PUNKADEKA FESTIVAL 25th Anniversary

Speciale fanzine Punk Rock Raduno: l’intervista agli Ultimi

Non avranno santi in cielo ma sicuramente tutta l’attitudine necessaria per calcare il palco del Punk Rock Raduno domenica 14 luglio! Ecco la mia intervista agli Ultimi per la fanzine del festival.

Il tema del festival è I Don’t Wanna Grow Up, brano del buon vecchio Tom Waits e coverizzato dai Ramones, band tanto cara al Raduno. O quella dei Descendents, a voi la scelta. Cosa significa per voi I Don’t Wanna Grow Up, sia come band, essendo attivi da più di 15 anni, ma anche come persone?

Significa accettare di andare avanti con gli anni, cercando però di mantenere lo spirito e l’attitudine con cui abbiamo iniziato.
Arrivati ai quaranta (chi più, chi meno), il punk per noi non è evidentemente una parentesi adolescenziale ma un modo di essere che ci accompagna.

Il birrificio Curtense vi ha dedicato una birra, sold out e secondo lotto in produzione mentre parliamo. Punk e birra è un connubio consolidato da tempo, ma trovo sia ancora più bello quando, come in questo caso, punk e birra sono due realtà indipendenti che collaborano. Cosa avete pensato quando vi è arrivata la proposta?

Ne siamo stati entusiasti!
I ragazzi e le ragazze del Curtense ci hanno accolto in maniera incredibile ed è nata subito una bella intesa.
Questa seconda cotta, così come la prima, andrà benefit. Stavolta per la causa palestinese. In questo momento ci sembrava doveroso.

Ho avuto l’occasione di vedervi sia su un palco come quello di Radio Onda d’Urto, che ha ospitato alcune tra le più grandi band punk al mondo, sia in un posto intimo come l’Arci Dallò. Palco piccolo vs palco grande. Come li vivete?

Parliamo spesso di questa cosa tra di noi e la verità è che sono due sensazioni completamente diverse.
Un palco come Onda d’Urto o Villa Ada, con migliaia di persone ti fa dire “Ok, almeno una volta nella vita ho fatto un palco come quello dove suonano i miei gruppi preferiti”. È una bella iniezione di autostima e in più è divertente. Senti tutti gli strumenti benissimo, puoi muoverti liberamente e lasciarti trasportare da quello che stai suonando.
Il palco piccolo invece, soprattutto in questo nostro momento come band, ti da il senso di dove veniamo. Quando suoni davanti a 100 persone ammassate che ti sudano sull’amplificatore e che cantano dal primo all’ultimo pezzo all’unisono, ti ricordi che sei parte di qualcosa che è nato prima di te e che ti sopravvive. Che il punk e l’hc sono la nostra casa. I concerti così ti lasciano un segno. Te li ricordi a distanza di anni.

Se gli Ultimi fossero un film, quale film sarebbero?

Domanda difficile. Sicuramente ci piacerebbe essere Novecento di Bertolucci (Il finale di “Tre volte dieci” ne è un estratto) o magari Taxi Driver. Volando meno alti, forse siamo un bel film sulla provincia come Ovosodo o, per restare in casa, Margini.

Vi lascio con un’ultima domanda. La band o l’album che vi ha cambiato la vita e che ancora oggi vi fa battere il cuore, e invece una band nuova/attuale che ci consigliate di ascoltare.

Alessandro P:
Bouncing Souls “Anchors Aweigh”
Stiglitz

Maurizio:
The Clash “The Clash” 1977
Sacro Cuore e Stiglitz

Roberto:
Social Distortion “White light, White Heart, White trash”
Minus Hero

Alessandro C:
Ramones “It’s Alive”
La Croce e The Cheapheads

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