In occasione dell’uscita di un nuovo singolo, abbiamo fatto due chiacchiere coi MaveriX, terzetto country punk che sta cominciando a farsi apprezzare in Italia ma soprattutto all’estero.
1) Ciao ragazzi. Parlateci del vostro progetto MaveriX.
Hey folks! I MaveriX sono un trio nato nel 2022, un po’ per caso, davanti a una birra. Abbiamo iniziato a trovarci per suonare senza troppe aspettative, giusto per vedere cosa sarebbe successo. Tutti e tre avevamo già alle spalle molte esperienze con altri progetti e parecchi live, ma Nicc era fermo da tempo, Drago suonava un altro strumento, e solo Teo era ancora musicalmente “in forma”. È stato un po’ come tornare quindicenni: ripartire da
zero è stato difficile, ma anche molto stimolante. Quasi subito abbiamo iniziato a buttare giù idee per brani originali, cercando di portare ognuno le proprie influenze e il proprio background. Il risultato? Un sound energico, fresco e sorprendentemente convincente.
Così abbiamo deciso di prenderla sul serio, con impegno e costanza. E a quanto pare, i
risultati stanno arrivando.
2) Il cowpunk è un genere sui generis;, nel senso che è raro trovarlo in giro. Se doveste descriverlo con tre aggettivi, come lo definireste e perché?
Rustico, contagioso e divertente, sia da suonare che da ascoltare! Il cowpunk è un genere di nicchia, ma in realtà nasce dalla fusione di due mondi molto popolari: il punk rock e il country. Questo mix lo rende immediatamente riconoscibile e coinvolgente, quasi come se fosse un genere mainstream travestito da outsider.
3)“I Hate You All“; è il vostro primo singolo uscito dopo l’album di esordio “COWPUNK!”. Il vostro sound risulta più maturo, pur non perdendo di vista le vostre radici: cosa è cambiato in voi, se è cambiato qualcosa, dagli esordi ad oggi?
In questi tre anni abbiamo suonato tantissimo, sia in Italia che soprattutto all’estero. Questo ci ha permesso di sviluppare una forte alchimia e una sintonia che, all’inizio, ovviamente non avevamo. Abbiamo preso confidenza con generi che prima non frequentavamo molto, sia come ascoltatori che come musicisti. Inoltre, abbiamo iniziato a
collaborare in modo più costante con il produttore Andrea “Trix” Tripodi, con base a Londra ma molto attivo anche in Italia con artisti come Bull Brigade, Bambole di Pezza e RUT!. Questo ha sicuramente contribuito a far evolvere il nostro sound.
4) Il power trio è una formula che non si vede più facilmente sulle scene punk (esclusi i
mostri sacri Alkaline Trio, Blink-182 e pochissimi altri): avete mai pensato, anche alla luce
della musica che proponete, di allargarvi ad altri musicisti?
Onestamente no, non ci abbiamo mai pensato. Ci piace il suono nudo e crudo: niente basi, niente trigger, niente sequenze. Solo noi tre e i nostri strumenti. Alcune recensioni ci hanno persino definito “un trio che suona come un quintetto”, e questo ci rende molto orgogliosi. In futuro magari ci sarà qualche collaborazione in studio… ma per ora non possiamo spoilerare nulla!
5) Il vostro sound è influenzato da tutto il movimento psychobilly, penso a band come Horrorpops, Tiger Army, Cramps, ma anche The Bone Machine e Hormonauts: vi rivedete, almeno in parte, in questo movimento e
in queste band?
Ci è già capitato di essere paragonati a band come i Tiger Army, probabilmente perché condividiamo le stesse radici musicali. Conosciamo e apprezziamo il movimento psychobilly, ma non ci sentiamo parte di quella scena in senso stretto. Diciamo che ci ispiriamo agli stessi mondi, ma percorriamo una strada tutta nostra.
6) Quali sono i vostri progetti per l’imminente futuro?
A metà gennaio pubblicheremo il nostro secondo singolo, MaveriX Radio, su cui riponiamo grandi aspettative. Sarà il primo assaggio di un nuovo EP in arrivo a marzo. Nel frattempo, stiamo portando avanti una campagna social molto intensa, con l’obiettivo di farci conoscere sempre di più in Italia e soprattutto all’estero, dove il nostro sound sembra
riscuotere particolare interesse. Naturalmente, tutto questo sarà accompagnato da un’attività live costante, come da tradizione!





