Manduria sa di anguria
Se c’è una categoria di musicisti che mi ha ampiamente scassato la uallera è quella dei tizi da soli con la chitarra e la loop station, una dannazione eterna di segaioli che sovrappongono strati su strati di inutilità chitarristica per far vedere quanto sono bravi a tirare le raspe al manico. Ma ogni regola ha la sua eccezione e fresco come una fetta di cocomero mangiata al caldo d’estate, arriva Manduria. Vestito come la versione Village People di Gigi D’Agostino, sfodera una chitarra Danelectro e una faccia da schiaffi alla Sid Vicious che lo rende irresistibile. Hai presente quella serata in cui volevi rimanere a casa con nessuna prospettiva e nonostante avessi già preparato un cappio sei comunque uscito in macchina con gli amici letteralmente obbligato da qualcuno che ti vuole bene? Ecco, dopo giri e rigiri per quartieri capitate a una festa, entri con l’entusiasmo di Nosferatu fatto di camomilla ma…colpo di scena: ti diverti!
Manduria è questa roba qui, una festa irresistibile, in cui sei trascinato anche senza volerlo. I hate to think, ripete ossessivamente una delle sue canzoni tratta da Bite Me, edito da Wild Honey: saper spegnere la testa ed evitare di pensare è una dote rara; se invece siete come me, malati di overthinking, vi consiglio di non perdere mai l’occasione di vedere Manduria dal vivo ad ogni occasione e lasciarvi trascinare in una festa folle e senza tregua.
Speciale fanzine Punk Rock Raduno: Albe Flamingo ci parla di Manduria
A proposito di Manduria...


