Lo street punk è chiaramente un genere musicale che va vissuto in prima persona e va condiviso a concerti pieni di gente che urla OI! OI! OI! al cielo.
S.H.A.R.P. Milano, per festeggiare i 10 anni di sezione locale di SkinHead Against Racial Predjudice, ha messo insieme 11 gruppi e ha riempito il Baraonda per una serata epica, con musica che è risuonata dalle 7 di sera alle 4 di notte.
Difficile riassumere tutto in una manciata di parole e foto: lascio a Matt Murphys il futuro compito di scriverne i lati più emotivi e condividere foto più personali, come fa sempre dopo uno di questi eventi.
Mi scuso anche con i primi 3 gruppi che ho perso (Mad Pain, Ostile, Scalpo), sono sicuro che vi rivedrò su un palco a breve, ma lo scorso Novembre arrivai al Baraonda alle 18.30 per i primi gruppi della festa dei Sempre Peggio e alla 1 di notte ero scoppiato, abbandonando il posto con ancora 4 band che dovevano esibirsi, e questa volta volevo prendermela più comoda (ma sono comunque arrivato a casa oltre le 4 di notte, a pezzi).
“Grazie” al ritardo di 35 minuti accumulato già fra le prime band, arrivo alle 21.15 proprio mentre inizia Il Complesso, e qui c’è proprio l’incarnazione del concetto con cui ho aperto questo articolo: su disco non sono male, ma dal vivo sono assolutamente magnetici, padroni del palco. Le canzoni sono più potenti, la voce più cattiva, il coinvolgimento del pubblico rende tutto più caldo. “Last One To Die” è un inno da pelle d’oca sentito così, e non vedo l’ora di rivederli al Distruggi La Bassa.
Si prosegue sulla stessa linea di dominanza totale del palco da parte dei Prodotti Locali e i Miners – mi permetto di “unire” i commenti ai loro due concerti perché entrambi sono eroi OI bergamaschi, e se sul palco dei Prodotti Locali salgono tutti i Miners, qualche minuto dopo sul palco è una rappresentanza dei Prodotti Locali ad accompagnare i Miners e insomma è una nuova, ottima scusa per trovarsi tutti con i “gomiti al bancone”. Il pubblico apprezza con cori e pogo, è tutto quel che si chiede in questi casi.
E’ quindi il turno dei padroni di casa, Sempre Peggio sul palco dei Baraonda a soli due mesi di distanza dalla festa per celebrare i loro 10 anni di attività. Paragonati a molti dei nomi che suonano stasera, 10 anni sembrano davvero pochi, ma con grinta, cattiveria e con le canzoni giuste il gruppo milanese si è fatto largo nei cuori di chi li ascolta. Il loro concerto è il più cantato, sudato, pogato e ricco di stagediving. C’è anche il tempo di festeggiare i 18 anni del bassista di Ostile e Mad Pain, e per diffondere il messaggio più potente della serata, quando Martin ci consiglia di non limitarci a ricordare “Quei Nomi”, ma di studiare bene la storia e le azioni degli antifascisti, “perché fra poco toccherà a noi ripetere le loro gesta”.
Dopo un concerto così intenso, gli Iena si trovano in una posizione veramente scomoda – sono amati da moltisimi fra il pubblico (tante magliette sopra e sotto il palco riportano il loro logo), ma è innegabile che il Baraonda si svuoti leggermente per consentire al pubblico di tirare il fiato, e il trio di Firenze Nord non ha un frontman che possa andare a contatto con il pubblico per aizzarlo. Il loro rimane un ottimo concerto, che avrebbe meritato di più.
I Pretesto portano il Metal allo Sharp Fest, e sarebbe tutto bellissimo se non iniziassero a manifestarsi problemi tecnici: il soundcheck si prolunga, quando si parte dopo ogni canzone ci si ferma a chiedere più volume nelle spie, i microfoni iniziano a saltare, un vero e proprio “stop and go” che va ad influire sullo show. Per fortuna il frontman tiene in mano la folla parlando senza interruzione, arrivando anche a proporre un po’ di dialetto canavese e in generale tappando tutti i buchi causati dal reparto tecnico. Quando finalmente partono, la musica è incendiaria.
Con i Lumpen si tocca il disastro tecnico: neanche un lungo soundcheck riesce a sistemare i problemi con le spie, con un ronzio costante che si sente per tutto il concerto e la voce che per oltre metà fatica a sentirsi. Sulla faccia della band si legge la frustrazione di chi si è fatto 1400 chilometri per suonare in queste condizioni alle 2 di notte, faticando a prendere per mano il pubblico. In realtà molti, me compreso, volevano godersi un raro concerto del gruppo di Cosenza, e facciamo di tutto per dare calore al trio. La cover finale di Sloop John B. che si trasforma in un coro da stadio ripaga tutti di tutti gli sforzi, e gli applausi seguono mentre i Lumpen scendono dal palco.
Sono passate le 3 di notte quando sul palco arrivano le Mele Marce, ma il Baraonda sfodera un asso nella manica: appena il gruppo inizia a suonare il locale si riempie di nuovo, non riesco a capire da dove arrivi la gente che inizia subito a pogare e cantare, toccando il picco con La Madonna. Le richieste di “non sento un cazzo nella spia” non bloccano il furore punk che arriva da Reggio Emilia, che chiude un’edizione gloriosa per i 10 anni di Sharp Milano.
La maratona musicale finisce qui, sono state sostanzialmente state 7 ore passate in piedi, a parlare e bere con amici – sulla carta perfetto, ma forse aver sforato di 90 minuti gli orari previsti è stato un po’ eccessivo per la tenuta fisica di alcuni di noi, e voglio dire che l’unico vero lato negativo del fest è che “Non sento niente in spia” è stata la frase più pronunciata sul palco, prima ancora degli auguri a Sharp Milano e dei messaggi di sostegno alla manifestazione di Torino per l’Askatasuna che si stava svolgendo in quello stesso momento. Non è stata colpa dei tecnici, probabilmente con il passare del tempo le attrezzature si sono scaldate fino al punto di fusione, visto che tutti i problemi si sono accumulati verso la fine, però va detto che alcune band ne sono uscite proprio penalizzate.
Un evento come lo Sharp Fest comunque va oltre l’aspetto musicale e comprende anche quello sociale e relazionale: qui è stata una grande vittoria, una grande famiglia si è ritrovata ancora una volta e ha parlato, bevuto, pogato, cantato. Non c’è vittoria migliore.




































Alla grandissima così. La Salute è in voi!!!!
Per me la musica, l’ energia e la fratellanza vanno tutte lì! Siamo nella guerra sociale e fuoco e fantasia saranno sempre gli ingredienti giusti. All’ attacco fratelli???