anno, perché vogliamo che lo SBÄM Fest resti un evento a cui le persone possano davvero permettersi di partecipare. Finora la nostra comunità ci ha dimostrato che vale la pena correre questo rischio.

Ti è mai capitato di dover difendere con forza una scelta di line-up che poi si è rivelata vincente? Oppure, al contrario, di pentirti di aver invitato una band?

Ogni organizzatore di festival ha entrambe le storie. Alcune band inizialmente fanno storcere il naso, ma poi regalano performance indimenticabili e diventano tra le preferite del pubblico. Altre, invece, sembrano perfette sulla carta ma non riescono a creare la connessione che ci si aspettava. Fa parte del rischio, e credo che i festival abbiano bisogno anche di questo per continuare a essere stimolanti.

 Cosa pensi del coinvolgimento delle band italiane nel circuito SBÄM e allo SBÄM Fest? Vedi spazio per una presenza sempre più forte della scena punk italiana nei prossimi anni?

Assolutamente sì. L’Italia ha una scena punk rock appassionata e ricca di ottime band che meritano maggiore visibilità a livello internazionale. Abbiamo già collaborato con artisti e gruppi italiani e mi piacerebbe rafforzare ulteriormente questi rapporti. Vedo sicuramente spazio per una presenza ancora più importante delle band italiane nelle prossime edizioni dello SBÄM Fest.

SBÄM è cresciuto enormemente a livello internazionale. Quanto è difficile rimanere coerenti quando ci si confronta con scene e pubblici così diversi tra Europa e resto del mondo?

Ogni Paese e ogni scena hanno la propria cultura, le proprie aspettative e le proprie tradizioni, quindi le sfide non mancano. La cosa straordinaria del punk rock, però, è che esistono valori universali: la comunità, l’autenticità e la passione. Noi ci concentriamo proprio su questi elementi comuni, rispettando allo stesso tempo le differenze che rendono ogni scena unica.

Guardando dieci anni nel futuro, quando ripenserai allo SBÄM Fest, cosa vorresti che le persone ricordassero più di tutto: le band, l’atmosfera o il messaggio che c’è dietro?

L’atmosfera. Le grandi band sono fondamentali, ma ciò che le persone ricordano davvero sono le emozioni, le amicizie e le esperienze vissute insieme. Se, guardandosi indietro, penseranno allo SBÄM Fest come a un luogo in cui si sono sentite accolte, ispirate e parte di qualcosa di più grande di loro, allora avremo raggiunto esattamente l’obiettivo che ci eravamo prefissati.

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